La Ballata del Drago – Roberto Corridori

Il drago, nel bosco, si è scavata una casa sotto la terra. Si è cercato un bel posto dove la riva scende più erta verso il fiume di sotto e, sul fianco, ha scavato. Un poco per volta. Si è fatto una casa, ampia con il fondo di terra battuta e il tetto son le radici di un albero grande. Le pareti le ha ornate con assi e con tronchi, con stuoie trovate e pelli di carcasse scuoiate. Più che una casa è un antro, ma al drago pare di essere come in un nido. E un nido vero e proprio si è fatto con le foglie e la paglia. Un nido dove si stende al sicuro, mentre fuori cade la pioggia o cresce il manto di neve. In un angolo il fuoco e il fumo che, quando riesce, se ne va da un pertugio, altrimenti confonde la vista e avvolge in un senso di quiete. Al drago il fumo non spiace e vicino al fuoco si accuccia, soffiando e sbuffando come solo un drago può fare.
Alle pareti sono appese vecchie armi smussate. In verità c’é appeso di tutto: stendardi, coccarde, conchiglie, fiori appassiti e medaglie. C’è appesa anche una gamba di legno che ha visto galleggiare sul fiume. Ci sono appesi ricordi, di tutta la sua vita da drago. E anche di prima.
Sul fuoco c’è sempre qualcosa a bollire. Raccoglie tuberi e piante che sa di potere mangiare. Li butta così come sono in una grande padella e cuociono così a lungo che tutto ha lo stesso sapore. Se il fuoco si ammoscia quando è fuori a cercare, al ritorno lui sbuffa e il fuoco ritorna e divampa.
Non c’è altra luce nell’antro se non quella del fuoco e la luce del giorno che filtra da fuori. Il drago ormai non ci vede che poco. I suoi occhi sono grandi e slavati. Hanno perso il colore e, gli sembra, soprattutto il coraggio.
Era forte quel drago e, rimestando la zuppa, ricorda, quando ben altro brandiva correndo in battaglia. I rumori, i clangori, la lotta. Si ricorda di quando un grasso villano lo sfidava ad una tenzone e lui, annoiato dal facile scontro, lo snobbava volgendo le spalle. Che bello sarebbe adesso crocchiarlo. Solo qualche osso da spaccare con garbo, per il gusto di scrollarsi le spalle.
Guarda il drago la sua pelle squamosa, per gli anni e le molte ferite. Guarda i suoi ninnoli appesi che fanno sembrare quell’antro un deposito di rigattiere. Ogni cosa ricorda qualcosa.
E’ un ricordo persino la gamba. Si ricorda di aver sguazzato nell’acqua mentre quella se ne andava in corrente. Così come, ricorda, aveva sguazzato correndo nell’acqua bassa del fiume, alzando spruzzi e vapori, mentre la ragazza correva al suo fianco, ridendo felice e chiamandolo. Così come si invoca l’amore. Lei portava un vestito di pelle, ornato da perle di fiume , come quella che adesso è appesa al suo muro e che a volte la prende e la tiene, come se potesse parlare.
Il drago sa fare magie e, a volte, steso nel suo nido di foglie guarda gli oggetti che ha conservato. Il ricordo si dipana nell’aria, si spande e poi, d’improvviso s’infiamma. La fiammella sovrasta l’oggetto, come un fiore di luce. Poi un altro, poi un altro.
La magia è così forte che accade che, quando tutti gli oggetti hanno avuto la fiamma, che anche il drago si sovvenga di sé e che anche da lui nasca un fiore infuocato. Si consuma il drago nel fuoco, si disfa nella danza dolente di una fiamma perduta nel vento.
Le fiammelle adesso vorticano, si spandono in circoli sempre più alti. Poi sciamano fuori, verso le stelle, dove è giusto che debbano stare.

 


Bio – Roberto Corridori:

Nato MILANO nel 1946, vi vive tuttora


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