La fine del mondo è un’altra storia – Barbara Serdakowski

La ragazza camminava tranquillamente sulla spiaggia, no, su una strada asfaltata bordata di cespugli di pungitopo, no, di lauro. Era bella, slanciata, giovane e attraente, no, sì. I suoi passi, come tutti quelli di giovani donne sicure di loro stesse, sapevano esattamente dove la portavano: uno per uno, coscia dopo coscia, polpaccio dopo polpaccio. I tre pulitori di vetri sospesi con delle corde lungo un edificio riflettente, no, i tre spazzini, dai visi tumefatti, dal sorriso sdentato, dai guanti sproporzionati, sogghignarono grassamente al suo passaggio fresco. Infatti il passaggio di tale giovane donna è sempre accompagnato di brezza, da freschezza, da un effluvio d’acqua di rosa o di lavanda. Era primavera, no estate.

La testa alta sul collo gracile, i seni flessuosi e circolari, le anche snelle dalle mutandine, quelle invisibili, ondeggiavano lestamente, poteva essere diverso? Aveva alla punta delle dita, dei petali color cipria perfettamente ovali e una bocca a ciliegia matura in forma di bacio leggermente plissettata e poi dei capelli biondi, no, castano chiaro, no, rossi, fulvi piuttosto, di una lunghezza mediana, che formavano deliziosi boccoli soffici attorno al suo visino triangolare, no, a forma di cuore. Camminava dunque di un buon passo, poi, entrò in un edificio, sì, l’ascensore-sesto piano-chiave-specchio-letto: l’amante.

– Vuoi del latte?
– No, del succo di mela.
– Non ne ho. Whisky?
– No grazie, un bicchiere d’acqua.
– Imbevibile.
– Perché?
– Non lo so, da stamattina il rubinetto non fa altro che sputare fuori rane, una dopo l’altra.
– Delle rane? Sei sicuro?
– Ma se te lo dico!
– Sì, sì, va bene, ti credo, chiedevo solamente se sei sicuro che sono rane?
– E cosa allora?
– Sei sicuro che non ci siano anche dei rospi?
– Ahahah! Tu credi che ho guardato?
– Parlo seriamente.
– Va bene, va bene, vai a vedere tu stessa, sono nella vasca da bagno…ma fammi un piacere, perché non ti svesti prima? Mi piace vederti camminare nuda!

Lei non aveva un granché, un vestito di cotone, delle mutandine invisibili e dei tacchi a spillo, no, dei sandali indiani. Si tolse tutto, particolarmente il tatuaggio che depositò teneramente sulla punta del pene irrigidito del suo amante accompagnando il gesto con un battito di braccia, no, sì. Lui pensò ad un angelo, no, una colomba.
Scivolò roteando su se stessa fino alla stanza da bagno e poi hop! Sbatté la porta, no, la chiuse delicatamente, lanciando un ultimo sguardo scintillante di malizia.

Silenzio… L’amante si alzò, si grattò la testa, no, la schiena, camminando ed aprì il battente di volata. Lei era lì, in mezzo alla vasca, avvinghiata a un vichingo, no, ad un giovane principe moro, le cui gambe, ancora batraciane, stavano prendendo forma. Si fissavano negli occhi, i loro corpi focosi in unisono. L’amante fece:

– Oh…!

Loro lo guardarono di modo distaccato e pouf!, scomparvero cambiando storia. L’amante seppe subito che era la fine del mondo. Tutto divenne nero, no, bianco latteo, e lui si scancellò trascinando con se l’appartamento, l’edificio, la strada, i lauri, gli spazzini… Tutto si ripiegò velocemente su se stesso.

 


Bio – Barbara Serdakowski:

Nata in Polonia nel 1964, ha vissuto in Marocco per poi emigrare nel 1974 in Canada. Vive a Firenze dal 96. Scrive in italiano dal 99. Cittadina canadese laureata in lettere e traduzione all’Università Concordia, Montreal.

Raccolte poetiche.: Senza verbo, Lietocolle 2017. Poesie multilingue Così nuda, Ensemble, Roma, 2012, La verticalità di esistere linearmente, Firenze, 2010 e due romanzi: Katerina e la sua guerra, Robin Edizioni, Roma 2009, e Gli aranci di Tadeusz, Ensemble, Roma, 2018 (ha vinto la borsa di scrittura del Canada Art Council) e il 1° posto narrattiva edita del XI premio Navarro a giugno 2019, Sambuca di Sicilia.

Gli aranci di Tadeusz è disponibile su Amazon.

È presente in diverse antologie.

Suoi materiali sono stati pubblicati sia in riviste italiane che estere nonché in diversi siti letterari e quest’anno in Canada: The Polyglot e la rivista Europea: TRAFICA EUROPE 14.

Ha vinto diversi premi in concorsi letterari sia per gli editi che gli inediti. Per la natura translingue e poliglotta il suo lavoro poetico è stato spesso oggetto di interesse e studi per saggi e tesi di dottorato.


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