Una casa inquietante – Claudio Marsella

“Ascolta, ascolta! Ancora questi rumori, sembrano catene trascinate, provengono dalla soffitta e questi colpi? Mio Dio e che cos’è questo lamento agghiacciante?
Presto scappiamo usciamo subito da qui, non perdiamo altro tempo, via, via!”
Danilo e Rita si ritrovarono per strada con ancora indosso il pigiama. Tremavano dalla paura e nei loro occhi si leggeva tutto lo sgomento per quei momenti difficili da dimenticare.
Tutto era cominciato tre giorni prima, quando Danilo aveva trovato sulla pagina degli annunci economici un’offerta davvero appetibile:
”Affittasi villetta centro Torino, otto vani a soli 200 euro mensili.”
Visto che l’agenzia immobiliare che aveva messo l’annuncio, non dava ulteriori informazioni, Danilo pensò bene di andare a scambiare due chiacchiere per capire cosa c’era dietro ad una richiesta così modesta, dieci volte inferiore al reale costo di mercato.
Venne ricevuto dal signor Turi, responsabile dell’agenzia che un po’ imbarazzato spiegò:
“Vede, il fatto è che la gente dice che beh, insomma lì ci sarebbero i fantasmi. Dico ci sarebbero perché si sa sono solo assurde superstizioni, comunque il proprietario è disposto ad affittare la casa ad un prezzo irrisorio, pur di dimostrare a chi ha messo in giro queste voci che non c’è niente di fondato!”
Danilo ne aveva parlato a sua moglie Rita e, visto che i due abitavano in un piccolo appartamento in affitto e spendevano quattro volte di più del costo che avrebbe avuto quella villetta, oltretutto molto più grande, avevano deciso che bisognava provare.
Ora erano lì fuori a l’una di notte, abbracciati che maledicevano il giorno in cui avevano messo piede in quella casa infestata.
Danilo stava telefonando all’amico Blasco per informarlo dell’accaduto e per chiedere il suo aiuto in quel momento così imbarazzante.
L’amico non tardò ad arrivare e quando i due malcapitati furono a bordo della sua auto, volle ascoltare meglio i particolari di quell’esperienza insolita e agghiacciante.
Blasco era lo scettico per eccellenza, non credeva affatto né al paranormale, né all’esistenza di entità misteriose o energie soprannaturali, tanto meno a oscure presenze, insomma tutto quello che concerneva l’ignoto per lui era solo fonte di indifferenza, incredulità, tutte sciocchezze che lo facevano ridere solo a parlarne.
Il racconto di Danilo continuava con particolari sempre più inquietanti e sconvolgenti, mentre Rita se ne stava un po’ in disparte, chiusa in un silenzio che lasciava chiaramente trasparire il suo stato di disagio.
Intanto Blasco ascoltava con aria di sufficienza con un irritante sorrisetto che spiegava più di ogni altra parola la sua opinione sull’accaduto: i suoi amici paurosi e creduloni, si erano lasciati pesantemente suggestionare dalle chiacchere che avevano sentito ed erano arrivati a percepire come spaventose urla di fantasmi i normali rumori ingigantiti dal silenzio della notte.
A quel punto Rita, rompendo il suo silenzio, prese la parola e rivolta all’amico disse con aria di sfida:
“Visto che dalla tua espressione si percepisce chiaramente che non credi ad una sola parola di questa storia, perchè non ci vai tu a passare una notte in quella casa maledetta? Scommettiamo che poi quel tuo sorriso di scherno si trasformerebbe in un’espressione molto più simile a quella che abbiamo in questo momento sia io che Danilo!”
“Rita non mi sfidare perché io non ho nessuna paura di andare in quella casa. C’è sempre una risposta a tutto, tutto ha sempre una spiegazione logica e razionale, magari potrà essere difficile da scoprire, ci vorrà del tempo, ma sicuramente non ci sono i fantasmi, stanne certa!” Rispose Blasco un po’risentito.
L’auto era arrivata davanti alla casa di Danilo e Rita. I due avevano invitato l’amico a salire per bere qualcosa insieme. Blasco aveva accettato di buon grado e davanti alla schiuma di un cappuccino caldo Danilo continuò la conversazione:
“Fortunatamente avevamo pattuito quindici giorni di prova prima di lasciare il vecchio appartamento, così abbiamo sempre questo tetto sulla testa e a questo punto interrompiamo il trasloco e riconfermiamo il vecchio affitto. Quelle poche cose che abbiamo già portato laggiù bisognerà che qualcuno le vada a recuperare, io non ho più intenzione di mettere piede in quella casa, piuttosto lascio tutto lì.”
Blasco che voleva dimostrare ai suoi amici che esiste soltanto ciò che possiamo toccare disse:
“Ragazzi, visto che di quella che doveva essere la vostra nuova casa avete già pagato l’affitto per quindici giorni, è un peccato lasciarla vuota, domattina ci andrò io così vi dimostrerò che sono tutte baggianate!”
Con queste parole risolute Blasco si candidò volontariamente come il prossimo inquilino della fantomatica casa stregata.
“Blasco non fare lo spaccone, guarda che lì dentro sarà un inferno, devi credermi!”
Irruppe Danilo con tono sinceramente preoccupato.
“Lascialo andare, è l’unico modo per verificare se noi siamo solo dei visionari oppure se è lui che è troppo scettico”
Aggiunse Rita un po’ scocciata. Poi con un sorriso continuò:
“Il frigo è pieno, la biancheria è pulita, luce e gas ci sono, queste sono le seconde chiavi, le altre sono rimaste dentro, credo che quel che vedrai e sentirai farà crollare le tue certezze.”
Blasco fece un risolino ironico e vagamente canzonatorio e la mattina seguente era lì davanti a quella villetta stile liberty. Un piccolo cancello introduceva in un breve vialetto e da qui con tre gradini si arrivava al portone d’ingresso.
Tutt’intorno alla casa c’era un piccolo marciapiede che confinava con un prato poco curato largo un paio di metri. Un alto muro di cinta la separava poi dalle villette vicine, l’unico accesso era quindi dal cancello appena varcato.
Blasco volle osservare la costruzione dall’esterno: c’erano pian terreno e primo piano con un terrazzino sul davanti. Poi ci doveva essere un basso sotto tetto del quale si poteva vedere una finestrella chiusa, posta sul retro della casa.
Non rimaneva che entrare, così Blasco senza esitare mise la chiave nella toppa e aprì la porta.
All’interno c’era poca luce, trovò l’interruttore, accese e poi andò ad aprire gli scuri di una finestra per dar modo al chiarore del mattino di scaldare quell’ambiente freddo e inospitale.
Vide che si trovava in un salottino arredato con dei mobili che lui non avrebbe comprato per nessuna ragione al mondo. Più avanti si entrava in una spaziosa cucina, anche qui dette luce all’ambiente e questa volta l’arredamento gli sembrò più sobrio.
Sempre al pian terreno c’era uno studio e il bagno ed era tutto pulito e spazzato di fresco.
”Qui c’è la mano di Rita.” Pensò accennando un mezzo sorriso.
Una stretta scala di marmo bianco a fianco del salotto, portava al piano superiore disegnando una esse.
Blasco salì quei gradini tenendosi ad un antico corrimano in legno posto su di una ringhiera in ferro battuto.
Al piano di sopra c’erano tre camere e un bagno. Si guardò attorno, tutto gli sembrò accogliente. Decise che la cameretta con un solo letto sarebbe stata la sua camera per la notte, poi vide il letto ancora disfatto della camera matrimoniale lasciato in tutta fretta dai suoi amici che erano fuggiti terrorizzati, gli venne un po’ da ridere.
Nel riscendere le scale notò che sul soffitto del ballatoio c’era una botola, di quelle che hanno la scala incorporata. Si mise a cercare il ferro a uncino per l’apertura e lo trovò dietro la porta della sua camera.
La botola si aprì con un cigolio sinistro, ne discese una scala un po’ malconcia. Senza troppi indugi Blasco salì. C’era buio, qualche raggio di sole filtrava dalle vecchie tegole; cercò un interruttore aiutandosi con la luce del suo telefonino e lo trovò.
La soffitta era molto bassa si doveva stare leggermente chini per ispezionarla. C’erano due vecchie damigiane completamente ricoperte di polvere, la rete di un letto, delle casse piene di bottiglie vuote e a terra una decina di tegole, da utilizzare in caso di necessità.
Arrivato poi alla finestrella che aveva visto dal di fuori, aprì molto facilmente le ante polverose. Lì davanti era ben visibile un’altra villetta di analogo stile. Richiuse alla meno peggio la finestra e tornò di sotto.
Arrivato in cucina, Blasco si sedette per riflettere meglio:
“Allora, se Danilo e Rita sentivano rumori provenire dalla soffitta probabilmente doveva esserci qualcuno e l’unico modo per accedervi è dalla finestrella posta sul retro, però la scaletta interna fa troppo rumore e poi non si chiude dall’interno, come si potrebbe entrare da quella finestra?
Una scala, una lunga scala, non ho visto luci esterne, quindi quella zona deve essere al buio, al riparo di occhi indiscreti. Ho bisogno di una torcia in macchina ne ho una, l’andrò a prendere. Ho preso solo tre giorni di ferie devo risolvere l’arcano al più presto!”
Pensò mordendosi nervosamente il labbro.
Blasco era un tipo alto ed atletico, non ancora trentenne. Era stato compagno di scuola di Danilo fin dalle elementari, fra loro c’era ancora una grande amicizia, anche se da un paio d’anni il matrimonio con Rita li aveva allontanati un po’.
La giornata se ne era andata via in tutta tranquillità, Blasco aveva cucinato, era uscito nel piccolo giardino, aveva guardato la televisione, aveva fatto in modo, insomma di dimostrare che in quella casa ci poteva vivere qualsiasi nuovo inquilino.
Quella notte Blasco non riusciva prendere sonno. Sdraiato nel suo letto in boxer e maglietta, giocava con il suo inseparabile telefonino aspettando qualche segnale dall’aldilà, ma niente quella nottata trascorse nel silenzio più assoluto. Si svegliò tranquillamente al canto degli uccellini che popolavano una piccola pineta posta sul lato destro della casa.
Quel giorno aveva deciso che sarebbe stato meglio andar fuori, uscire per far vedere ai vicini che lui aveva anche una vita pubblica. Cosi si vestì e, sbattendo forte il portone, salì sulla sua macchina e si allontanò sgommando.
Passò tutto il giorno con la sua vecchia amica Teresa con la quale aveva una storia di quelle senza tanti coinvolgimenti.
Le spiegò come stavano le cose e poi la convinse a venire a cena da lui nella cosiddetta casa degli orrori che però finora non aveva tenuto fede al proprio nome.
Lei accettò un po’ contro voglia a patto che dopo la cena sarebbe tornata a casa sua e non avrebbe passato la notte fra quelle mura di cui aveva sentito parlare più volte.
Verso le diciotto Blasco rientrò a casa, era una fresca giornata di inizio marzo e cadeva una leggera pioggerellina.
Cominciò a preparare la cena per la sua ospite canticchiando allegramente.
Alle venti in punto il campanello di casa annunciò l’arrivo di Teresa che, prima di entrare, disse ad alta voce:
“Che bella la tua nuova casa! Complimenti davvero!”
La cena trascorse tranquillamente anche se Teresa era un po’ nervosa per la storia che Blasco le aveva raccontato. Così all’ora pattuita, neanche un minuto di più, se ne andò salutando e ringraziando sempre ad alta voce, quasi volesse far sapere, a chissà a chi poi, il momento del suo arrivo e della sua partenza.
Blasco si era messo a letto, questa volta non si era spogliato e stava come sempre giocherellando con il suo cellulare. Era quasi mezzanotte quando un rumore secco proveniente dalla soffitta gli fece drizzare le orecchie.
Cominciò a sentire un inquietante rumore di catene dei colpi tremendi e un lamento agghiacciante.
Senza pensarci due volte prese la torcia, corse giù, aprì il portone e si precipitò sul retro della casa.
Illuminò prontamente la parete e con grande soddisfazione vide una lunga scala appoggiata al muro e la finestra della soffitta aperta.
Qualcuno si era introdotto in soffitta e stava mettendo in opera una vera e propria azione di disturbo cercando di spaventare i malcapitati ospiti, altro che fantasmi!
A quel punto Blasco afferrò la scala, la tolse dal muro e piano, piano la adagiò sul marciapiede, bloccando così l’unica via di fuga.
Ora mentre il fascio di luce illuminava la finestra, Blasco con il suo inseparabile cellulare chiamava senza alcuna esitazione il 112.
In pochi minuti un’ auto dei Carabinieri a sirena spiegata arrivò davanti alla villetta. Blasco fece un segnale con la luce, gli agenti andarono verso di lui.
Con poche, ma chiare parole spiegò loro l’accaduto. A quel punto un agente rimase fuori con la torcia in mano e lui con l’altro agente salì la scala interna verso il ballatoio.
Arrivati su, Blasco aprì la botola e fece scendere la scala. Non ci fu bisogno di insistere più di tanto un uomo con indosso una tuta nera scese e con fare disorientato disse:
“Non volevo far male a nessuno, volevo solo spaventare gli abitanti di questa casa!”
I carabinieri lo condussero via con loro e invitarono anche Blasco a seguirli per la denuncia di rito.
Più tardi, al comando, il capitano della stazione con aria soddisfatta redasse il suo verbale scrivendo:
“Stanotte a mezzanotte e un quarto gli agenti della circoscrizione 6 hanno fermato tale Franco Bugno di anni quarantaquattro che si era introdotto furtivamente, con l’utilizzo di una scala, nella soffitta della abitazione sita in via Diddi al numero civico 52 con l’intento di spaventare l’inquilino Blasco Carli, utilizzando rumori registrati e quant’altro.
Il Bugno non sarebbe nuovo a questo tipo di azione illecita, il motivo sarebbe legato a mero interesse economico. Facendo credere alla presenza di fantasmi, voleva poter acquistare a prezzo scontato l’abitazione, essendo lui il proprietario della villetta adiacente.”
Dopo aver firmato le carte del verbale e chiacchierato allegramente con i carabinieri, Blasco se ne tornò verso casa.
Erano le quattro di mattina, quando finalmente si era disteso comodamente sul letto e questa volta si era tolto i vestiti. Avrebbe voluto abbandonarsi ad un sonno ristoratore, ma non ci riusciva, troppe emozioni!
Prese allora il telefonino e si mise a giocherellare sperando che rilassandosi sarebbe arrivata la sospirata sonnolenza, quando ad un tratto sentì un forte colpo provenire dalla cucina e poi un altro ancora. All’improvviso l’aria divenne fredda, un gelo al quale Blasco non riusciva a dare una spiegazione logica; pensò ad una finestra che si era aperta, ma, se anche fosse successo, fuori non era così freddo!
Con il cellulare in mano scese dal letto e si incamminò giù per le scale per andare a vedere, quando alle sue spalle udì una voce che faceva gelare il sangue nelle vene e che sembrava venire dall’oltretomba che diceva:
“ Vattene da casa mia!”
Blasco si girò di scatto e vide una figura inquietante davanti ai suoi occhi.
Aveva uno strano vestito tutto lacero, lunghi capelli e uno sguardo che avrebbe terrorizzato chiunque.
Blasco scese gli ultimi gradini indietreggiando verso il portone senza abbassare lo sguardo, quell’essere era sempre lì con quegli occhi che ti perforavano l’anima.
Poi ad un tratto l’inquietante visione si librò letteralmente in aria e restando parallela al pavimento arrivò a pochi centimetri dalla faccia di Blasco e fissandolo con occhi malvagi, sibilando velenosamente le parole, disse ancora una volta:
“Vattene da casa mia!”
Blasco non ci pensò nemmeno un attimo, aprì il portone, uscì fuori nelle notte, lo chiuse con forza alle sue spalle e fuggì via!
Era spaventato, il cuore gli martellava nel petto, aveva visto qualcosa che non poteva appartenere a questo mondo, non riusciva a credere di avere visto con i propri occhi… che cosa, un essere, una presenza, cosa? Non sapeva neppure come definirlo.
Fuori pioveva, non aveva le scarpe e indossava solo boxer e maglietta.
Stretto nella sua mano aveva l’inseparabile telefonino, cosa poteva dire? Però compose il numero e con la voce rotta dall’emozione semplicemente disse:
“Danilo, sono Blasco vieni, vieni presto sono per strada, qui davanti alla casa, poi ti spiego!”

FINE


Claudio Marsella

Claudio Marsella è nato a Montecatini val di Cecina nel 1951. Vive a Pisa con la moglie e le due figlie. Lavora come fisioterapista e ama la scrittura, la pittura e la musica, Suona la chitarra e si diletta di falegnameria e di restauro.
Ha pubblicato nel 2009 il libro di racconti “…poche storie!”, nel 2011 ha auto pubblicato “Impronte di formica”. E’ poi passato ai romanzi nel 2012 ha auto pubblicato “Il mistero del bosco vecchio”, nel 2013 “Appuntamento con il sogno”, nel 2018 “Regalo di Pasqua”. Sempre nel 2018 l’editore Montag ha scelto di pubblicare e commercializzare a proprie spese il romanzo “Un passo nell’aldilà”.
Uno dei suoi racconti è stato pubblicato nelle seguenti antologie:
“Terra di mezzo”
“Dietro l’angolo”
“Storie di carta”
“Sul sentiero degli angeli”
“Oltre l’arcobaleno”
“Orza la barra”
“La mia fede”
“La casa”
“L’amore è”
“Arteinte”
E’ inoltre risultato finalista nei seguenti concorsi letterari:
“150 strade” nel 2013
“Emozioni in bianco e nero” nel 2014
“Sul sentiero degli angeli” nel 2015 (secondo classificato)
“Accademia Gioachino Belli” nel 2017
“Oltre l’arcobaleno” nel 2018
“Multiverso” nel 2018
“Sul sentiero degli angeli” nel 2018
“Arnaldo Giovannetti” nel 2018
“L’amore è” nel 2018
“Arteinte” nel 2018 (secondo classificato)
Ha inoltre ricevuto la menzione d’onore nel concorso “Il narratore” nel 2016 ed il premio speciale nel concorso “Trofeo del lupo” nel 2017.


Altri Racconti in Gara


 

 
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento