Il vascello fantasma – Manuela Corsino

Jessica Burt, patologa al St. Gregory’s Hospital di Tampa, si godeva il tepore del Sole primaverile mentre suo figlio Nicholas giocava sul bagnasciuga. Era stata una settimana piuttosto dura. Bill Carver, suo collega da più di dieci anni, si era appena sposato e a lei era toccato fare turni di lavoro doppi per un’intera settimana per riuscire a sostituirlo. Ora che Bill era finalmente rientrato, Jessica poteva godersi un meritato pomeriggio di relax in compagnia del figlio. Sdraiata sulla sabbia si stava assopendo quando all’improvviso udì Nicholas gridare «mamma, mamma! Presto, vieni a vedere! Ci sono i pirati!»
Jessica con uno scatto si mise seduta e, schermandosi gli occhi con la mano, guardò nella direzione indicata dal figlio. Vide una nave che ondeggiava a pochi metri dalla riva, ma la cosa che più la meravigliò non fu la vicinanza alla spiaggia bensì il fatto che si trattasse di un veliero a tre alberi, come quelli che si vedevano nei film dei pirati. Il vascello ondeggiava placidamente sull’acqua cullato dalle onde. A bordo nessun segno di vita. Sull’albero centrale, nel punto più alto, sventolava una bandiera nera con al centro un grosso teschio.
In un attimo la spiaggia si riempì di curiosi attratti dall’insolita apparizione. Mezz’ora dopo dal mare sopraggiunse una motovedetta della guardia costiera, che si fermò di fianco al vascello. Alcuni uomini in divisa sbarcarono e iniziarono la loro perlustrazione.
A quel punto Jessica decise che era ora di tornare a casa. Raccolse le sue cose e insieme a figlio si avviò verso l’auto. Appena entrarono in casa, Nicholas si precipitò in salotto e accese la TV, sintonizzandola sul notiziario delle diciotto. Apparve il volto sorridente di Jack Norman, giornalista della CNN, che stava giusto informando i telespettatori circa il ritrovamento del misterioso veliero “secondo fonti attendibili sembrerebbe che a bordo del vascello fantasma, come è stato ribattezzato il misterioso veliero apparso questo pomeriggio a pochi metri dalla spiaggia di Sarasota in Florida, siano stati rivenuti quindici cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Non si conoscono ancora le cause della loro morte, né si conosce la provenienza del veliero. L’elemento più strano della vicenda è che sembra che le vittime indossassero tutte vestiti risalenti almeno a due, trecento anni fa. Per ora è tutto. Vi daremo ulteriori aggiornamenti nel notiziario delle 21.00. Vi auguro una buona serata.”
Mentre Jessica rifletteva sul mistero del vascello fantasma, il suo telefono squillò. Lesse il numero sul display. Era Bill. «Spero tu abbia un valido motivo per disturbarmi il mio primo giorno di vacanza. Ti ricordo che ho staccato solo dodici ore fa, qualora te ne fossi già dimenticato!»
«Sai che non ti chiamerei se non si trattasse di un’emergenza. Hai sentito del vascello fantasma?»
«Certo! Mi trovavo sulla spiaggia con Nicholas quando è apparso da nulla»
«Ho appena ricevuto una telefonata dal capo. Mi ha dato ventiquattro ore di tempo per effettuare l’autopsia sui quindici cadaveri rinvenuti a bordo e consegnargli un rapporto dettagliato sulla scrivania. Mi dispiace, Jess, ma non avevo scelta. Non posso farcela da solo. Devi rientrare»
«Maledizione! Ho promesso a Nicky che lo avrei portato allo zoo questa sera!»
«Mi dispiace, ma credo che lo zoo dovrà aspettare. C’è qualcosa di molto strano in tutta questa faccenda. In ospedale sono arrivati dei tizi dell’Istituto Epidemiologico di Boston. Credo temano una pandemia o qualcosa di peggio»
«Ho capito. Il tempo di farmi una doccia e di portare Nicholas da mia madre e sono lì. Ci vediamo dopo»
Alle 20.30 Jessica parcheggiò la sua auto nella zona riservata ai dipendenti. Raggiunse il reparto di Medicina Legale e, dopo aver indossato il camice e la mascherina, raggiunse Bill in sala operatoria.
Il collega la accolse con una certa trepidazione «vieni a vedere Jess. Non ci sono ferite, né segni di traumi. Sembrerebbe siano tutti morti per cause naturali»
«Tutti e quindici insieme? Mi sembra un po’ strano, non trovi? Qualcosa deve pur averli uccisi!»
Jessica si avvicinò al corpo steso sul lettino. Nonostante fosse abituata a trattare coi cadaveri ebbe un moto di ribrezzo nel dover esaminare quel corpo, colonizzato da ogni specie di parassita, che a prima vista sembrava essere morto da un pezzo. La pelle ricopriva solo parzialmente lo scheletro lasciando scoperte, in più punti, le ossa ingiallite. Dal cranio, appese a sparuti lembi di pelle, pendevano qua e là lunghe ciocche di capelli grigi. Le orbite degli occhi erano vuote. Jessica esaminò l’interno della bocca, rimasta semiaperta, e constatò che la vittima non aveva neppure un dente.
«Ehi Bill! Hai mai visto niente di simile? E queste piccole macchie scure sulle gengive? Sembrano emorragie. Hai già guardato gli altri?»
«Sì, e da una prima analisi direi che sono tutti nelle stesse condizioni. Niente ferite, niente traumi. Nessun dente e ossa particolarmente fragili. Guarda…» le disse spezzando una tibia con evidente facilità.
«Sembrano sintomi dovuti alla mancanza di vitamina C. Direi che siamo davanti ad un caso di scorbuto»
«Scorbuto?! Nel ventunesimo secolo?»
«Hai una teoria migliore?»
«Al momento no, purtroppo. Propongo di procedere con le autopsie. Dopodiché vedremo»
Bill e Jessica lavorarono ininterrottamente per tutta la notte sezionando quello che rimaneva dei cadaveri ed esaminandone ossa e tessuti al microscopio. Quando terminarono di analizzare l’ultimo corpo, Bill dovette ammettere che l’ipotesi di Jessica era la più fondata «avevi ragione tu. La perdita dei denti, le tracce di emorragie diffuse… Questi poveretti sono morti di consunzione dovuta a scorbuto, ma c’è qualcosa che ancora non mi quadra»
«Perché non chiediamo il permesso di salire a bordo del vascello? Potremmo scoprire qualcos’altro, che ne dici?»
«Dico che è da quando sono bambino che sogno di salire su un vascello fantasma!»
«Bene, allora io chiamo il capo per farmi rilasciare un’autorizzazione mentre tu prepari tutta l’attrezzatura»
«Agli ordini capo!» acconsentì Bill scattando sull’attenti.
Dopo una frugale colazione Bill e Jessica si recarono al porto di Tampa dove il vascello era stato ormeggiato. Mostrarono la loro autorizzazione al poliziotto di guardia che li lasciò passare. Trascorsero l’intera mattinata a bordo del relitto, in cerca di indizi che potessero far luce sul mistero. Non trovarono nessun giornale di bordo, né effetti personali che potessero aiutarli ad identificare le vittime. Dalla mancanza di apparecchiature elettroniche dedussero che doveva trattarsi di un veliero antico, forse un pezzo da collezione. L’arredamento era decisamente spartano. A bordo non vi era neppure un bagno. Nella stiva trovarono una ventina di materassi maleodoranti allineati per terra. Bill disse alla collega che la maggior parte dei cadaveri era stata rinvenuta proprio lì, come se la morte li avesse sorpresi nel sonno. Dopo una breve ispezione si spostarono nella cucina dove, in un barile di legno, trovarono del sale misto a residui che dall’odore sembravano pesce avariato.
«Bill, hai notato che a bordo non c’è neppure una radio, né un telefono cellulare? Sembra di essere tornati nel Medioevo»
«Sì, e se non fosse per i cadaveri, giurerei che questa nave ha almeno trecento anni. Tu che ne pensi?»
«Penso sia tutto molto strano. Le vittime non possono essere morte da più di quattro, cinque mesi al massimo. Forse queste persone hanno noleggiato il veliero per una festa in maschera o per un viaggio avventuroso sulle orme di Jack Sparrow»
«Ho visto che sul timone è inciso un nome. Mary Jane. Credo sia il nome della nave. Posso chiamare mio fratello Rudy a Los Angeles e chiedergli di effettuare una rapida ricerca. Rudy è un mago quando si tratta di scoprire qualcosa»
«Va bene. Poi però ce ne andiamo. Ho promesso a Nicholas di tornare a casa per cena»
L’indomani mattina Jess arrivò in ospedale alle 8.00. Aveva dormito poco e male «ci sono novità?» chiese a Bill varcando la porta dell’ufficio.
«Ho appena ricevuto un fax da Rudy. Dice che il nome Mary Jane potrebbe corrispondere ad un veliero a tre alberi costruito nel cantiere di Birmingham e varato il 7 maggio 1715. Il vascello fu assalito dai pirati durante il suo primo viaggio verso la Virginia. Da allora sembrerebbe che i pirati se ne siano serviti per assalire i galeoni spagnoli che navigavano nel Mar dei Caraibi. La Mary Jane sarebbe poi misteriosamente scomparsa nell’inverno del 1723 durante un viaggio verso il Nord America. Nessuno ha mai scoperto che fine fecero il vascello e il suo equipaggio fino alla primavera del 1840 quando Sir Robert Duval, capitano di una nave battente bandiera inglese, sostenne di aver avvistato, al largo della calotta artica, un veliero a tre alberi che corrisponderebbe alla descrizione della Mary Jane. Duval dichiarò che il veliero era incastrato in mezzo ad un’enorme lastra di ghiaccio e che sarebbe stato estremamente pericoloso per lui e il suo equipaggio tentare di raggiungerlo. Qui dice anche che il capitano avrebbe sparato alcuni colpi di carabina in aria per vedere se c’era qualcuno a bordo del veliero, ma non ricevendo risposta, se ne sarebbe andato pensando che fossero tutti morti e che non valeva la pena rischiare la vita dei suoi uomini per recuperare dei cadaveri. Così Duval abbandonò il veliero al suo destino e fece rotta verso l’Inghilterra. Non dice altro» concluse Bill.
«Quindi adesso il vascello ha un nome e una storia. Credi sia possibile che il veliero sia rimasto incastrato in mezzo al ghiaccio per quasi tre secoli?»
«Penso di sì. Il surriscaldamento del pianeta potrebbe aver favorito lo scioglimento del ghiaccio che aveva intrappolato la Mary Jane e la nave, una volta libera, potrebbe essere andata alla deriva per centinaia di chilometri fino ad arenarsi sulla spiaggia di Sarasota»
«E i cadaveri? Come li spieghi? Quegli uomini non possono essere morti da molti mesi… e comunque non da tre secoli!»
«Congelamento!»
«Cosa?»
«Hai capito bene. Congelamento. Riflettiamo… la Mary Jane stava veleggiando verso Nord. Gli uomini dovevano essere a bordo da chissà quanto tempo e per carenza di vitamina C si sono ammalati di scorbuto»
«questo spiegherebbe la perdita dei denti e le emorragie gengivali» proseguì Jessica.
«Sì» confermò Bill «e anche la fragilità ossea. Ad un certo punto del suo viaggio, la Mary Jane deve essere stata sorpresa da una tempesta che l’ha portata fuori rotta, molto più a nord di quanto i pirati potessero immaginare. A quei tempi non c’erano radar né gli strumenti di cui disponiamo oggi. Probabilmente quegli uomini non si sono neppure accorti di essere in mezzo al ghiaccio fino a quando sono rimasti incastrati e a quel punto non c’era più niente da fare. Sono morti per assideramento. Lo scorbuto li aveva già indeboliti e ha contribuito ad accelerare la loro fine»
«E poi» aggiunse Jessica «per via del freddo intenso i loro corpi si sono ibernati ed è per questo motivo che i cadaveri si sono conservati così bene per tutto questo tempo. Il deterioramento dei corpi deve essere iniziato più o meno quando il vascello si è liberato dal ghiaccio»
«Caso risolto! Credo che a questo punto non ci resti che chiamare il capo e spiegargli tutto»
Nei giorni successivi la Mary Jane venne ripulita e portata al Museo Navale di Newport in Virginia. I quindici corpi vennero sepolti nel cimitero pubblico di Tampa.
Jessica Burt poté finalmente trascorrere una giornata allo zoo con il figlio. Bill invece rimase in ufficio a compilare un accurato rapporto nel quale spiegava in che modo lui e la sua brillante collega avevano risolto il mistero del vascello fantasma.

 


Bio – Manuela Corsino:

Ho 48 anni e vivo in provincia di Brescia con mio marito e due figli. Da anni lavoro nella Pubblica Amministrazione a diretto contatto con una moltitudine variegata di persone, che offre stimoli e spunti quotidiani alla mia fantasia di scrittrice. Bastano pochi ingredienti per creare una storia: uno sguardo attento a quello che ci capita attorno, condito con un po’ di fantasia e con una buona capacità narrativa.

La scrittura è la mia valvola di sfogo. Scrivo per rilassarmi, per scrollarmi di dosso una giornata troppo faticosa, per essere chi voglio, dove voglio, quando voglio. La fantasia non ha limiti, la vita reale purtroppo sì. Ci sono persone che ballano, che cantano, che suonano uno strumento… Io scrivo.

Pubblicazioni: alcuni miei racconti sono pubblicati in antologie realizzate in occasione di premi letterari. Nel 2017 ho auto pubblicato “La Bottega del libraio” un romanzo per bambini che racconta di un viaggio a ritroso nel tempo.


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