La porta della Camera di Mezzo – Ugo Criste

Ereditai la casa da una mia zia che conoscevo solo di nome. Ricordo che quando ero bambino capitò qualche volta, che assieme ai miei genitori, si andò a trovarla. Ma lei, nonostante avesse stabilito con noi un appuntamento, non si fece trovare. Il tentativo venne ripetuto due o tre volte, infine vista l’inutilità di quei gesti d’incontro si interrupero i rapporti. Ereditare la sua casa fu quindi per me come una rivincita, e l’occasione di scoprire cosa custodisse di così prezioso da preservarne la visita.
La casa si ergeva solitaria, circondata da basse siepi e situata accanto a un lago da cui si elevava una spessa bruma. Il suo colore era incerto: marrone, grigio scuro, verde spento.
Salii i tre gradini che conducevano all’uscio e entrai. Mi trovai in un ampio ingresso in cui erano presenti tre porte chiuse. Per iniziare a conoscere i segreti di quella casa non dovevo che scegliere a quale ingresso accedere.
Aprii la porta della camera di mezzo e fui investito da una zaffata di muffa e aria stantia. Probabilmente, pensai, da molto tempo il locale non veniva areato, o forse, ragionai, erano le esalazioni di ciò che conservava a spargere quell’odore. Faceva pizzicare il naso quell’odore e chissà forse si sarebbe impregnato sui miei abiti. Ecco perché rimasi sulla soglia in attesa e senza decidermi di entrare, perché temevo che quella muffa potesse penetrare nei miei vestiti e poi, attraverso gli orifizi del mio corpo, invadermi. Entrare sotto la cute, dentro le viscere, dietro la lingua. Agitai la mano, come per scacciare quel lezzo, e anche quel pensiero, quindi avanzai.
L’interruttore della luce era posizionato sulla parete sinistra. Azionai il contatto. Si accese una fioca lampadina. Discesi una ripida e lunga scala in cemento priva di ringhiera e mi trovai in una cantina occupata da sei grosse casse di legno e da alcuni mobili. La lieve illuminazione cadeva con stanchezza dall’alto e il puzzo di muffa era decisamente fastidioso, faceva addirittura lacrimare gli occhi. Mi avvicinai alle casse. Volevo aprirle, curiosare, conoscere il loro contenuto. Mi accostai a quella che mi era più vicina e su un foglio di carta attaccato sopra e bene in vista lessi – Attenzione! Aprire per prima! – L’occhio istintivamente mi corse sulle restanti casse e con sconcerto mi accorsi che pure sulle altre casse c’era scritto la medesima raccomandazione. Rimasi un po’ interdetto. Dubbioso sui possibili rischi collegati all’eventuale invertimento delle aperture. Poi mi dissi – Cosa mai potrà capitarmi se sbaglio? Se apro la terza al posto della prima, o se la quarta diventa la seconda? –
Afferrai un giraviti che trovai posato sul pavimento e senza altri indugi schiodai la cassa che avevo di fronte. Appena si staccò il pannello di legno cominciò a uscire dell’acqua, tanta acqua, troppa acqua. Non ne uscì quanta ne potesse contenere la cassa, ma ne uscì una quantità tale da farmi pensare che quella cassa non fosse una semplice cassa, piuttosto la parte terminale di un grosso tubo, di un canale d’irrigazione, di un torrente ingrossato dalle pioggie. In breve l’acqua allagò il pavimento arrivandomi alle caviglie. Feci per allontanarmi e per fuggire su per la scala, ma al suo attacco trovai un invallicabile impedimento: addossate alla scala c’erano finite, spinte dalla veemente corrente dell’acqua, le altre casse. Nel cercare una possibile via di fuga aprii un’altra cassa trovando al suo interno un remo. Proseguii nell’opera di apertura e nella terza cassa uscì una tinozza d’acciaio dalle notevoli dimensioni. Dalla quarta niente: era vuota. Nella quinta cassa scovai un tubo flessibile di gomma, nella sesta un tappo di sughero. Mi infilai nella tinozza e aiutandomi con il remo cercai di raggiungere in qualche maniera, aggirando l’intoppo, la scala. L’altezza dell’acqua intanto aumentava e nella cantina presero a galleggiare dei mobili, delle bottiglie di vetro vuote, una damigiana, e naturalmente le sei casse di legno. Quando il livello dell’acqua raggiunse un crocifisso appeso su di una parete, neppure se quello fosse stato un segnale convenuto, crollò la scala. Venne come risucchiata da un gorgo, e la porta lassù in alto divenne un miraggio. In piedi e in posizione precaria dentro la tinozza venni preso dallo sgomento. Mi vidi perso, annegato come un volgare topo, e con tutto me stesso maledii quella porta della camera di mezzo. Maledii pure la mia curiosità, persino l’eredità e la casistica a cui avevo affidato l’apertura delle casse. Chissà quale era quella che andava aperta per prima!
Facendomi rabbrividire un ratto mi passò accanto. Nuotava agitando la sua lunga coda nera. Sembrava indifferente, e forse indifferente lo era davvero. Arrivato in un angolo del locale si infilò in una fessura e ebbe salva la vita. Ed io che stupidamente temevo di fare la fine di un volgare topo!
Nel frattempo il tanfo di muffa si faceva sempre più intenso. Probabilmente l’’acqua crescendo di livello spingeva, effetto cuscinetto, il puzzo verso il soffitto e comprimendolo lo rendeva come palpabile, più spesso. Spinta dalla deriva la mia barca-tinozza si avvicinò alla casa di legno che avevo scoperto vuota. Non so perché lo feci, a dire il vero non riesco neppure a spiegare cosa mi suggerì l’idea, ma afferrai il tubo di gomma trovato nella quinta cassa, lo immersi nel lago d’acqua che si era formato e apirando il liquido a pieni polmoni lo feci travasare all’interno della cassa scoperta vuota. Come d’incanto il livello dell’acqua si fermò di salire. Simile a un vaso comunicante l’acqua usciva ed entrava dalle due casse interrottamente. Ne cresceva, ne diminuiva. Fu a quel punto che mi ricordai del tappo di sughero trovato nella sesta cassa. Per cercarlo mi guardai attorno. Galleggiava a pochi metri dalla mia posizione. Aiutandomi con il remo lo recuperai. Mi avvicinai quindi alla prima cassa:quella dalla quale sgorgava in continuazione acqua. Il tappo al confronto della sua apertura era insignificante, tuttavia glielo gettai all’interno e l’acqua smise di uscire. Ma se l’acqua smise di uscire da una cassa, continuò però a entrare, grazie alla canna flessibile di gomma che la risucchiava, nell’altra. Lentamente il livello discese. Il mobilio che prima galleggiava e che andava a zonzo per il locale ritornò sul pavimento, pure le bottiglie si posarono al suolo e nel farlo tintinnarono allegramente fra loro. Solo la puzza di muffa non diminuì affatto, al contrario si era forse fatta più intensa, addirittura la sentivo dietro la lingua, probabilmente giungeva dallo stomaco, pensai. A un certo momento la canna di gomma cominciò a risucchiare, gorgogliando, solo aria. Uscii dalla tinozza, cercai di studiare a come poter uscire dalla cantina. Raggiungere la porta senza poter utilizzare la scala impossibile, ragionai. Accostare dei mobili per arrampicarmici inutile, troppo bassi e comunque estremamente pericoloso.
M’introdussi nuovamente nella tinozza. Tolsi il tappo di sughero dalla prima cassa e nello stesso tempo rimossi la canna di gomma che avevo inserito nella cassa di legno scoperta vuota.
Ecco come uscii indenne dalla cantina. Attendendo che il livello dell’acqua, e quindi la tinozza con me all’interno, raggiunse la porta. Ovviamente prima di lasciare la cantina gettai il tappo di sughero nella cassa che eruttava acqua.
La porta della camera di mezzo, per quello che so, da quel giorno è rimasta, da incompresa, sbarrata. Della casa non ne ho più voluto sapere. Diedi disposizioni al notaio di preparami i documenti per la rinuncia del lascito e mai più ci ritornai. Ora quando mi capita di passare accanto al lago che la lambisce percorro la strada opposta. È quando si accorcia la distanza fra me e quella casa che mi sento addosso l’odore impregnante di muffa. Non proprio addosso, piuttosto dietro la lingua, o forse quel sapore mi arriva dallo stomaco. Che voglia suggerire qualcosa?


Bio – Ugo Criste:

Ho pubblicato nel 2011″Un Angelo a Cesino”(De Ferrari): nel 2012 “Il figlio mancato” (Golden Press) Premio L’Incontro: nel 2016 “Fra Scilla e Cariddi” Premio Il Convivio: nel 2017″Alla gatta morta”(Tralerighe) Premio Prospektiva: sempre nel 2017″In viaggio con Bianca” (La Ruota).

Miei libri in vendita su amazon: In viaggio con Bianca. Alla gatta morta: Un Angelo a Cesino. Il figlio mancato.


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