Atarassia di un uomo comune – Candidato D’Onore

Candido Donatore apprese la notizia così, quasi per caso.
Ogni mattina, molto presto, mentre rassettava il letto prima di andare al lavoro, era solito poggiare il vecchio tablet ritto sul comò e, a seconda dello stato d’animo in corso, guardava – o meglio sentiva – quello che passava sulla piattaforma web di Youtube.
Candido era un tipo curioso e si interessava a qualsiasi cosa, senza alcuna preclusione di sorta. Le modalità con cui decideva di navigare in quell’oceano di videoclip erano governate dal sentimento che lo pervadeva nel momento in cui iniziava quella sua faccenda quotidiana. Ascoltava prevalentemente musica: ora le sigle dei cartoni animati, ora i Beatles, ora Mozart. A volte gli capitava di fermarsi rapito davanti al monitor, dimenticandosi di lenzuola e cuscini. Altre volte smanettava insoddisfatto saltando dalla sezione “Home” – dove indicativamente trovava ciò che gli proponeva l’algoritmo dell’applicazione sulla base delle sue precedenti ricerche – alla sezione “Tendenze”, in cui si teneva conto dei filmati più popolari tra gli internauti in quel determinato periodo. Più spesso accadeva che a decidere fosse una sinapsi del tutto casuale scoccata tra due neuroni altrettanto casualmente saliti al potere nella sua mente centrifuga. Oppure, banalmente, poteva fissarsi per diverse volte consecutive a sviscerare un argomento che magari non conosceva affatto e di cui voleva sapere tutto per poi sfoggiare la propria erudizione la sera al bar con gli amici. E così era possibile che seguisse operazioni di asportazione di polipi da cavità nasali, commenti su partite di calcio nelle più disparate lingue, misteri irrisolti relativi agli antichi Egizi, complotti inerenti tragici avvenimenti passati.
Quella settimana Candido si sentiva terrapiattista ovvero, per chi non avesse dimestichezza con il termine, un individuo che non crede alla sfericità del nostro pianeta. Nella rete c’è anche questo.
Candido era per indole un bastian contrario, un salmone che risale la corrente. Più semplicemente, però, si sentiva investito della carica di «promoter dei» che un tempo nella Chiesa Cattolica aveva il compito di trovare ostacoli acciocché il candidato non fosse eletto santo. Una figura del vecchio diritto ecclesiastico, quella dell’avvocato del diavolo, che sebbene sovente andasse contro il comune senso popolare, in realtà doveva togliere qualsiasi dubbio pendente sulla causa di canonizzazione di una persona che aspirasse all’onore degli altari. In egual modo egli, che in certi momenti avrebbe messo in dubbio anche se stesso, credeva che si dovessero contestare persino gli assiomi acquisiti, anche che due più due fa quattro. Era un compito antipatico ma secondo lui qualcuno doveva pur farlo.
Non si sa neanche quanti video su questo tema guardò in quei giorni. Per lui era diventata un’autentica ossessione. «La Nasa è un’invenzione istituita per soggiogare l’America e il mondo ed è stata creata per distrarlo dalla guerra in Vietnam», «Walt Disney e Kubrick, che rappresentavano l’intrattenimento, collaborarono con gli ingegneri dell’ente spaziale», «la Luna non è mai stata raggiunta dall’uomo», «le Fasce di Van Allen che circondano la Terra non avrebbero mai permesso l’attraversamento di oggetti e tanto meno di persone», «il simbolo dell’Onu che, per come è raffigurato rappresenta la Terra piatta, è un tentativo di illuminare un ristretto numero di persone o addirittura una presa in giro del popolino» furono solo alcune delle centinaia di teorie che rapirono l’attenzione di Candido. E man mano che andava avanti queste affascinanti idee lo convincevano sempre più. In particolare, fra i vari vloggers che affrontavano questo genere di argomenti, più di tutti lo irretiva un sedicente professore tedesco di astrofisica, dal fantomatico nome d’arte de «L’Ineffabile Prof. Goose A. Urn», il quale, cacciato per le sue teorie dalla comunità scientifica internazionale, aveva scelto internet come ideale Speakers’ Corner. Dei suoi 627 seguaci la grandissima parte erano suoi detrattori e la pressoché totalità rideva e si beffava delle sue ipotesi. Ma a lui poco importava: andava avanti nonostante i commenti fossero paragonabili a degli sputi virtuali. Sosteneva:
«E’ evidente, nevvero, la Terra è una distesa piana!»
«Ah ah ah, io rido di un siffatto sistema planetario. Noi che ruotiamo attorno al sole? Mi fanno un baffo simili corbellerie. La logica e l’osservazione mi conducono per altri sentieri. L’uomo è il vero centro dell’universo.»
«Copernico, Galileo, Keplero non erano che simpatici sacripanti, dei guasconi, degli smargiassi!»
Il tutto detto con eleganza e un brillio negli occhi che non si capiva se si trattasse di entusiasmo o di pura pazzia.
Candido guardò ogni filmato del professore con avidità. Erano tanti e a cadenza giornaliera, a volte postava anche due, tre o finanche quattro videoclip al giorno. L’ultimo datava una settimana prima e poi il niente.
«Ho studiato la volta celeste e ho da comunicarvi una significativa notizia: la cupola che ricopre la nostra amata Terra cadrà molto presto. Ho effettuato ogni calcolo più volte e so che quello che voi chiamereste meteorite ma che in realtà è del semplice intonaco azzurrino, crollerà sul nostro mondo, terminando la razza umana esattamente fra due settimane a partire da… ora! Poffarbacco, ciò è oltremodo disdicevole, ne converrete con me. Vi saluto. Potrò finalmente occuparmi delle mie petunie.» Non disse niente di più, niente di meno. Il filmato si chiuse con venti minuti di inquadratura della scrivania vuota del professore, andato via di tutta prescia.
Meno sette.
Candido, fra sé e sé, ragionò sul fatto che rimanessero solo sette giorni di tempo prima che si potesse verificare la probabilissima incompiutezza di quella funesta profezia. Durante i suoi 47 anni aveva assistito a numerose fini del mondo, tra comete che avevano lambito la Terra passandole a milioni di chilometri di distanza, ingenti sciagure profetizzate da Nostradamus e poi reinterpretate in maniera diversa, bachi di fine millennio, calendari Maya quanto mai pessimistici oppure apocalissi solo annunciate quindi posticipate dai Testimoni di Geova. Candido vi aveva fatto il callo e così presto scordò anche l’infausto filmato del professore.
Meno cinque.
Trascorsero due giorni e il Nostro, tra lavoro e uscite con gli amici, aveva vissuto la sua routine diaria in tutta tranquillità, pensando come pensa chi ha un lungo futuro davanti. O per lo meno crede di averlo. Quella sera, però, tornato a casa, mentre si apprestava a coricarsi, ebbe un fugace pensiero al prof. Goose A. Urn, ripromettendosi di dedicare cinque minuti del mattino successivo alla visione del blog del luminare tedesco.
Meno quattro.
La notte trascorse tumultuosa. Candido si risvegliò in un letto umidiccio, come se avesse sfebbrato. In verità quello era il modo che il suo inconscio aveva scelto per mettersi in comunicazione con lui. Gli incubi che avevano popolato il suo sonno riguardavano aerei ed elicotteri precipitati, palazzi crollati, macerie ovunque. Il tutto in un silenzio irreale, inesistente nel nostro mondo. La mattina Candido non fece quello che si era riproposto la notte prima. Non navigò in internet. Visse quel giorno come gli altri, ma con un sottile dolore, una malinconia di sottofondo che lo accompagnò ad ogni suo passo.
Meno tre.
«E se l’Ineffabile Prof. Goose A. Urn avesse ragione? Se davvero tutto finisse fra tre giorni?» si chiese Candido dopo un’altra nottata agitata da visioni apocalittiche. Nonostante ancora non credesse alla prospettata sventura incombente sull’umanità notò che in quei giorni tutti i capi di stato e i personaggi più ricchi e famosi erano spariti dai notiziari e dal gossip, sostituiti da informazioni effimere ed insignificanti ma molto seguite. «L’informazione globale sta usando degli specchietti per le allodole» pensò. «Chi sa ciò che realmente accade sta cercando di salvarsi!».
Meno due.
Come un tarlo che lentamente scava il legno e piano piano ne compromette la solidità, il ricordo del filmato del prof. Urn, l’atmosfera cupa successiva alla leggerezza con cui aveva dato l’annuncio della fine del mondo, minarono la tranquillità di un uomo, Candido, che aveva fatto della consuetudine il suo rifugio sicuro. Lentamente l’ansia si impadronì di lui. «Ammesso che il messaggio del professore si avverasse cosa dovrei fare da qui alla fine? Leggere un libro? Lanciarmi con un paracadute come ho sempre sognato? Dire alla signorina Adalberta quello che veramente provo per lei?»
Meno uno.
Pianti, agitazione, tachicardia, mancanza di respiro e panico furono il sistema operativo di Candido per tutta la giornata. La frenesia di voler fare ogni cosa avesse sempre rimandato lo portarono a bloccarsi di fronte al pensiero della morte.
Zero. Giorno X.
La rassegnazione e infine l’accettazione dell’eventuale disgrazia permearono Candido fino all’ultima cellula. Mentre il resto del mondo non fece caso a quell’allarme così ignorato o schernito, lui scelse di credervi. Quando ormai anche la lancetta dei minuti del suo orologio si accingeva a ruotare inesorabilmente verso quella porzione di quadrante indicata solo due settimane prima dall’Ineffabile, Candido si trovava sdraiato in un campo verde d’erba, quasi impaziente di attraversare quel passaggio che noi tutti prima o poi varcheremo. L’attesa fu vana. Non fu quello il momento, nemmeno quello, deputato alla fine del mondo. Certo da lì in poi l’uomo di mezz’età scelse di non farsi più sopraffare dalla routine. Prese il suo cellulare:
«Pronto, signorina Adalberta? Le andrebbe di prendere un caffè con me?»

 


Bio – Candidato D’Onore (Antonio Cordedda):

Sono nato a Sassari, città a misura d’uomo, in cui vivo facendomi gli affari miei. Rispetto gli altri e chiedo il medesimo rispetto. Odio i social network e detesto il telefono. Preferisco usare uno pseudonimo perché così posso scrivere in libertà. A giugno, con il mio vero nome, ho vinto un concorso letterario per un mio racconto e ciò mi rende oltremodo orgoglioso, soprattutto in virtù del fatto che scrivo da poco più di un anno. Ho diverse pubblicazioni.

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