La Morte Meravigliosa – Marilina Daniele

Notai che sulla rotaia morta, tale dacché avevano mutato in innovazione tutta la stazione tranne lei, c’era un tavolino ben piazzato ed apparecchiato per una cena a due.

Era strano assistere a quella scena così inconsueta nella mente. Sino a pochi mesi prima quella rotaia era una delle carreggiate più frequentate dai treni e dai viaggiatori; non potevo credere che qualcuno si fosse concesso la libertà di usufruire di uno spazio così caratteristico per un’ attività stonante il contesto.

Come si poteva decidere di mangiare stando seduti in groppa ai binari?

Dovevo tornare a casa. Avevo la lavatrice da avviare, le verdure da cucinare e le piante da irrigare; ma in quanto single che viveva da sola, ero libera di lasciar incompiuta ogni attività per il tempo che desideravo, ciò che volevo ora era scoprire chi da lì a poco si sarebbe seduto su quelle sedie ben posizionate tra i solchi dei binari.

Molti personaggi noti e poco noti erano passati attraverso quelle carrozze e incroci da un polo all’altro delle rotaie. Confluenze a distanza ma fiancheggianti.

Una volta scoprii che una coppia di coniugi per motivi di lavoro, viaggiava l’uno all’opposto dell’altro. I due riuscivano a far colazione insieme tutti i giorni per poi salutarsi subito dopo e rincontrarsi a fine giornata, davanti all’obliteratrice dei biglietti.

Una sera in particolare mi era capitato di vederli nel mentre si ricongiungevano come al solito dopo il viaggio di ritorno. Mi colpì il loro andazzo lento e il viso stanco. Quasi certamente era stata una giornata dura. La donna si avvicinò al marito con amabile sorriso e allargando le mani per poi richiuderle con dentro il viso del compagno, gli sussurrò qualcosa in un orecchio. D’improvviso l’uomo esultò dirompendo in una gran risata, abbracciando sua moglie e sollevandola di peso da terra.

L’unica cosa che m’era venuta da pronosticare in quella circostanza, fu che verosimilmente vi era stata una promozione lavorativa che li avrebbe avvicinati e portati a viaggiare finalmente insieme, nello stesso treno, nella stessa carrozza, nello stesso tempo e nella stessa aria da respirare.

Da quel giorno non vidi più quella coppia e conclusi che avevo avuto ragione immaginare di un trasferimento di lavoro e addirittura un cambiamento di residenza.

Tornando al tavolino sulla rotaia, mi guardai bene intorno. Dopo il tramonto quel luogo diveniva un posto introverso, dimenticato da tutti, un abito difforme dal giorno.

All’improvviso udii delle voci approssimarsi dai binari della rotaia morta. Si sentiva ridere e chiacchierare qualcuno che giungeva da lì con totale disinvoltura, come se stesse passeggiando in un semplice viale della città.

Mi nascosi dietro a una colonna per non essere vista e cominciai a spiare. Quell’uomo e quella donna si erano portati dietro un sacco di cose. Posavano sul tavolo piccole confezioni di cibo, una bottiglia di vino e un cofanetto di latta che sembrava contenere dolcetti.

Forse s’erano conosciuti proprio alla stazione ed erano lì per festeggiare un anniversario di fidanzamento. Tutto sommato la circostanza risultava più romantica che ridicola, se non fosse stato che alla stessa misura figurava sorprendente questo arbitrio non interdetto da nessuno.

Mi era capitato spesso ad esempio di attraversare i binari da una parte all’altra bocciando i sottopassaggi pertinenti, e quasi sempre ero stata ammonita da qualche bigliettaio e persino multata.

Quei due innamorati erano così presi da loro stessi che non si sarebbero accorti di alcun sguardo impiccione. Oramai avevo soddisfatto ogni curiosità e potevo anche tornarmene a casa per svolgere le mie attività.

Mi incamminai verso l’uscita e nel mentre lo facevo sentii che la donna mi indicò al compagno. Aveva parlato ad alta voce non curandosi d’essere stata udita.

– C’è quella donna che abbiamo incrociato spesso in stazione!- ella disse.

Mi voltai e decisi di accennare a un sorriso come per risponderle con garbo e notai che ambedue rimasero sconcertati dalla mia attenzione. Osservandoli bene ora cominciai ad associarli anch’io a qualcuno di già visto. Ma si! eran proprio loro!          I due coniugi che avevano viaggiato in treni opposti e che un giorno stavano festeggiando il trasferimento lavorativo che li aveva esentati poi a lungo dalla stazione.

Decisi di avvicinarmi per congratularmi di qualsiasi cosa stessero festeggiando e nel mentre mi avvicinavo, questi, avevano uno sguardo serioso e quasi perplesso. Pensai non volessero essere disturbati, per cui mi scusai e affrettando il passo diedi a intendere di dirigermi altrove, ma poi loro mi invitarono a fermarmi e a rispondere a una curiosa domanda.

– Lei ci sta vedendo? …. riesce a vederci?-

Era davvero originale come interrogativo, tanto originale quanto la loro cena sulle rotaie di un binario morto.

– Certo che vi vedo!- gli risposi.

Poi si guardarono in volto e udii il sussurrare della donna che diceva …

– Deve essere quella donna lì. Quella di stamattina ….-

Pensai mi avessero vista al far del giorno, quando in tutta fretta stavo percorrendo i binari a piedi, tralasciando il sottopassaggio come solito mio fare, e mi stavo recando a un appuntamento di lavoro. Era molto presto e l’ansia che mi aveva trasmesso questo potenziale nuovo progetto mi aveva destinata a una notte insonne, persino al digiuno dalla colazione.

Ero stata così concentrata su quell’evento che non mi ero ricordata neanche di dare le crocchette al gatto.

A proposito …. Quindi anch’io ero a digiuno da tutto il giorno. Ero fuori da tante ore … E il mio gatto era affamato! E come mai non avevo sonno e non mi sentivo stanca?…. e com’era andato il mio colloquio di lavoro? Mi avevano assunta?

Tutte queste domande me le ponevo nel silenzio più totale, ma parevano aver fatto tanto rumore visto che i due coniugi che mi erano davanti con sguardo compassionevole, risposero praticamente a tutte.

Non potevo crederci! Era una cosa sconvolgente! Ero scioccata, sgomenta! Ero …. Ero …. Ero morta!….Ora si che ricordavo …. Quella mattina erroneamente avevo ripetuto la mia imprudenza attraversando gli binari senza utilizzare il sottovia, e da ciò che mi raccontavano i due coniugi, un treno mi aveva investita e mi aveva uccisa. Ero incredula e non riuscivo a ricordare nulla e toccandomi e respirando pensai che i due si stessero burlando di me, finché decisi con un impulso inconsulto di uscire dalla stazione e andare incontro alla gente per toccarla, per farmi tastare, per capire se mi vedessero, se mi sentissero.

C’erano dei giovani in là sulle moto parcheggiate e avvicinandomi a loro con invadenza cominciai ad articolare parole sconnesse come una psicopatica. Gesticolavo nervosamente e respiravo con affanno. I giovani non rispondevano e non mi degnavano neanche di uno sguardo. Provai a toccare la mano di un ragazzo che era proprio di fronte a me, ma non percepii nessuna tattilità, né calore, né sensazione. I due coniugi della rotaia morta mi avevano seguita, erano preoccupati e cercarono di tranquillizzarmi.

Non poteva essere questa la verità! Dovevo tornare a casa a fare le mie cose. Dovevo dar da mangiare al mio gatto, volevo carezzarlo. Avrei voluto fare le stesse cose di sempre; ma ora … avrei potuto farle? Cosa avrebbe comportato questo nuovo stato? Avrei vissuto senza più poter sfiorare, sentire e parlare con gli altri? Mi ero isolata da tempo oramai. Avevo recluso la mia vita sociale dacché delusa da certi eventi, ed era stata una mia scelta quella di emarginarmi, ma ora che questa possibilità non appariva più come una mia opzione, sentivo una costernazione terrificante.

Vidi giungere un’auto della polizia che s’avvicinava ai ragazzi per un controllo e come ultimo tentativo disperato decisi di rivolgermi a loro.

Mi aggrappai alla divisa di uno degli agenti, urlai, dimenai, spinsi, infine presi a calci la vettura, provai a prendere le chiavi, a sottrarre la pistola, a strappare dei documenti che erano lì sul cruscotto, ma nulla di me per loro era un segnale di vita. Mi stavo rendendo conto che ero invisibile e che non ero più nessuno, ero davvero morta e nel mentre cominciai a piangere per questa triste consapevolezza, mi chiesi del perché i due coniugi invece mi stavano vedendo. Perché loro potevano vedermi e sentirmi?

– Ci vedi perché siamo anche noi morti!- mi risposero.

Ora tutto pareva chiaro. Mi raccontarono che quel giorno in cui li avevo visti abbracciarsi e festeggiare alla stazione, non era perché avevano ricevuto un trasferimento di lavoro, ma perché aspettavano un bambino.

Il giorno successivo a quell’evento, uno dei treni, quello del binario due, si era scontrato con un altro convoglio ferroviario che proveniva dal senso opposto. C’era stato un errore umano e i due treni che in realtà avrebbero dovuto avere ognuno le sue rotaie, si erano avvicinati, congiunti, combinati in un abbraccio mortale, e i due coniugi che quel giorno straordinariamente avevano deciso di viaggiare insieme per recarsi da un ginecologo, erano rimasti vittime dell’incidente ed erano morti.

– Non sono affranto dall’aver preso un giorno di ferie per accompagnare mia moglie dal dottore – mi disse lui.

– Son felice d’esser trapassato insieme a lei e di non essermi trovato in un altro treno, su un’altra rotaia. Sarei morto comunque nel vivere senza di lei e senza nostro figlio, che ora è con mia madre che è felice di tenerlo un po’ stasera … Avevamo un importante compito da svolgere … –

– E quale sarebbe questo compito?- chiesi io.

I due mi spiegarono che se non m’ero accorta e non avevo ancora accettato d’esser morta, era perché il treno non mi aveva dato il tempo di capire che stavo morendo, e quindi alle persone che morivano all’improvviso veniva assegnato un accompagnatore appropriato, che li aiutasse a prendere coscienza del fatto.

– Quindi voi due eravate sulla rotaia morta solo perché dovevate incontrare me?- gli chiesi; e loro sorridenti mi risposero di si.

Insieme a loro tornai a casa per qualche momento. Mi dissero che potevo decidere cosa ritrovare e cosa no nel luogo che avrei abitato ora. Potevo scegliere anche tutta la casa e ritrovarla identica in un’altra dimensione; come una specie di riproduzione, una ristampa di averi e di beni volti solo a rivestire la nuova vita di legami che adagio avrei abbandonato. Mi dissero che qualcuno di superiore lassù, aveva ben studiato come abituarci a perdere pian piano quelle cose cui eravamo abituati, annodati. Soltanto le persone e gli animali non avremmo potuto ritrovare finché vivi nella realtà terrena. Capitava tuttavia che gli animali domestici percepissero e vedessero i loro padroni morti, e molte volte si suicidavano pur di seguire i loro amati proprietari.

Vidi da lontano il mio gatto. Era tra le braccia di una ragazzina. Lo baciava, lo carezzava, lo coccolava, e pensai che forse avrei fatto bene a non farmi vedere da lui; molto probabilmente aveva trovato una nuova strada. In fondo un giorno ci saremmo ritrovati, come tutte le persone che ora stavo andando a raggiungere. I miei genitori e i miei nonni.

Mi sentivo felice perché mai avrei pensato che la morte potesse essere così meravigliosa.

Tornammo in fretta alla stazione. Il tavolo sulla rotaia morta non c’era più. Restammo tutti e tre ad osservare i binari che portavano e riportavano le persone a casa, a lavoro, al proprio destino, e nel fischio di un treno che avvertiva qualcuno che stava per commettere un imprudenza come la mia, mi chiesi quale fosse stata la pena assegnatami per aver attribuito tanta leggerezza alla vita; e i due coniugi mi dissero che uno dei miei cari non mi avrebbe incontrata subito, purtroppo avrei dovuto aspettare un po’ di tempo.

La vita andava protetta, salvaguardata, amata; e nel mio piccolo di tanto in tanto mi sarei recata su quelle rotaie. Quelle che mi avevano distratta dal treno innocente che mi aveva investito. Avrei soffiato parole di sollecitudine nella mente dei negligenti e avrei rispettato la gente viva e la gente morta, le rotaie vive e le rotaie morte.


Bio – Marilina Daniele:

Biografia Autrice
Scrittrice e poetessa campana, autrice di varie opere selezionate in antologie nazionali.
1^ classificata al Premio letterario “Enrico Zorzi” – Verona 2011
2^ classificata al Concorso letterario di Audio poesia “Ascolta … è Poesia” Roma 2011.
2^ classificata al Concorso Nazionale di poesia e fiabe“Mondopoeta”- Alessandria 2002
2^ classificata al Concorso “Il bambino, il futuro e il mondo dell’adolescenza” Polla (SA) 2002
3^ classificata al Premio di poesia Paola Albanese – 2011
3^ classificata al Premio di Poesia Sebastiano Mafodda – Messina – 2011
3^ classificata al Premio “Lettera d’Amore” Chieti 2016.

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