Dall’alto Del Cielo – Patrizia Maria Macario

Un giorno mi chiesero dove volessi andare, che cosa avrei voluto vedere, parlavano di luoghi visibili con gli occhi, ed io non seppi rispondere.
Ero cieca, non che mi mancasse la vista, il mio cuore era cieco. Nessun luogo avrebbe potuto ridarmi la luce.
Il buio era dentro di me, da tempo ormai, troppe prove, troppe tappe da superare, troppa fatica, la stanchezza aveva chiuso la porta ad ogni raggio, a qualunque tipo di luce esistesse attorno a me, ed io vivevo nel buio e non me ne importava nulla.
Sentivo, ogni tanto, la voglia di toccare quell’aurea che a sprazzi mi colpiva, dandomi un brivido, non sapevo che fosse, stavo bene in quei momenti, avrei voluto diventasse materia, che restasse lì a colpirmi per sempre dandomi gioia.
Ma era illusione la mia, tanto era il desiderio di uscire da quello stato catatonico che sentivo e a volte vedevo cose che esistevano solo nella mia fantasia, ormai solo quella mi era rimasta.
La mia esistenza era robotica, mi alzavo la mattina più stanca di quando ero andata a dormire, l’idea di affrontare la giornata mi metteva subito in modalità “attacco di panico” ma dovevo farcela, dovevo procacciarmi il cibo in qualche modo, quindi dovevo andare a lavorare, poi tornare e chiudermi nuovamente nel buio.
Lavoravo in biblioteca, per mia fortuna, non dovevo parlare, non era obbligatorio sorridere, non dovevo portare una divisa, e a parte i moduli da far compilare, pochi a dire la verità, poiché la gente legge poco, la mia giornata la passavo in solitaria, con la compagnia dei libri, che erano l’unico amore della mia vita.
Leggevo, leggevo tanto, forse troppo, ma la lettura mi apriva la mente, e visto che il cuore era chiuso, almeno alimentavo i neuroni e la conoscenza.
Un giorno stavo togliendo la polvere ad alcuni libri, in alto in uno scaffale molto poco frequentato, la sezione opere religiose non andava per la stragrande, anzi alcuni libri ormai avevano assunto la forma obliqua di quando forse erano stati riposti, secoli prima, comunque io dovevo pulire, togliere la polvere e cacciare quei piccoli ragnetti che adoravano i libri come base di appoggio per le loro enormi ragnatele.
Siccome sono anche maldestra, altro difetto cronico. che mi ha aiutato a chiudermi ancora di più nella solitudine, quella mattina uno dei libri mi cadde rovinosamente “dall’alto dei cieli”, come ero solita dire quando stavo all’ultimo ripiano, e con un fracasso assordante, vi ricordo che siamo in biblioteca, cadde sul pavimento.
C’era solo un ragazzo quella mattina fortunatamente, ed aveva un paio di cuffie nuovo modello, avete presente tutte orecchie? Bene, fortuna mia, non si accorse di nulla, io si però, questo voleva dire che dovevo scendere per poi risalire dalla scala, un’altra fatica aggiunta.
Scesi e raccolsi il libro, maldestro lui o maldestra io. Boh! lo raccolsi e nell’attimo stesso in cui lo presi tra le mani, sentì l’aurea, quell’aurea che accompagnava alcuni attimi delle mie giornate, ma questa volta era forte, potente, quasi prepotente.
Le mani mi sudarono, io iniziai a sudare come se di colpo fossimo passati in un’altra stagione, la maglia mi si appiccicò addosso e la testa prese fuoco.
Non so quanto tempo passò prima che ritornassi a respirare, prima che il bollore si calmasse, prima che mi rendessi conto di ciò che era accaduto. Impossibile calcolare perché tutto aveva completamente cambiato disposizione dentro e fuori di me.
Guardai il libro che tenevo ancora tra le mani, quasi come se fossero tutt’uno fusi insieme, mani e copertina in pelle, io e il libro, il libro e me, dentro e fuori.
Quel libro era la Bibbia.
Secoli e secoli di storia tra le mie mani, che io non conoscevo, ma che ora non volevano staccarsi da me, erano lì bastava riportare il libro al suo posto e tutto quel disagio sarebbe finito. Ma non era disagio, io stavo bene lì nel centro della stanza con il libro in mano, stavo bene.
Il cuore mi batteva, come mai aveva fatto, e aprì la finestra per respirare, sempre tenendo in mano il libro, sembrava che ormai facesse parte di me, non riuscivo a separarmene, ma non riuscivo a capire.
Un raggio di sole mi colpì in viso e forse proprio in quel momento anche nel cuore.
Presi il libro, in prestito è chiaro, la borsa e uscì per strada, stranamente non avevo voglia di tornare a casa di rientrare nel mio buio.
Mi sedetti su di una panchina al parco, e iniziai a sfogliare quelle sottili pagine che sembravano carta velina, che cosa sapevo io, come potevo capire, nessuno mai mi aveva insegnato nulla, si forse da bambina, ma la mia vita cambio subito dopo l’incidente dei miei genitori e dovetti crescere in fretta con mia nonna, che era fatta a modo suo, era atea diceva. Quindi io non sono mai fatta domande e neanche le ho mai fatte.
Perché oggi mi trovo qui con questo libro tra le mani e mi sento come non mi sono sentita mai? Dovevo sapere, chiedere, leggere, informarmi, trovare subito qualcuno che mi insegnasse a capire come poter trovare quello che cercavo, come poter tirare fuori il mio cuore dal buio.
La mia vicina di casa che conoscevo poco, la quale però molto gentilmente ogni tanto mi passava una fettina della sua torta di mele e che io ricambiavo con un sorriso e per educazione qualche cioccolatino che compravo nel negozio sotto casa, era una donna molto istruita, la sentivo parlare a volte a voce alta, come se avesse sempre qualcuno, ma io non sentivo mai nessuno bussare alla sua porta.
Molto probabilmente non ci avevo fatto caso, forse aveva un amico, un conoscente, comunque era un uomo perché una volta le senti dire “Tu che sei così forte, così potente, aiutami tu” ecco da lì ho dedotto che magari avesse un compagno, anche se era abbastanza avanti con l’età.
Comunque poco mi importava in quel momento, comprai dei cioccolatini, questa volta li scelsi con cura e feci fare pure una confezione regalo, e mi apprestai a svolgere il ruolo di buona vicina disinteressata.
Io non so se mi avesse visto dalla finestra arrivare, ma lei mi stava aspettando, era lì sul pianerottolo ed aspettava me, solo oggi mi rendo conto del perché. Non dovetti parlare, entrai nella sua casa come se fosse stata la mia da sempre.
Non so come descrivervi la sensazione che provai, era tutto così leggero, la casa era pulita, le finestre aperte, il sole illuminava ogni angolo della stanza, ed io non ero seduta sulla sedia, ma avevo la sensazione che la sedia non poggiasse al pavimento, eppure l’avevo spostata per sederci sopra.
“Vedo che hai una cosa importante tra le mani!”- mi disse Teresa, si chiamava così.
“Oh sì mi scusi che sbadata che sono, le ho portato dei cioccolatini, ecco tenga questi sono per lei, le ho preso i suoi preferiti”.
“Non parlavo di quelli bambina, parlavo di qualcosa di molto più importante, ma forse tu l’hai già capito, non è vero?”
Come faceva a sapere, come poteva, il libro, si l’avevo tra le mani ma l’avevo infilato dentro un sacchetto chiuso e non poteva averlo visto, perché mi diceva questo; cominciai ad agitarmi, avevo paura, paura di sapere, paura di chiedere, paura di tutto, volevo tornare a casa, nella mia stanza nel mio buio e piangere, si piangere perché quello mi veniva bene, molto bene.
Non riuscii a muovermi, perché non volevo muovermi, dentro di me le emozioni erano contrastanti, per la prima volta nella mia vita pensai che forse era vero che esistono l’angelo e il diavolo, chi ti tira di qua e chi ti tira di là. Sentivo come una corda che mi attraversava da un lato all’altro del cervello, del corpo dell’anima, se mai ne avessi avuta una.
Teresa mi prese per mano e mi disse:” Tranquilla bambina è tutto a posto, qualcuno sta lottando per te per darti il giusto posto, quel posto che ti appartiene da sempre ma che tu nel tuo buio, nella tua disperazione, nella tua solitudine non riuscivi a vedere, eri ceca, accecata dal dolore e dalla sofferenza e soprattutto dalla rabbia”.
“Oggi tu hai tra le mani ciò che è la verità, la forza che sta lottando per te sa che meriti la conoscenza, l’amore, la pace, ma soprattutto meriti di conoscere colui che non ti lascerà mai sola”.
Quelle parole furono come un fiume in piena appena uscito dagli argini, il cuore venne travolto liberando ogni barriera, il corpo divenne leggero al punto che pensai di volare, non sentivo stanchezza, oppressione, paura, vedevo ora vedevo non ero più cieca.
Da quel giorno volli sapere, capire, saziare la fame dell’anima, perché ora si che sapevo di averla, spalancai tutte le finestre, di casa, del cuore, della mente, andai alla scuola biblica imparai a leggere il libro che ormai era parte della mia esistenza, ne comprai una copia nuova per la biblioteca, e imparai a sorridere.
Finalmente avevo una strada, un percorso, una meta. Volevo seguire la parola, volevo diventare una figlia devota, volevo non sentirmi mai più sola e mai più nel buio.
Volevo parlare con lui e lo feci. Giorno dopo giorno, senza regole ben precise, senza schemi programmati, io parlavo con lui, a voce alta come Teresa, a volte lo facevamo assieme, e io so che lui mi ha sempre ascoltato e lo fa tutt’ora.
Ho accettato Dio nella mia vita, ho messo la stessa nelle sue mani, ed oggi io sono la bibliotecaria più felice e più sorridente e rumorosa che la vita avesse mai pensato di creare, avrò molta strada da fare ancora per raggiungere la meta, ma non sarò mai più sola
E che vi posso dire, non aspettate che le cose vi “caschino dall’alto del cielo” andate e prendetele voi basta solo una parola “SI” io credo…tutto il resto verrà da sé.

 


Bio – Patrizia Maria Macario:

nata a Torino 11 gennaio del 1965, ho intrapreso la carriera di scrittrice 3 anni fa, pubblicando il primo libro-saggio sull’amore “EMPATIA DEL CUORE”, successivamente ho pubblicato un libro di favole per bambini dal titolo “LE FAVOLE DELLA VITA” e nel 2018 ho pubblicato la storia della mia vita in un racconto dal titolo “IO CONVIVO CON UN LUPU’S” un libro autobiografico che racconta la difficoltà di convivere con una patologia cronica invalidante da 34 anni, il lupus appunto.
Questi tre libri raccontano l’essenza della mia esistenza l’amore, i bambini e la malattia. Ho inoltre scritto più di 300 poesie alcune delle quali inserite nei libri medesimi. Tutte le pubblicazioni sono state presentate al Salone del Libro di Torino e l’autobiografia ha ricevuto 3 premi letterari e varie menzioni d’onore e d’encomio per il tema trattato, per le poesie riconoscimenti e diplomi.
La mia attuale occupazione, oltre a continuare a scrivere, è quella di sensibilizzare, attraverso incontri nei licei a contatto diretto con i ragazzi non solo nella mia città, per l’informazione sulle malattie autoimmuni e principalmente il Lupus, a Torino presso l’istituto tecnico commerciale Sommelier con la partecipazione di 80 ragazzi, il liceo de Liguori di Acerra ha contribuito all’iniziativa con la partecipazione di 250 ragazzi di classe 2°, al liceo Don Milani a Bari con l’attiva partecipazione di 500 alunni.
Gestisco un blog https://soulproject.blog/ proiezioni dell’ anima dove scrivo articoli principalmente medico emozionali, ma anche di attualità e costume. Ho una pagina facebook da scrittrice.
Ho ricevuto premi letterari per poesie a San benedetto del Tronto, Firenze, Pisa, Palermo. Ho racconti in antologie come Historica Piemonte racconti dal Piemonte, Ali Spezzate contro la violenza sulle donne, Scrivi una lettera ed. PAV e a Torino con Penna d’autore.
Da settembre continuerà la missione di sensibilizzazione in tutti i licei del Piemonte.
Programmi futuri progetto libro narrativa medica, un libro sul dolore delle madri e a spasso con Dio un monologo sul rapporto personale con la fede.


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