Billy E Il Popolo Dei Panozi – Lucio De La Balca e Jelissa Carola Piques

Era un pomeriggio assolato di inizio giugno, nel salone del liceo scientifico di Wanzell si era appena svolta l’annuale gara di scienze. Genitori e ragazzi accaldati erano riuniti nel cortile centrale della scuola. Il palco era già stato allestito ed il preside dottor Firp, signore basso e calvo, stava orgogliosamente tenendo il consueto discorso per poi apprestarsi a leggere i nomi dei vincitori.
«Terzo posto alla signorina Clementine Porter, 5 B. Complimenti».
Scroscio di applausi e urla di sostegno da parte dei compagni felici e abbracci da parte dei genitori prima di salire emozionata sul palco per ritirare la sua medaglietta.
«Secondo posto al signor Daniel Mossin, 5 A, per il secondo anno di fila. Complimenti!»
A seguire la stessa scena carica di gioia ed emozione.
«Primo posto per la prima volta in tutti questi anni ad un ragazzo di terza: signorino Billy Ross, 3 A, Complimenti!»
La scena ora fu un po diversa dalle altre: niente pacche sulle spalle da parte dei compagni o urla di incoraggiamento, nessun genitore dallo sguardo orgoglioso, nessun abbraccio.
Billy, ragazzo piccolo e esile dai lunghi capelli scuri salì sul palco con lo sguardo più triste di sempre a ritirare il suo premio.
Finita l’assegnazione dei premi tutti si recarono al buffet offerto dalla scuola.
La signora Mayer, anziana maestra di scienze, non aveva mai staccato lo sguardo orgoglioso dal suo pupillo, il giovane Billy, tanto intelligente quanto solo e triste.
«Billy sei stato eccezionale come sempre. Assolutamente fenomenale l’esposizione sul motore elettromagnetico di Tesla e il modellino di città alimentato con esso. Sono così orgogliosa di averti come studente».
«Grazie signora maestra.» aveva detto Billy a occhi bassi con un sorriso triste.
La signora si tolse gli occhiali dalla montatura dorata e si abbassò all’altezza del bimbo per vederlo in viso e continuò: «Capisco che per te non è facile. So che i tuoi genitori non ci sono più e mi dispiace molto. So anche che i tuoi compagni non ti capiscono, ti prendono in giro e che non sei riuscito a legare molto con loro. Devi capire Billy che sei un ragazzo diverso dagli altri, sei speciale e presto questo ti porterà tante soddisfazioni e felicità.»
«Grazie signora maestra. Lei è sempre così gentile con me».
«Ora vai a casa Billy. Ci vediamo lunedì.»
Billy camminava lentamente lungo l’ampio viale per tornare a casa, quando un fulmine squarciò il cielo e l’acqua prese a scendere violenta. Il piccolo decise di ripararsi e infilatosi in un vicoletto secondario corse a perdifiato nascondendosi sotto il tendone scolorito e malconcio di un vecchio negozio. Senza fiato si appoggiò alla porta del negozio, che si aprì facendolo ruzzolare dentro.
«Benvenuto giovanotto» disse una voce stridula proveniente da un angolo buio.
«Buongiorno signora» disse il ragazzino alzandosi «mi scusi, sono giunto qui per caso. Sa la pioggia…».
Una vecchia signora un po gobba coi capelli crespi e spettinati si avvicinò a lui dicendo:
«Tranquillo ragazzo, lo so. Qui capitano tutti per caso, ma sai a volte il caso porta fortuna. Fai pure un giro nel mio negozio senza timore così non ti annoi mentre aspetti che smetta di piovere: pare ne avrà ancora per molto».
Billy in effetti era molto incuriosito da quel negozio zeppo di cose bizzarre e anche piuttosto buio.
Ringraziando si mise a gironzolare tra alambicchi, provette, pentoloni, astrolabi, pergamene, barattoli con dentro sostanze strane colorate o trasparenti ma dall’aspetto denso e gelatinoso.
Billy venne attratto dalle immense librerie contenenti volumi dall’apparenza assai antica, fece scorrere lo sguardo sulle coste dei libri. Che titoli strani e bizzarri pensò: parlavano di magia, creature fantastiche e riti.
A quel punto la sua attenzione fu attirata da una sfera appoggiata su un tavolino.
Si avvicinò lentamente e la guardò. In quel preciso istante nella sfera si formarono delle immagini confuse, una sorta di vortice colorato iniziò a girare prima di prendere le sembianze di una montagna. Il bambino attratto allungò la mano per toccare la sfera e scomparve.

«Dahlia sei sempre la solita. Dovresti smetterla con questi discorsi»
«Ma come faccio fratellone. Fra poco avrò 192 trentine, ci sarà la cerimonia della maggiore età e fra un po cominceranno a parlarmi di trovarmi marito, di allevare figli, cucire, cucinare e quant’altro e io non voglio» disse quella strana creatura. Che poi tanto strana non era, era identica in tutto e per tutto ad una normalissima ragazza alta e snella, i lunghi capelli castani tenuti in una treccia morbida, gli occhi verdi e decisi. La stranezza era data dalle enormi orecchie che toccavano terra. Il ragazzo era molto somigliante a lei più robusto e alto e anche lui con delle enormi orecchie.
Erano dei panozi.
«Dahlia ma insomma alla tua età non credi di dover mettere un po la testa a posto? Sempre in giro a vagabondare, metterti nei guai. Non ascolti niente e nessuno… perché non fai come Liana? Anche tu sei una bella ragazza insomma potresti trovare…» Diceva il ragazzo mentre le gote e le grandi orecchie prendevano un vistoso colorito rosso.
«Mamma mia…Liana di qua…Liana di là. Fra te, mamma e papà non vi sopporto più con questa storia di Liana. A te piace Liana. Piace anche a mamma e papà, è una bella ragazza e buona donna di casa. Ma io, sono io…e faccio ciò che mi pare…Noiosi siete»
In quel mentre videro qualcosa piombare giù dal cielo e cadere nello specchio d’acqua cristallina che si trovava una decina di metri sotto di loro.
Dahlia senza pensarci un attimo si lanciò oltre la scarpata e usando le sue grandi orecchie cercò di planare vicino all’esserino caduto nelle acque.
Il fratello corse per il sentierino fino alla riva del laghetto.
«Tu sei completamente pazza Dahlia!»
«Oh beh grazie! Lo prenderò come un complimento fratellone»
La ragazza era appena arrivata a riva trascinando con sé l’essere del cielo.
Aprì le orecchie per mostralo al fratello ed egli, scattando indietro: «Per tutte le lune è un Essere di sopra… lascialo lì».
«Ma tu pensa alla tua Liana così taci un po’. Non vedi che è solo un cucciolo, è caduto nel nostro mondo ed è svenuto. Dobbiamo prenderci cura di lui tontolone.»
Così Dahlia sollevò l’esile corpo appena raccolto e nascondendolo fra le orecchie riprese a camminare verso il villaggio seguita dal fratello imbronciato che l’aiutava.

Qualche ora dopo Billy cominciò ad aprire gli occhi e vide un altro paio di enormi occhi scuri fissarlo da molto molto vicino così si ritirò spaventato. Si dispiacque quando anche l’altro indietreggiò altrettanto spaventato cadendo a terra. A quel punto Billy mortificato tentò di scusarsi: «Scusa, scusa mi dispiace molto. Mi sono spaventato perché eri troppo…»
A quel punto una risatina dolce e musicale interruppe il momento di sconcerto.
«Non ti preoccupare, lo dico sempre io a mio fratello che è proprio brutto… e me lo vedo anche tutte le mattine appena sveglia» disse una ragazza alle spalle del giovane rimasto a terra.
«Davvero molto simpatica.»
«Lo so, Lo so» dicendo questo si avvicinava a mano tesa e con un sorriso simpatico sul volto coperto di piccole lentiggini «Ciao, io mi chiamo Dahlia e lui è mio fratello Gelsomino, detto Mino; quelli spaventati sono mamma e papà. Tu sei?»
«Bill…Billy» disse il ragazzino guardando il bel viso delle giovane e anche incuriosito dalle enormi orecchie.
«Ti sembrano strane vero? In effetti le vostre piccoline sono più belle, ma ti assicuro che in un sacco di occasioni fanno davvero comodo Billy» disse la giovane sedendosi sul giaciglio su cui era stato sdraiato Billy.
«Scusami non volevo sembrare scortese. Le tue orecchie sono molto… carine.» disse il ragazzino arrossendo un po’ imbarazzato e travolto dalla loquacità della ragazza.
«Sei simpatico» disse sorridendo.
«Sai come sono arrivato qua?»
«Cadendo dal cielo. Quelli del mondo di sopra, cioè quelli come te arrivano sempre così»
Billy la guardò stralunato con gli occhioni scuri spalancati.
«Non ti preoccupare troveremo il modo di farti tornare nel mondo di sopra. Vero papà?»
Un uomo alto e con una folta barba scura si avvicinò un poco timidamente, ma non disse nulla.
«Dai papà, che vergogna, è Billy del mondo di sopra non un mostro».
L’uomo fattosi un po’ più coraggioso aiutato dalle parole della figlia. «Certamente ci sono stati altri qui, molto molto molto tempo fa. Le storie dicono che siano tutti tornati a casa loro.»
«Scusaci Billy, ma non siamo abituati ad avere esseri del mondo di sopra… vuoi un succo di lamponi e rabarbaro Billy caro?» Disse una donna piccola e paffuta con un dolce sorriso materno.
Billy annui piano con un piccolo sorriso.
Dopo che la donna ebbe offerto a Billy una tazza in legno col succo, la ragazza prese dolcemente il giovane per un braccio e gli disse ilare: «Dai intanto che mamma cucina io ti faccio vedere la mia stanza. Vedrai che cenetta coi fiocchi, mamma fa la miglior frittata di ortiche e erbette blu di tutto il mondo.»
Billy si lasciò trascinare dall’esuberante ragazza mentre ringraziava per l’ospitalità.

Superata la porta della cucina arrivarono in una stanzetta circolare illuminata dalla luce naturale proveniente dall’alto. La ragazza corse verso una pertica piantata nel terreno e agile come un gatto si arrampicò andando a sparire nel buco sul soffitto.
Il giovane Billy la guardò preoccupato.
«Non sai arrampicarti?» disse Dahlia facendo spuntare la testolina oltre il bordo.
«Ehm…io no…» disse Billy pronto a ricevere come al solito una presa in giro.
«Nessun problema» disse sorridendo «Preferisci la scaletta o l’altalena?»
«Scaletta andrà benissimo.»
Pochi istanti dopo da una botola che si era aperta nel soffitto cadde una scaletta di corda coi pioli in legno. Arrivato in cima Billy rimase estasiato di fronte a quella cameretta così viva che rappresentava a pieno la sua proprietaria, così diversa dalla sua: asettica e anonima.
Qua e là lungo le pareti c’erano scalette, dal soffitto scendevano corde e delle sbarre di legno permettevano di attraversare la stanza standovi appesi.
Billy osservava il tutto estasiato quando Dahlia ruppe il silenzio: «Sai dobbiamo diventare agili per quando siamo nella foresta a raccogliere provviste e superare ogni pericolo».
«Non avete armi?» chiese Billy sorpreso.
«Armi?» Dahlia sembra dubbiosa.
«Si, certo quegli utensili utili per difendersi e cacciare.»
Dahlia parve inorridire: «Noi non usiamo certe cose. Noi non feriamo, non uccidiamo, prendiamo solo quello che la natura offre: legno, fibre vegetali per i vestiti, verdura, frutta. Siamo pacifici e in caso di pericolo fuggiamo. Ci alleniamo tutta la vita per questo.»
Anche Billy la pensava così e sorridendo soddisfatto le disse.
«Non conoscete il metallo?» chiese Billy stupito che in quella casa non vi fosse nulla fatto di quel materiale, ma che tutto fosse in legno e pietra.
«Sì, ma…» disse la ragazza invitandolo a sedersi accanto a lei sull’altalena per indicargli poi qualcosa all’orizzonte «le montagne sacre lo portano via. Ci è proibito tenerlo.»
Billy guardò le montagne incuriosito, poi chiese: «Quanti anni hai?»
«Anni? Cosa sono?» rispose Dahlia, ma la sua perspicacia le fece intuire la domanda e rispose: «Ho quasi 192 trentine, dove una trentina sono 30 giorni appunto. E tu?». «Io ho 16 anni Siamo coetanei» disse Billy facendo mentalmente un rapido calcolo. Poi aggiunse: «Mi porti su quelle montagne?». Dahlia con entusiasmo: «Domani ti ci porto».
Intanto i famigliari della ragazza organizzavano per Billy il ritorno nel suo mondo: «Solo il saggio Krokus sa come far tornare il ragazzo da dove è venuto» diceva il papà; la madre preoccupata: «Vive oltre le montagne sacre e per i ragazzi sarà un viaggio molto pericoloso».
Saltò su il fratello: «Io e Liana li accompagneremo per proteggerli, state tranquilli».
Cenarono tutti insieme e, come tradizione, dopo cena si avvicinarono al fuoco e bevendo succo di erbette blu, raccontarono storie e leggende dei tempi che furono. Billy non si era mai divertito tanto, non si era mai sentito tanto accettato in vita sua. Anche il fratello che inizialmente era il più restio a parlare con lui si rivelò simpatico e amichevole. Dormì in una comoda amaca vicino a quella di Dahlia che gli diede la buonanotte dandogli un bacio sulla guancia come aveva fatto col fratello.

Il mattino successivo si svegliarono presto per iniziare il viaggio che si preannunciava lungo e tortuoso. Billy conobbe così Liana piccola e minuta, grandi occhi chiari e i capelli acconciati in tante minuscole treccine che dopo essersi presentata con un timido sorriso non fece altro che guardare con occhi sognanti Gelsomino.
Billy si scoprì a pensare che Liana fosse carina, dolce, gentile e adatta a Gelsomino, che pareva adorarla ma che lui preferiva una ragazza più vivace, esuberante come Dahlia e si concesse di pensare per un momento, arrossendo, che Dahlia era anche più carina.
Venne distolto dai suoi pensieri da Dahlia che gli disse: «Ho ottenuto di fare una fermata vicino alle montagne sacre…andiamo!»
Salutarono i genitori e così partirono.
Attraversarono il villaggio ancora addormentato, la foresta e poi una pianura ricoperta di sterpaglie, di cespugli bassi e ricoperti di spine e nel giro di qualche ora arrivarono alle montagne sacre, enormi, maestosi monti completamente neri con un po di nevischio bianco sulla cima.
Billy rimase estasiato a guardare quei colossi neri.
«Tu hai un’idea del perché non vogliono farci tenere oggetti di metallo, vero?» disse Dahlia incuriosita. Billy la guardò con un piccolo sorriso: «Posso toccare le pietre?»
«Certo. Questo non è vietato» disse Dahlia.
«Vedi» disse prendendo due detriti di roccia e mettendoli vicini, «si attraggono. Sono magneti, sono fatti di un materia speciale che crea un capo magnetico che attira a sé oggetti in ferro e altri oggetti magnetici.»
«Uh, si può sfruttare per qualcosa?» disse Dahlia.
«Certamente, miglioreremo la vita di tutto il villaggio vedrai» disse Billy orgoglioso di poter fare bella figura con Dahlia che lo guardava ammirata e curiosa.
Dopo qualche ora di cammino mentre Dahlia e Billy si divertivano con un piccolo marchingegno rotante creato da Billy sentirono Gelsomino dire: «Ragazzi ora siamo nelle lande dei draghi. Dobbiamo essere il più silenziosi possibile e non farci sentire.»
Ad un tratto il cielo sopra di loro si oscurò, una folata di vento improvvisa e potente li raggiunse.
Si ritrovarono a terra mentre un drago li fissava.
Il drago era enorme, ricoperto di squame nere e lucide, con delle lunghe corna viola che si prolungavano sul viso congiungendosi sul naso ed anche sulla coda aveva delle placche acuminate viola. Gelsomino e Liana nel tentativo di distrarlo dai più piccoli decisero di iniziare a correre in direzioni opposte per confonderlo e attirarlo lontano, ma esso rimaneva fermo immobile a fissare Dahlia e Billy coi suoi grandi occhi viola.
Dahlia pareva pietrificata e Billy decise di mettersi davanti a lei, quando sentì una voce nella sua testa: «Ragazzo, non temere, vieni avanti.» In quel mentre il drago chinò la testa.
Billy cominciò ad avvicinarsi all’enorme creatura e gli poggiò la mano sul muso.
«Sono Tanzanite, drago della notte e delle pietre. Ti ho atteso per millenni. Ordina e otterrai.»
Billy, sotto lo sguardo attonito degli altri, disse al drago: «Vorrei andare dal saggio Krokus.»
«Sei uno dei cavalieri del Drago…com’è possibile…» disse Gelsomino ammirato.
«Sali a bordo giovane cavaliere» disse il drago inchinandosi.
Billy, salutati Gelsomino e Liana, salì a bordo del drago con Dahlia.
Si librarono in volo, Dahlia si stringeva forte a Billy mentre diceva: «Wow sei un cavaliere, ho sempre desiderato cavalcare un drago! Solo pochi prescelti possono.»
Un moto d’orgoglio gonfiò il cuore del piccolo Billy.
A bordo del drago sorvolarono posti meravigliosi che avrebbero impiegato giorni ad attraversare e dopo qualche ora il drago si posò in uno spiazzo erboso su una montagna poco lontano da una casupola in pietra coperta di muschio.
«Vai giovane cavaliere e segui il tuo destino. Io sarò qui ad attenderti sempre» gli disse il drago.
Non appena si avvicinarono alla porta in legno essa si aprì, rivelando un interno buio e misterioso simile al negozio che aveva visto all’inizio. Un vecchio con una lunga barba bianca seduto su una consunta poltrona verde lo guardava come se lo stesse aspettando e infatti con voce profonda disse: «Bene arrivato giovane cavaliere. Ti aspettavo.»
«Salve potente mago Krokus io…»
«Lo so, lo so» disse il vecchio con gli occhi cerulei brillanti che lo guardavano intensamente «sei qui per tornare a casa e se è davvero ciò che vuoi ti basterà toccare la sfera di cristallo» disse indicandola con la mano ossuta.
Dahlia lo abbracciò e con gli occhi lucidi gli disse.» Mi mancherai Billy. Vai pure a casa se è quello il tuo posto.»
Lui le fece una piccola carezza sulla guancia e si avvicinò alla sfera di cristallo, guardò per un’ultima volta quei grandi occhi verdi e posò la mano sulla sfera.
Una luce abbagliante riempì la stanza e il vecchio si ritrovò solo; con un dolce sorriso sulle labbra disse: «Cara, come avevi previsto il tuo giovane pupillo ha fatto la scelta più saggia.»
«Non ne ho mai dubitato mio caro» e nell’ombra la stanghetta di un paio di occhiali dalla montatura dorata brillò colpita da un tenue raggio di sole.
I quattro giovani si ritrovarono alla festa della maggiore età nel villaggio dei panozi.
Dahlia non appena aperti gli occhi vedendo Billy, che ora aveva due orecchie enormi come le sue, lo abbracciò stretto: «Com’è possibile?»
«Il mio posto è qui accanto a te.»

 


Bio – Lucio De La Balca e Jelissa Carola Piques:

Biografia di Lucio De La Balca
Piemontese di nascita, cresciuto a Genova. Alle superiori scriveva sulla “Voce del liceo”.
Laureato in Scienze Politiche ed appassionato di scienze umane, ha scritto un libretto intitolato “Papà, andiamo a parlare” in cui la storia delle conquiste umane è raccontata ai bambini. Stampato in proprio e venduto ad offerta per devolvere il ricavato all’asilo infantile di un paese del basso Piemonte.
La sua opera più importante è Poly Sofòs – il padrone dei cinque elementi, scritto insieme a Jelissa Carola Piques. Romanzo fantasy per ragazzi in cui sono presenti un ragazzo autistico, mitologia, fantascienza, curiosità, umorismo e amore.
A catalogo dei principali stores come Amazon, Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Hoepli, Ibs, ecc.
Sito web: https://polysofos.wixsite.com/explore

Biografia di Jelissa Carola Piques
Nata e cresciuta a Brescia.
Laureata in Matematica all’università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, segnalata al concorso IKNOS con il racconto “Ri-svegliarsi a Brescia” nell’anno 2010, secondo posto per due anni di fila al Premio Letterario Associazione Carcere e Territorio – Palla al Piede con i racconti “Mente” nel 2011 e “Il carcere della vita” nel 2012.
La sua opera più importante è Poly Sofòs – il padrone dei cinque elementi, scritto insieme a Lucio De La Balca. Romanzo fantasy per ragazzi in cui sono presenti un ragazzo autistico, mitologia, fantascienza, curiosità, umorismo e amore.
A catalogo dei principali stores come Amazon, Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Hoepli, Ibs, ecc.
Sito web: https://polysofos.wixsite.com/explore


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