Uno strano caso di “Barosallergia” – Gaetano Gaziano

«E’ un caso disperato: possiamo solo sperare in un miracolo!» disse, con il viso tirato, il primario del reparto di rianimazione del reparto dell’Ospedale San Camillo di Roma al padre di Gaetano Sabettese.
Il giovane vi era stato ricoverato, due giorni prima, per una violenta crisi allergica, esplosa proprio mentre stava affrontando un colloquio di selezione, negli uffici della Rai di Saxa Rubra.
L’anziano padre, che si sentiva responsabile per quello stato di cose, non poté fare a meno di tornare, con la memoria, al giorno in cui, per la prima volta, si era manifestata la rarissima patologia del figlio.
Era successo quindici anni prima, a metà luglio del 2003. Gaetano affrontava gli esami di maturità classica, con il normale stato d’ansia che li accompagna, né più e né meno, del resto, di quanto succedeva ai suoi compagni della terza “A” del liceo classico “Empedocle” di Agrigento. Gli esami erano filati abbastanza lisci, quando durante l’ultima prova, quella orale, Gaetano si era sentito male, perdendo i sensi davanti agli esterrefatti commissari di esame.
«Chiamate subito un’ambulanza» aveva ordinato perentoriamente il prof. Polloni, commissario di italiano.
Ricoverato d’urgenza all’ospedale S.Giovanni di Dio, i medici avevano avuto notevole difficoltà a diagnosticare i motivi del collasso.
Tutti i test clinici erano risultati negativi. Per venirne a capo, allora, la dottoressa Rosamaria Gaglio, primario del reparto di rianimazione, aveva consultato, via internet, alcuni colleghi che aveva conosciuto in un simposio internazionale di allergologia, tenutosi qualche tempo prima a Berlino.
Il risultato era stato sorprendente.
Gli illustri clinici, dopo avere attentamente esaminato i risultati di tutti i test trasmessi on line, avevano concordato nel diagnosticare una rarissima forma di allergia: la “barosallergia”. Dal greco βάρος, pressione. Letteralmente allergia alla pressione. Intesa, però, in senso figurato, cioè allergia a tutti quei fattori esterni tendenti a condizionare, in tutto o in parte, la scelta di candidati sia nel mondo dello studio che in quello del lavoro.
Se ne potevano contare solo tre casi al mondo: uno in Bulgaria, uno in Cile e, ora, uno anche in Italia, con l’affezione che aveva colpito Gaetano Sabettese. Il caso bulgaro e il caso cileno erano stati letali. In entrambi i casi, i medici non erano stati in grado di approntare in tempo il vaccino necessario. Cosa che era riuscita, invece, alla dottoressa Gaglio, proprio in virtù dell’esperienza acquisita dai suoi colleghi meno fortunati.
«Ma stai attento, tuo figlio rischia molto,» aveva raccomandato al padre dello studente la dottoressa, sua compagna di liceo, «tutte le volte che si troverà in ambienti sospetti, Gaetano potrebbe avere una ricaduta!»
«Cosa intendi per ambienti sospetti?» aveva chiesto, allibito, il genitore.
«Allora sarò più chiara! Se tuo figlio viene a trovarsi in luoghi dove è presente nell’aria questo particolare tipo di allergene, costituito dalle pressioni o dai condizionamenti a favore di uno o più candidati, in altre parole, se nello stesso ambiente ci sono dei raccomandati, potrebbe riesplodere questa rara forma di allergia che potrebbe essergli fatale!» aveva precisato il primario.
«Soprattutto, deve evitare» aveva aggiunto «luoghi dove si svolgono colloqui di selezione. E’ lì che c’è il maggiore pericolo. In uno stesso momento vi si concentra, infatti, il più alto numero di raccomandati!»
«Ma vuoi scherzare? Come sarebbe possibile tutto questo? Giusto in Italia, poi, dove i professori universitari sono figli di professori, i magistrati figli di magistrati, i notai figli di notai e così via!»
aveva osservato Sabettese padre.
«Vuol dire che dovrà cambiare paese. Te lo ripeto: in Italia è a rischio!» aveva concluso, drastica, l’amica.
Sabettese padre aveva accettato malvolentieri questa diagnosi. Non riusciva a farsene una ragione.
Dirigente pubblico, aveva molto investito sulla formazione dei due figli: Gaetano e Rosanna. Avrebbe voluto che trovassero lavoro, dopo la laurea, se non nella stessa città almeno nella stessa regione. Gaetano, invece, aveva sfruttato questa sua “anomalia” per realizzare un suo antico sogno: studiare negli Stati Uniti, alla Columbia University. Aveva quasi un culto per tutto ciò che è americano: dall’arte alla musica, dal cinema alla letteratura, i cui testi leggeva in lingua originale.
«Ma perché sei contrario papà? Dopo tutto, sei stato proprio tu a regalarmi il primo romanzo americano, The catcher in the rye di Salinger. Per la licenza media, ricordi? Non capisco, ora, le tue perplessità» aveva detto, con tono, accattivante il giovane.
«Perché a New York? Così lontano: ci sono almeno sette, otto ore di volo. Abbiamo ottimi college anche in Europa. Londra, Barcellona, Parigi…» aveva tentato di dissuaderlo il padre, consapevole che sarebbe stato inutile.
«Papà, è lì che c’è la facoltà più importante al mondo, secondo me, in scienze delle comunicazioni. E, poi, lo sai: io amo gli Iuessei!» aveva insistito il figlio.
E il padre non aveva potuto opporsi.
Laureatosi, Gaetano non aveva avuto difficoltà a trovare lavoro, anzi. Aveva scelto con cura luogo e occupazione. In California, a San Francisco per l’esattezza, la città di Jack London (il grande Jack, come lo chiamava lui). Come redattore, corrispondente del Los Angeles Post.
«Sempre più lontano. Ci manca poco che si trasferisce in Australia e saremo proprio agli antipodi!» si era rammaricato Sabettese padre.
«Perché no? Ti devi rassegnare, vecchio mio!» lo aveva consolato amorevolmente la moglie Caterina.
Lui, però, da siciliano testardo qual era, non si era voluto rassegnare.
L’opportunità di fare tornare il figlio in Italia gli si era presentata un giorno, sfogliando il Corriere della Sera. Un’inserzione della Rai, di RaiNet precisamente, offriva il posto di direttore delle news della testata on line.
«Mi pare fatto apposto per Gaetano!» aveva osservato.
«Come, ti sei scordato il rischio che corre nostro figlio in Italia?» aveva replicato, perplessa, la moglie.
«Ma sai, è la prima volta che la Rai, nella sua storia, fa un avviso pubblico di selezione del personale, almeno a mio ricordo. Deve essere una cosa molto seria!» aveva insistito il marito, quasi a voler convincere se stesso.
«Tu sei proprio ingenuo!» lo aveva troncato, acre, la moglie.
Sabettese ne aveva parlato, pure, con un consigliere d’amministrazione della Rai, suo compagno di studi all’Università di Palermo.
«Sì, è una cosa seria,» lo aveva rassicurato il vecchio amico e collega, «sarà fatto tutto con la massima trasparenza, per scegliere il candidato più meritevole!»
«Ho qualche perplessità. Soprattutto, una preoccupazione…» aveva parlato all’amico consigliere dell’allergia del figlio, dei rischi che correva nel partecipare ai colloqui di selezione. Del fatto che, tutto sommato, si trovava bene negli Stati Uniti e che non valeva la pena farlo venire in Italia se si doveva trattare del solito colloquio farsa, per poi assumere un raccomandato di ferro.
«Sta’ tranquillo. Di’ pure a tuo figlio di affrontare sereno il colloquio!» lo aveva congedato il consigliere con un’amichevole pacca sulle spalle.
Il padre Sabettese era disperato. Avrebbe voluto trovarsi lui, al posto del figlio, in quel lettino dell’ospedale San Camillo.
“Che errore. Che imperdonabile leggerezza fare tornare in Italia Gaetano per quel maledetto colloquio” pensava.
Volle capire, però.
Si recò negli uffici della Rai di Saxa Rubra, dove il figlio aveva sostenuto il colloquio di selezione due giorni prima.
«Vorrei copia del verbale del colloquio sostenuto da mio figlio, il candidato Gaetano Sabettese » disse, deciso, al segretario della commissione. Che inizialmente si mostrò riluttante.
«In base alle legge della trasparenza!» ribadì, determinato, Sabettese che, quando serviva, si ricordava di essere laureato in giurisprudenza e tirava fuori gli artigli.
Il segretario, impaurito, fece di più. Gli consegnò una copia della trascrizione del colloquio, svoltosi tra il figlio e uno dei vice direttori generali della Rai, che presiedeva la commissione selezione.
Sabettese padre lesse, attentamente.
Vice Direttore Generale: «Buon giorno, si accomodi. Lei è il decimo candidato della mattinata che esaminiamo!»
Gaetano Sabettese: «Buon giorno!»
V.D.G.: «Vedo che lei ha un curriculum vitae di tutto rispetto. Bene! Vedo anche che ha superato brillantemente i test psicoattitudinali effettuati la settimana passata, anche se io non credo a queste americanate!»
G.S.: «Perché americanate?»
V.D.G.: «Suvvia, Sabettese! Capisco…lei viene da San Francisco e, quindi, la mia è stata una mezza gaffe. Intendevo dire che noi italiani siamo abituati a dare importanza a cose ben più concrete.»
G.S.: «Quali, ad esempio?»
V.D.G.: «Ad esempio, alle esperienze di lavoro maturate. Vedo che lei ha alle spalle una brillante attività di redattore al Los Angeles Post. Complimenti!»
G.S.: «Grazie!»
V.D.G.: «Vedo, inoltre, che lei ha una precedente esperienza di stagista, in qualità di giornalista on line alla Yahoo.com di San Francisco, sezione news. Complimenti!»
G.S.: «Grazie!»
V.D.G.: « Anche a titoli si difende egregiamente. Laurea alla Columbia University in scienze delle comunicazioni, con il massimo dei voti. Bene! Una pubblicazione, sulla Los Angeles Press, del saggio Multimedialità dell’informazione e società. Bravo!»
G.S.: «Grazie!»
V.D.G.: «Mmmmh…»
G.S.: «Cosa?»
V.D.G.: «Vedo, purtroppo, che lei ha dimenticato di apporre una dichiarazione importante sul modulo di domanda di partecipazione al concorso!»
G.S.: «Quale?»
V.D.G.: «La dichiarazione di disponibilità a trasferirsi in Italia, in caso di nomina!»
G.S.: «Ma come? Se sono venuto a Roma da San Francisco per sostenere il colloquio, è chiaro che sono disponibile a trasferirmi. E’ evidente, no?»
V.D.G.: «Sì, secondo logica dovrebbe essere così. Ma sa, la forma ha pure la sua importanza. Il regolamento parla chiaro. Temo che questa omissione pregiudichi un po’ le cose. Comunque, non anticipo niente. La faremo sapere. Buongiorno!»
G.S.: «Buongiorno!»
V.D.G.: «Il candidato Sabettese è svenuto. Chiamate subito un’ambulanza!»
“Bastardo” masticò tra i denti Sabettese padre, a fine lettura del verbale.
Uscendo dagli uffici, mentre indossava il cappotto, il suo sguardo andò all’elenco dei candidati invitati al colloquio due giorni prima, ancora affisso alla porta. Lesse con cura:
1) Alemanno Michele
2) Boschi Emanuele
3) Brunetta Gaspare
4) Draghi Vittorio
5) Gelmini Fulvia
6) Meloni Renato
7) Napolitano Luigi
8) Prodi Filomena
9) Renzi Sonia
10) Sabettese Gaetano
11) Salvini Roberta
“Che cretino sono stato a fare tornare mio figlio in Italia. Ma li denuncio tutti!” pensò, mentre lasciava gli uffici della Rai.
In effetti, sporse una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, allegando il verbale del colloquio.
Il giovane Sabettese non mostrava segni di ripresa. Il coma profondo, in cui versava da due giorni, non era, tuttavia, considerato irreversibile. I genitori non si allontanarono un solo momento dal suo letto. Solo la madre, la mattina del quarto giorno di ricovero, uscì dalla stanza per andare a pregare nella cappelletta dell’ospedale. Implorò pure la grazia a padre Pio, la cui statua era illuminata dalle lucette votive collocate nel piedistallo.
Inaspettatamente, al quinto giorno, Gaetano riaprì gli occhi. Si guardò attorno e chiese: «Dove sono?»
«In Italia, a Roma!» risposero, increduli e commossi, i genitori.
«Ma ancora per poco» continuò il padre, «appena ti riprendi completamente, te ne torni di corsa a San Francisco!»
Il miracolo venne attribuito al santo di Pietralcina.
Nessuno fece caso a un trafiletto di cronaca giudiziaria del Corriere della Sera dello stesso giorno: “Blitz della Guardia di Finanza negli uffici romani della Rai, a Saxa Rubra. Sequestrati i verbali dei colloqui per la selezione del posto di direttore di RaiNet. Si prevedono ulteriori, clamorosi sviluppi”.


Bio – Gaetano Gaziano:

Nato a Acireale (CtI) di anni 78, ancora vivente. Scrive per puro divertimento personale che spera di contagiare a improbabili lettori. Ha dato alle stampe nel 2006 il libro “Il Bacchino ubriaco e altre storie”, raccolta di 18 racconti in cui il vino fa da comune filo conduttore. Uno dei racconti, “Il verdetto del monaco”, ha vinto, da inedito, nel 2004 il premio letterario “Cesare Pavese” per la letteratura sul vino. Il libro è presente su Amazon.it


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2 commenti

  1. Federico Berlioz

    Arroganza, presunzione, autoreferenzialità. Il mondo di troppe persone gira solamente attorno alle loro anime perse, piuttosto che cercare la luce del sole, dove le cose sono sempre chiare, pulite, evidenti. Dove le cose sono di tutti e dove ce n’è per tutti.
    Federico Berlioz

     
    • gaetano gaziano

      Bello, il tuo commento!
      “Cercare la luce del sole” è l’aspirazione di tutti.
      Purtroppo ci si imbatte, spesso, in una realtà opaca che sembra lasciare pochi margini alla competitività e al merito.
      Mi piace anche il tuo messaggio di ottomismo “dove le cose sono di tutti e dove ce n’è per tutti”.
      La conclusione della mia “storia” va, in fondo, in questa direzione: “arroganza, presunzione e autoreferenzialità” vengono punite. Almeno, nel racconto.
      Grazie, Federico!
      Gaetano Gaziano

       

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