Una Decisione Estrema – Claudio Marsella

La pioggia picchiava forte sui vetri delle bianche finestre del pronto soccorso di chirurgia d’urgenza dell’ospedale civico. Per il dottor Massimo Corbi era una notte come tante altre passate a prendersi cura dei propri malati, dei loro lamenti, dei loro sguardi spaventati, ma al tempo stesso riconoscenti e pieni di voglia di vivere.
La sua carriera di medico era cominciata in maniera brillante: dopo una laurea in medicina presa con il massimo dei voti, la specializzazione in cardiochirurgia e poi i sogni di una carriera favolosa che si infrangono sulla triste e spietata realtà e così questo lavoro di pronto intervento chirurgico, pur sempre dignitoso e indispensabile, ma lontano però da quelle aspettative tanto desiderate nel campo dei trapianti di cuore.
Quarantaquattro anni ben portati e dodici di lavoro in quel pronto soccorso dove però era diventato il responsabile sanitario, sposato con Sandra, una bella moretta dieci anni più giovane anche lei medico e per giunta pediatra, sempre fra i bambini, ma senza figli suoi, nonostante i molteplici tentativi fatti!
La pioggia era cessata e anche fra i malati c’era tranquillità, tutti riposavano in uno di quei pochi momenti di calma che il personale di corsia tanto desidera. Era passata da poco la mezzanotte e anche il dottor Corbi, nella sua stanza, si stava godendo quel prezioso silenzio, appisolato sulla sua poltrona, quando l’allarme di “Codice Rosso” lo fece sobbalzare di colpo. Due barellieri entrarono in tutta fretta nella medicheria trasportando un uomo privo di sensi e col torace visibilmente insanguinato. “ Colpo di pistola in regione cardiaca, probabile suicidio, aveva ancora la l’arma in mano quando l’abbiamo soccorso”, disse uno dei due con fare professionale. Il dottor Corbi si avvicinò alla bocca del paziente, poi cercò il battito sul collo ” Siamo in arresto cardiaco, presto, massaggio cardiaco e portiamolo in sala operatoria”. Mentre il suo assistente continuava con la rianimazione manuale, il dottore e l’anestesista intubavano il paziente. Dopo interminabili minuti di cure di primo soccorso, l’assistente si fermò e disse: “Ora del decesso mezzanotte e trentasei minuti”, fece per coprire con il lenzuolo il volto del povero sventurato, quando il dottor Corbi lo fermò dicendo “Tentiamo un intervento in circolazione extra corporea, bisogna riparare il cuore lesionato, lo so che è una follia, ma perché non tentare? Forza al lavoro!”
Le mani esperte di Massimo si addentrarono nel torace dell’uomo e ben presto la pompa meccanica si sostituì al cuore senza vita e cominciò a spingere il sangue in circolo. Il cuore e il polmone sinistro erano stati attraversati dal proiettile che era poi uscito posteriormente. Mentre il paziente veniva trasfuso, il dottor Corbi riparava quegli organi lacerati con estrema destrezza e velocità. Dopo circa due ore l’intervento era terminato, ora non rimaneva che ricollegare vene cave e aorta al cuore e sperare! Il lavoro era stato eseguito magistralmente. Tutti guardavano quel cuore che rimaneva immobile, non batteva, non batteva più! “Presto, stimolatore elettrico Libera! Libera! Niente da fare! Proviamo ancora una volta. Libera!” Il cuore fece un breve sussulto, poi un altro più lungo e poi ricominciò lentamente, ma inesorabilmente a battere di nuovo. “Bene, ce l’hai fatta davvero” gridarono i colleghi ancora increduli. “Ora suturiamo e poi controlliamo i parametri vitali, il suo cervello potrebbe avere sofferto per anossia” aggiunse Massimo, mentre si tergeva il sudore dalla fronte.
L’elettrocardiogramma era buono, ma dal cervello arrivavano solo deboli segnali e anche una successiva risonanza magnetica dimostrava i segni di una diffusa sofferenza cerebrale.
Il dottor Corbi guardò con preoccupazione i suoi colleghi, aveva praticamente resuscitato un uomo, ma ora quella persona non aveva più prospettive di una vita normale e anche se respirava autonomamente versava in un grave stato di coma.
Le prime luci dell’alba lasciavano intravedere un cielo quasi del tutto sereno dopo l’acquazzone della notte, quando Massimo, terminato il suo turno, si incamminò lentamente verso casa. Durante il breve tratto di strada che lo separava dalla sua abitazione, il viso di quell’uomo gli tornava alla mente con estrema chiarezza, non riusciva a cancellare quella visione dalla sua testa, “Chissà perché voleva morire? Cosa l’avrà spinto a compiere un gesto così estremo? E adesso? E’ vivo, ma non sono mica certo che ora sia meglio per lui.” Assorto in questi angoscianti pensieri era giunto nei pressi di casa sua, si era fermato sul bordo del marciapiede prima di attraversare la strada per far passare un camion, quando si sentì come una spinta, fece appena in tempo ad afferrarsi a un cartello stradale evitando così di finire tra le ruote del grosso mezzo. Si voltò di scatto, imbestialito più che mai, per vedere chi mai fosse stato ad attentare così impunemente alla sua vita, ma con grande stupore non vide nessuno. “Avrò avuto un mancamento, non c’è altra spiegazione, meglio andare subito a riposare.” Così con il cuore che ancora gli batteva forte in gola si infilò furtivo nel portone di casa e si buttò stremato sulla sua poltrona. Era talmente provato da tutti gli avvenimenti che erano accaduti in quelle ultime ore che non trovò nemmeno il tempo di cambiarsi e infilarsi nel letto e si addormentò profondamente. Sognò il volto di quell’uomo che lui aveva strappato ad una morte certa, vide un volto infelice, disperato, pieno di rancore nei suoi confronti ”Io volevo morire e tu non me l’hai permesso, ma che diritto hai, io cercavo la pace e tu me l’hai negata, maledetto dottore, soffrirai anche tu!” Queste parole risuonarono con forza inaudita nella mente di Massimo che si svegliò urlando madido di sudore.
“Cos’hai? Cosa c’e? Amore ti sei addormentato qui con indosso ancora i vestiti, perché non sei venuto a letto?” Con queste parole preoccupate Sandra arrivò dalla sua camera, ancora mezza assonnata. “Non è niente, ho solo avuto una nottata davvero dura, a volte nel mio lavoro non ce la fai a non portarti a casa le angosce e le situazioni che affliggono i malati.”
“Ti capisco, ma sono cose legate alla professione del medico, hai voglia di raccontarmi qualcosa mentre preparo il caffè?”
“E’ stata una nottata convulsa in ospedale ho eseguito un difficile intervento su di un tizio che si era sparato al cuore, ormai era morto e dopo un arresto cardiaco siamo riusciti a riporlo su questo mondo!” “Bene e dov’è il problema?”
“Il cervello ha sofferto in maniera probabilmente irreversibile, anzi quasi sicuramente. Sai quando poco fa mi hai sentito urlare stavo proprio sognando di quel tale, ce l’aveva con me perché non l’ho lasciato morire in pace, mi ha detto: maledetto dottore, soffrirai anche tu! E poi, come ciliegina sulla torta, proprio qui davanti casa ho rischiato di essere investito da un camion, ho avuto la netta sensazione che qualcuno mi spingesse, ma non c’era nessuno. Ero assolutamente solo, ho rischiato davvero di finire sotto le ruote.” “Sei solo un po’ agitato, adesso vatti a fare una doccia e vieni a fare colazione con me, ti aspetto!”
Nel tardo pomeriggio ricominciava il turno di lavoro e subito il dottor Corbi si interesso riguardo alle condizioni dell’aspirante suicida. Si chiamava Gaetano Beni cinquant’anni, impiegato comunale, vedovo, sua moglie era morta solo un anno prima di una terribile dolorosissima malattia. A distanza di pochi mesi dal terribile evento era caduto in una disperazione ancora più profonda per la recentissima morte dell’unico figlio in un incidente con lo scooter. Voleva farla finita e lo aveva chiaramente scritto su di un’ultima sconfortata lettera, trovata vicino al corpo. Il suo bollettino sanitario non riscontrava variazioni di rilievo rispetto alla notte precedente e Massimo guardava quella persona esanime e si chiedeva se fosse stato davvero giusto sfidare la morte in quel modo.
Non ci fu il tempo di ulteriori elucubrazioni mentali perché una nuova urgenza era arrivata al pronto soccorso. C’era una massiccia emorragia interna ”Subito in sala,” aveva decretato Massimo.
L’intervento era cominciato, il trauma aveva provocato una vasta lacerazione epatica, il dottor Corbi stava lentamente facendosi strada col bisturi incidendo delicatamente il peritoneo, quando improvvisamente la lama si addentrò con forza nel fegato del povero sventurato. “Ma cosa stai facendo?” gli urlò costernato il suo assistente ”Ma qualcuno mi ha spinto” replicò incredulo Massimo. “Non ti ha spinto nessuno, lascia che continui io prima che il paziente si dissangui, dai spostati per favore!” Mentre si allontanava stranito dal tavolo operatorio non riusciva a dare una spiegazione plausibile, poi gli venne alla mente lo scampato investimento del giorno prima e quel sogno così reale e accusatorio. Sembrava che i due episodi potessero essere correlati, ma non riusciva a trovare una spiegazione logica. “Ma cosa mi sta succedendo? Non mi metterò mica a credere agli stregoni adesso” Così tra i mille pensieri che mulinavano nella sua mente, Massimo ne andò nella suo ufficio in attesa di notizie sull’intervento in corso, sperando di non aver involontariamente creato un danno irreversibile al paziente..
Dopo un’ora circa arrivò la rassicurazione tanto attesa, l’intervento era perfettamente riuscito e la lesione riparata a dovere. Questo fece tirare un sospiro di sollievo a Massimo, ma in cuor suo c’era una grande confusione e un grande tormento. Era troppo turbato per rimanere al lavoro, così il dottor Corbi se ne tornò a casa con l’approvazione generale dei suoi collaboratori.
Durante la strada di casa telefonò a Sandra per raccontarle l’accaduto: “Ciao Sandra dove sei?” “Sono in macchina sto passando fra i campi su una specie di mulattiera, per andare al distretto pediatrico di Fogari, è proprio un’impresa con tutta l’acqua che è caduta l’altra notte la strada è diventata un acquitrino. Hai la voce un po’ strana, è successo qualcosa?”
“Stavo per uccidere un paziente durante un intervento, gli ho lacerato il fegato, mi è ancora sembrato che qualcuno mi spingesse, anche questa volta, non so più cosa pensare, per fortuna il danno è stato riparato dai miei collaboratori. Non me la sono sentita di rimanere in ospedale, sto tornando a casa.”
“Fai bene, hai bisogno di riposo, tutte queste coincidenze… ma cosa, maledizione lo sterzo non gira più, accidenti! Oddio! Aiuto sono finita in acqua!”
“Sandra, Sandra, per carità” riuscì soltanto a balbettare Massimo
“Non si apre, lo sportello, non si apre nemmeno il vetro, è bloccato è tutto bloccato, sta cominciando a entrare l’acqua, Aiutami non so più che fare!” “Prova, prova ancora” “Non ci riesco. Aiuto!”
Massimo ritornò velocemente verso il pronto soccorso, mentre cercava inutilmente di incoraggiare Sandra parlandole dal cellulare. Entrò di corsa all’ospedale e con estrema decisione mise una potente dose di digitale in una siringa e si diresse senza indugi al capezzale del Beni. Senza esitazioni gli iniettò endovena tutto il contenuto, pochi secondi e il prolungato BIP del macchinario indicò l’avvenuto arresto cardiaco, quel cuore che lui aveva riattivato in modo così rocambolesco ora sempre lui, lo aveva fermato per sempre!
Aveva ancora il cellulare in tasca “Pronto, pronto Sandra rispondi ti prego rispondi!”
“Improvvisamente lo sportello si è aperto, sto uscendo, sono salva amore, sono salva!”
Mentre tutto il personale in servizio accorreva richiamato da quel suono inequivocabile, Massimo era lì, fermo davanti a quel corpo esanime, la siringa ancora stretta nella sua mano e lo sguardo perso nel vuoto ”Lo dovevo fare, lo dovevo fare!” Ripeteva inebetito, “lo dovevo fare!”

FINE


Claudio Marsella

Claudio Marsella è nato a Montecatini val di Cecina nel 1951. Vive a Pisa con la moglie e le due figlie. Lavora come fisioterapista e ama la scrittura, la pittura e la musica, Suona la chitarra e si diletta di falegnameria e di restauro.
Ha pubblicato nel 2009 il libro di racconti “…poche storie!”, nel 2011 ha auto pubblicato “Impronte di formica”. E’ poi passato ai romanzi nel 2012 ha auto pubblicato “Il mistero del bosco vecchio”, nel 2013 “Appuntamento con il sogno”, nel 2018 “Regalo di Pasqua”. Sempre nel 2018 l’editore Montag ha scelto di pubblicare e commercializzare a proprie spese il romanzo “Un passo nell’aldilà”.
Uno dei suoi racconti è stato pubblicato nelle seguenti antologie:
“Terra di mezzo”
“Dietro l’angolo”
“Storie di carta”
“Sul sentiero degli angeli”
“Oltre l’arcobaleno”
“Orza la barra”
“La mia fede”
“La casa”
“L’amore è”
“Arteinte”
E’ inoltre risultato finalista nei seguenti concorsi letterari:
“150 strade” nel 2013
“Emozioni in bianco e nero” nel 2014
“Sul sentiero degli angeli” nel 2015 (secondo classificato)
“Accademia Gioachino Belli” nel 2017
“Oltre l’arcobaleno” nel 2018
“Multiverso” nel 2018
“Sul sentiero degli angeli” nel 2018
“Arnaldo Giovannetti” nel 2018
“L’amore è” nel 2018
“Arteinte” nel 2018 (secondo classificato)
Ha inoltre ricevuto la menzione d’onore nel concorso “Il narratore” nel 2016 ed il premio speciale nel concorso “Trofeo del lupo” nel 2017.


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