Livyatan – Francesco D’Agostino

Sul ponte della nave nel pieno della tormenta, il forte vento frusta l’acqua salmastra sul mio volto. Il cielo carico di nuvole grigie ed il mare plumbeo, burrascoso, si mescolano senza una forma definita e nel caos non si colgono i contorni. Gli spruzzi violenti d’acqua procurati dalle onde, sbattono violenti sulla prua che beccheggia pericolosa e investe tutta la coperta. Ho lasciato alle mie spalle la terra ferma in pieno regime di guerra. La guerra civile ha mietuto le molte vittime, ed io non riesco per nulla ad attribuire un nobile significato in mezzo a tanta sofferenza e morte. Nell’impotenza di reggere l’orrido disordine sono fuggito su questa nave, che attraccherà ai piedi dei piloni galleggianti della piattaforma marina.
Essa sarà l’altra stazione di partenza per il viaggio finale che mi condurrà negli abissi. Il viaggio iniziatico fatto di dure prove e fatiche, percorso che richiederà molto coraggio, forza di volontà; e, bisognerà superare i mostri della dimensione interiore: laddove si vorrà raggiungere la città sommersa di Livyatan. La città dei mistici laici: lì in ultimo, starò al sicuro e in pace. Livyatan è una piccola metropoli abitata da gente speciale, dalle fedi diverse ma regolata da un’unica ragione: il volere mantenere la pace e l’ordine sociale.
Gli edifici sono imponenti, si ergono pienamente incrostati di corallo e madrepore. Protetta dall’enorme cupola di vetro che resiste all’altissima pressione, gli abitanti osservano dal basso verso l’alto le infinite creature luminescenti che formano il singolare firmamento dinamico. Costellazioni in continuo movimento, guizzi di luce che si accumulano e repentini si espandono per poi cadere in una fitta pioggia di meduse multicolori. Fenomeni visibili solo per i pochi che vivono nel profondo abisso del mare.
Silvia, nel darmi il bacio sul molo delle partenze, stavi rassegnata, rimproveravi il mio mancato amore nei tuoi confronti e, nel leggero gesto di schermire la mia stretta mi dicevi amara:
«Tuttalpiù forse mi vorrai solo del bene. Vigliacco, insegui sempre i tuoi sogni, le avventure e mi abbandoni sempre nel momento del bisogno!»
Silvia, tu lo sai che questa verità mi fa stare molto male. È vero, si può volere bene tutto e chiunque ma, l’amore e tutt’altra cosa ed io non so veramente cosa sia. Credevo di conoscerlo. Un sentimento forse troppo alto per me, tanto da convincermi di non poterlo né donare né ricevere? Mi rigetti delle colpe che mi feriscono, ma non potranno aiutarmi a cambiare! Uno scossone d’acqua oltre a bagnarmi mi fa sobbalzare sulla paratia. Nel sostenermi lungo il corrimano di legno, leggo una frase incisa da un autore sconosciuto. “L’esperienza della paura apre la via della sapienza”.
Ed io sono allo sbando. La frase non viene a chiarirmi nulla sul mio stato d’animo, mi sento svuotato e come questa nave sballottata dalla potenza del mare, anch’io confuso, sono in balia del disordine interiore. Il sentimento di colpa deflagra dentro la mia coscienza e le parole di quella frase, non le controllo, incomincio a scandirle continuamente parola per parola nella mia mente. Neanche capisco perché lo faccio. Il suono di esse già mi martella in testa. Risuonano come degli squilli di tromba insopportabili, mi sento quasi d’impazzire. Il suono forte ed acuto si trasforma nella tua voce e sento le tue urla provenire dal mare:
«Aiutami sono qui prigioniera!»
Ed io: «Silvia qui dove?!»
Ti distinguo in mezzo all’acqua. Volteggi tra la spuma e l’impeto dell’onda, d’improvviso il tuo corpo giganteggia nel prendere le sembianze di un enorme serpente marino. Sinuosa, immensa, sparisci tra i flutti e riemergi nell’effettuare una larga spirale. Con le braccia tese ed il volto supplicante mi urli ancora:
«Vienimi a salvare! Gettati e tirami fuori dalle acque!»
Salgo sul parapetto e mi sostengo ad una fune, terrorizzato ti tendo la mano ed urlo:
«Silvia avvicinati più che puoi a me!»
Il corpo del serpente esegue delle potenti giravolte, sfida la forza del mare ed apre davanti a me un ampio gorgo ribollente. Lei viene risucchiata dentro la cavità del vortice e sempre con le braccia tese mi urla disperata:
«Vigliacco! Mi vedi in pericolo e non ti getti per salvarmi?!»
Ero in procinto di tuffarmi e mi accorgo che il suo volto d’improvviso si fa severo, si trasforma in una maschera d’odio, risale veloce dal gorgo e si trasforma in un orribile mostro. Maestoso s’innalza nel mostrare minaccioso le fauci, i denti aguzzi. Il corpo spaventoso è ricoperto dalle scaglie metalliche, scintillanti, urta e sfrega lungo la carena della nave nel procurare il rumore sinistro ed assordante.
Dalle sue narici escono spruzzi di acqua fumante e un fetore mefitico avvolge tutta la nave. Si scaglia nel cercare di divorarmi, faccio in tempo dalla mia posizione in bilico di schivarlo cercando di cascare di spalle. Cado e sbatto con violenza la schiena all’interno del ponte. I suoi lunghi denti affilati riescono di striscio a ferire il mio braccio sinistro ancora proteso, bloccandosi nella morsa a vuoto ad azzannare e raschiare la parte superiore della paratia.
Nell’ultimo sforzo disperato, con il dolore lancinante alla schiena cerco di spostarmi e rannicchiarmi al riparo lungo l’angolo della parete, mentre con la mano destra tento di bloccare il sangue che fuoriesce dal taglio ricevuto sul braccio. Mi guardo intorno e intravedo sul ponte di coperta, lungo le scale di servizio, altri individui che in preda al terrore, farneticano, urlano frasi incomprensibili e si dimenano come degli ossessi. Ognuno sembra che conduca una lotta personale, forsennata, verso degli interlocutori inesistenti. Chi si getta in mare, chi tenta d’impiccarsi, altri si rannicchiano lungo il ponte come me piangendo a dirotto.
Il mostro ruggisce e sibila, sbuffa, allunga la testa rostrata; gli occhi infuocati e carichi di odio, scrutano dappertutto alla ricerca del malcapitato che cadrà sotto il suo tiro. Fulmineo azzanna un uomo lo solleva e se lo trascina tra le onde, dopo diversi inarcamenti il corpo a spirale circuisce, strozzando dalla chiglia al ponte superiore.
L’orrenda morsa provoca dei terribili scuotimenti, decide di sferrare rabbioso un colpo di coda sul babordo sinistro della nave, facendo rimbombare e vibrare le giunture di metallo. Intravedo la sua terribile testa, simile a quella di drago sollevarsi in alto, scruta e fruga in tutte le direzioni, credo che stesse cercando proprio me; nel momento in cui stavo per decidere di togliermi dalla vista, sfuggire strisciando, e trovare una migliore via di fuga; vedo intervenire un uomo armato di fucile, prende la mira e spara diversi colpi. Sembra che i proiettoli non lo scalfiscano affatto, il mostro allarga a dismisura le sue fauci inghiottendo per intero quell’eroe, a cui debbo di sicuro la mia vita; forse pago del suo attacco crudele, lancia l’ultimo sibilo sbuffante per poi inabissarsi definitivamente. A quel punto spossato dalla tribolazione svengo.
Riprendo i sensi sotto i piloni della piattaforma galleggiante. Un uomo anziano mi ha curato la ferita e mentre esegue la fasciatura si accosta al mio orecchio e dice:
«Figliolo forza, cerca di risollevarti. Tu e qualche altro avete superato la grande prova della bestia. Essa ha scandagliato il profondo della vostra coscienza e nel conoscere tutti i vostri segreti più intimi ha sferrato i suoi colpi feroci. La vostra anima è stata temprata e affinata dal fuoco della forgia; siete maturi al cambiamento, laggiù vi attende la nuova svolta della vostra esistenza. Potete proseguire la vostra discesa per Livyatan.»
Ad uno ad uno prendiamo posto all’interno del batiscafo, una sottile euforia invade tutti i miei sensi, l’emozione è intensa, al punto di avvertire meno il dolore diffuso sul corpo. Il batiscafo lentamente scende sotto il livello dell’acqua e ci condurrà nel buio degli abissi del mare, scenderà fino alle porte della leggendaria Livyatan.
La città che si prepara all’ineffabile destino che la vedrà come protagonista nello spettacolare e terribile scenario della fine dei giorni.

 


Bio – Francesco D’Agostino:

D’Agostino Francesco è nato e vive a Palermo, svolge l’attività di Interior Design. Come autore ha avuto esperienze di lavoro teatrale e di aiuto scenografo a Palermo. Dipinge e scrive romanzi, racconti e fiabe. Alcuni sono stati pubblicati in antologie di autori e altre in pubblicazioni locali.
Finalista e vincitore di diversi premi letterari:
Vincitore anno 2013 con la raccolta dei racconti “Le città fantastiche”, Bibliotheka edizioni.
Vincitore del concorso – Giallo Leucotea 2017 – con il romanzo “La porta di Sabàsa”, Leucotea edizioni
Con la casa editrice Lilit Books anno 2018 pubblica la fiaba siciliana “Il piccolo satiro innamorato”.


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