La Ragazza della Porta Accanto – Fabiano Spessi

Mi chiamo Giorgio, fra un mese compio quarant’anni e spero che, a breve, il mondo dell’editoria si accorga di me, dei miei manoscritti. Nel frattempo, faccio diversi lavori per mantenermi. Quello che mi piace di più è il codista, cioè mi metto in coda al posto degli altri in un ufficio pubblico per una pratica burocratica, per esempio; ma vengo ingaggiato anche dai musei quando hanno bisogno di gente con la quale creare una finta fila, in modo che le persone di passaggio dicano: «caspita, dev’essere una mostra veramente imperdibile, guarda che folla!». Ma questa professione è molto saltuaria, non mi frutta chissà che cifre, così ogni sera, dalle 18 alle 21, lavoro come operatore telefonico in un call center. Rispondo a quei numeri verdi che si vedono sulle confezioni di tanti prodotti da supermercato. Sì, ogni tanto, c’è qualche minchione che chiama perché è convinto che nei biscotti che ha appena mangiato ci sia l’olio di palma, al contrario di quanto indicato sulla confezione. Lo so, state pensando: che vita grama! Ma la scorsa settimana mi è successa una cosa che…

Stavo quasi per finire il turno. Ho ricevuto una telefonata su un numero verde dedicato ai carciofi a spicchi surgelati:
– Buonasera, come posso aiutarla?
– Buonasera, ho tirato fuori dalla confezione i carciofi, ma gli spicchi sono decisamente irregolari, mi sembra un po’ strano
Quella voce. La sua voce. L’ho riconosciuta.
– Elena! Sei tu, vero?
– Sì…io mi chiamo Elena, ma lei chi…ci conosciamo?
– Sono Giorgio. Ti ricordi di me?
– Giorgio chi, scusa?
– Giorgio, quello dell’università che suonava in una cover band dei Tazenda
– Giorgio! Come stai? Che piacere sentirti! Quanto tempo che…una vita!
– Già, una vita…che fai di bello? A parte mangiare carciofi, ovviamente
– Che simpatico, sei sempre una sagoma! Io lavoro come terapista per animali da compagnia…sai pappagalli depressi, cani schizofrenici…
– Però…
– Certo, è un lavoro particolare, ma ha un bel mercato…e tu?
– E io…insomma, si capisce che lavoro come operatore di call center…ma la mia occupazione principale è un’altra
– Quale?
– Sonno uno scrittore
– Che bello! E quanti libri hai pubblicato?
– Manco uno
– Ah…
– No, ma prima o poi il mondo dell’editoria si accorgerà di me…il mio commissario…
– Quindi scrivi gialli
– Chiamarli libri gialli forse è un po’ riduttivo…sono degli affreschi sui grandi misteri irrisolti del nostro paese…indagini condotte da un uomo disincantato che piace alle donne ed è un esperto di vini
– Però, chissà che bel tipo! Si tratta di un personaggio completamente inventato o hai preso a modello qualcuno che conosci?
– Insomma…non ti si può nascondere niente…il modello per il mio personaggio…sono io
– Quindi sei un uomo da conoscere
– Fossi in te, correrei il rischio
– Che ne dici se una di queste sere ci vediamo?
– Volentieri, il tuo numero ce l’ho, mi appare qui sullo schermo del computer
– Allora chiamami!
– Senz’altro

La sera stessa, dopo il turno al call center, sono andato al bar che praticamente è la mia seconda casa per parlarne con gli amici. Ma quando sono arrivato, erano impegnati una discussione della massima importanza e allora non li ho voluti disturbare con le storie del mio orticello:
– Prima o poi tutti si vendono
– Io non sarei così drastico
– Perché tu vuoi essere un ottimista a tutti i costi…
– Ma no, sei tu che sei troppo negativo…dovresti riscoprire il fanciullino che è in te…ritrovare la purezza dell’adolescenza
– Allora parliamo della nostra adolescenza
– Parliamone
– Chi erano i nostri idoli all’epoca?
– All’epoca eravamo dei metallari…quindi, per esempio, i Metallica
– Bene, qui ti volevo. E cosa hanno fatto i Metallica all’inizio degli anni novanta?
– La solita storia! Sempre la menata del Black Album
– Esatto…il momento in cui ci hanno tradito, diventando un gruppo commerciale, un gruppo pop
– Addirittura pop!
– Addirittura. E questo discorso non vale solo per la musica, il disco in questione ti ricorda che i duri e puri si contano sulle dita di una mano. Per esempio, i nostri ex amici…
A questo punto parte l’elenco degli amici che hanno trovato un lavoro stabile o si sono sposati o entrambe le cose. Ogni sera così. Poi io, Ivan e Alfredo cominciamo a bere birre su birre rigorosamente artigianali e a ricordare i nostri Erasmus a Barcellona. Roba di quasi vent’anni fa.

Comunque: ritornato nella casa che condivido con una organizzatrice di eventi e un personal trainer, mi sono chiuso nella mia stanza e, in preda all’entusiasmo, sul mio diario ho scritto:
Elena.
Rimembri ancora i tempi dell’università che tu hai finito e io no? Io che facevo lo spaccone vantando una vita da musicista scapigliato e dissoluto e tu che arrossivi come un’Albachiara mangiando una mela coi libri di scuola sempre sottobraccio.
Elena.
Elena, la ragazza acqua e sapone, la ragazza della porta accanto.
Sì, diciamolo pure: Elena l’angelo del focolare.
Tanto gentile e tanto onesta pareva, eppure non le ho mai chiesto un appuntamento…
Ma, per fortuna, il destino mi ha dato una seconda possibilità.
Non la sprecherò.
Lo giuro a me stesso.

Così il giorno dopo l’ho chiamata.
– Ciao Elena, sono Giorgio
– Ciao Giò, bravo, hai chiamato subito. Tanti uomini, per tirarsela, aspettano che sia la donna a farsi viva
– Io non sono uno di quelli
– Lo so, tu sei speciale
– Anche tu sei speciale…senti…
– Dimmi
– Ti va di uscire domani?
– Domani non posso. Che ne dici di dopodomani? Che ne dici di una maratona teatrale?
– Maratona?
– Sì, ma non ti preoccupare…si tratta di un paio di spettacoli…il tutto comincia alle sei di sera e finisce alle dieci
– Va bene, domani è sabato e non lavoro, non ho il turno al call center…cosa andiamo a vedere?
– Allora…sarà una sorpresa
– Non mi puoi anticipare qualcosa?
– Vediamo…ti posso dire solo che la compagnia teatrale è formata da un gruppo di miei amici che hanno frequentato il Dams a Bologna…si sono specializzati su…no, non ti dico di più, devi fidarti di me
– Mi fido. Dove ci troviamo?
– Non davanti al teatro perché se ti dico qual è tu vai in internet a cercare informazioni sullo spettacolo e salta la sorpresa
– Quindi?
– Quindi ci troviamo davanti al mio bar preferito. Si chiama Indiepercui, fanno dell’ottima birra artigianale. I proprietari sono altri miei amici di Bologna
– Dove si trova?
– Ti mando poi su whatsapp tutti i riferimenti
– Ok
– Ok. Allora a dopodomani
– A dopodomani. Un bacio
– Un bacio. Dormi bene. Fai bei sogni
– Fai bei sogni anche tu

Così, la sera del tanto sospirato appuntamento, dopo un aperitivo a base di bacche di goji e topinambur, ci siamo diretti al teatro: uno scantinato gelido con non più di trenta posti a sedere. Siamo arrivati a destinazione con largo anticipo, quindi Elena ha avuto tutto il tempo necessario per istruirmi sugli spettacoli a cui stavamo per assistere:
– Allora…si tratta di due opere, fondamentali, di Sarah Kane, una drammaturga inglese, la prima è Blasted…
– Che significa?
– Potremmo tradurre con… Dannati
– Condannati?
– No, Dannati. Ma, in un certo senso, un titolo come Condannati sarebbe perfetto
– Ah…
– Tre personaggi…
– Come le Tre sorelle di Cechov?
– Non proprio…
– Ma qual è la storia?
– Difficile da riassumere…rapporti di potere, vessazioni…stupri, cannibalismo…
– Capisco
– La seconda piece invece è 4 e 48 Psychosis
– Sarebbe?
– Un monologo…una donna che spiega i motivi per cui vuole suicidarsi
– Ma poi non si suicida, vero?
– Beh, diciamo che è un testo autobiografico
– Quindi, se l’autrice è ancora viva…
– No, si è suicidata
– Te pareva
– In un ospedale psichiatrico
– E dove, altrimenti?
– Si è impiccata con i lacci delle scarpe
– Mamma mia…
– No, ma nei testi percepirai soprattutto…la sua enorme viscerale fame d’amore
– A proposito di fame…
– Sì?
– Il topinambur e le bacche di goji erano il massimo della vita ma…
– Ma?
– Dopo la maratona sui cannibali che si ammazzano, non potremmo andare a mangiare una pizza? Magari hai degli amici di Bologna che gestiscono una pizzeria…
– Io avrei un’idea migliore
– Carbonara?
– No. Vieni da me
– Per la cena?
– Per il dopocena

Casa di Elena. Appena entrati, ci è venuto incontro un gatto senza pelo.
– Ciao Feng Shui, ti è mancata la mamma?
– Come l’hai chiamato il gatto?
– Feng Shui, perché?
– Un nome un po’…
– Il nome di una mia passione…
– E sarebbe?
– L’arte di disporre i mobili nella casa in modo che i flussi energetici creino un contesto di benessere fisico e spirituale, un reale giovamento rispetto…
– E questo giovamento l’hai avvertito?
– Tantissimo! Non sai come mi si sono aperti i chakra
Ho evitato di chiedere delucidazioni sui chakra e mi sono guardato un po’ intorno. Alle pareti, riproduzioni de L’urlo di Munch e dei volti, altrettanto deformati, di Francis Bacon. Non ho potuto fare a meno di chiedere:
– Ma cosa c’entra l’energia positiva con queste immagini così truci?
– Non dovrei neanche spiegartelo…comunque il mio spazio vitale è stato pensato secondo il principio dello ying e e dello yang…è chiaro, no?
– Cristallino
Dopo avermi catechizzato a dovere, Elena mi ha preso per mano per condurmi nella sua camera. Ci siamo tolti le scarpe e sdraiati sul letto. Stavamo per baciarci quando…
– Ciao!
…è spuntato dall’armadio un energumeno tatuato. Completamente nudo.
– E tu chi sei?
– Ciao, sono Davide, benvenuto in famiglia
– Ma di che famiglia stiamo parlando?
– La nostra, no? -, è intervenuta Elena
– No, no, qua non ci capiamo proprio
– Scusa Giorgio, qual è il problema?
– E me lo chiedi? Non lo vedi il problema? Lui è il problema, coso
– Io non mi chiamo Coso
– Come ti chiami ti chiami, non ha importanza…non è questa la serata che mi aspettavo
Elena mi ha preso una mano, se l’è passata sulla faccia e poi mi ha chiesto:
– Ma come, non sei anche tu un poliamoroso?
– Un poliche?
– Un poliamoroso. Il trend di oggi è questo: non più l’asfittica e ricattatoria coppia tradizionale ma tre, quattro, cinque persone che si amano alla luce del sole, senza sotterfugi o ipocrisie
– Io però stasera volevo amare solo te
– Ma non capisci che io ho un grande cuore? E anche Davide ce l’ha molto grande
– Me n’ero accorto, ma vorrei che lo desse solo a te
– Non pensavo fossi così gretto e sciovinista. Cosa ti aspettavi da me? Una casalinga che passa le serate a guardare in tv Don Matteo?
– A me Don Matteo non dispiace -, ho ribattuto
– Te l’appoggio fratello -, ha detto Davide
– No, scusa, in che senso?
– No, nel senso dell’affermazione. Anche se devo dire che l’ultima serie, dopo l’uscita di scena del capitano Tommasi, mi convince meno delle altre
– Finitela! -, ha urlato Elena. – Mi sembra di vivere in un incubo nazionalpopolare! Davide, rimettiti i vestiti, di fare l’amore stasera non se ne parla…la magia è svanita…facciamo così, è inutile stare qua e continuare a discutere…andiamo in soggiorno, ho trovato in una bancarella l’ultimo film di Derek Jarman in dvd…il mitico Blu
– Di che si tratta? – , abbiamo chiesto, all’unisono, io e Davide
– Per tutto il tempo si vede solo lo schermo completamente blu e intanto si sentono le voci del regista inglese e dei suoi attori preferiti, Tilda Swinton per esempio…bene, tutti raccontano dell’aggravarsi delle condizioni di salute di Jarman fino alla sua morte causata dall’aids
– Scusa Elena, volevo dirti…
– Dimmi Davide, che c’è ancora?
– No, è che…stasera ci sarebbe…
– Una retrospettiva su Antonioni?
– No, la finale di Champions
– VOGLIO MORIRE! -, ha urlato Elena. Subito dopo, ha cominciato a strapparsi i capelli. Sembrava indemoniata, sembrava una scena dell’esorcista. Probabilmente, nel giro di pochi minuti, le si sono richiusi tutti i chakra.

Mentre Davide cercava di rabbonire la posseduta dal demonio, ho guadagnato l’uscita da quel girone infernale. Ho camminato per un po’ su strade lucide di pioggia fino a quando, senza farlo apposta, mi sono ritrovato davanti al bar che frequento con gli amici di sempre. C’era solo Ivan. Gli ho chiesto:
– E il nostro Alfredo dov’è finito?
– Se n’è partito per Barcellona
– Ancora Barcellona?
– Dice che lì…è l’unico posto in cui è stato veramente felice…spera di ritrovare quella felicità, la felicità di un tempo
– Sarà…comunque, lo spero per lui
– E tu? Hai una faccia strana
– Mi è successa una roba che…
Ho raccontato a Ivan tutti i dettagli della mia serata surreale, della mia serata sbagliata. Mi ha ascoltato in silenzio, poi ha detto:
– E che ci fai qui allora?
– In che senso?
– Dovresti essere a casa
– A fare cosa?
– A scrivere, che altro? A raccontare dei poliamorosi, del teatro, delle illusioni, delle delusioni…dovresti scrivere di Alfredo che è partito per Barcellona come se fosse la sua ultima spiaggia, di quelli della nostra età, di quelli di cui nessuno scrive…e lascia perdere il personaggio del commissario sciupafemmine e amante dei vini, quella non è vita, di libri così sono piene le librerie…torna a casa, non perdere tempo, scrivi
– E tu?
– E io rimarrò qui, sentendomi come nella canzone di Gino Paoli, Quattro amici al bar, hai presente? Gli amici che parlano dei massimi sistemi e…insomma, alla fine ne rimane soltanto uno, gli altri hanno preso la loro strada, lui no…
– Ma forse la troverà
– Forse la troverò
– Ciao Ivan, magari domani sera passo e…
– Non lo fare. Ciao Giorgio, abbi cura di te.


Bio – Fabiano Spessi:

Nato a Milano. Ha pubblicato una trilogia poetica che comprende “L’arte dell’incontro” (Italic, 2015), “Una promessa di felicità” (Giuliano Ladolfi Editore, 2016) e “La seconda nascita” (Giuliano Ladolfi Editore, 2017). Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Gli eventi non finiscono mai” (Giuliano Ladolfi Editore). Diversi suoi racconti sono apparsi in internet, in particolare sulla Rivista online d’avanguardia. I libri sono tutti disponibili su Amazon.


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Un commento

  1. Patrizia Birtolo

    Uno dei miei racconti preferiti fra quelli finora apparsi sul sito, il ritratto agrodolce di una generazione che dimostra il dono dell’autoironia, la capacità rara di non prendersi troppo sul serio. Freschezza e disincanto bilanciati alla perfezione, particolarmente indovinata a mio parere la caratterizzazione del personaggio femminile.

     

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