Il Gangster – Marco Sessi

Ho sempre creduto nella reincarnazione. L’ho sempre saputo fin da piccolo.

Nelle mie precedenti vite sono stato un combattente, un uomo d’armi, sempre in prima fila dove lunghi rigagnoli di sangue, colando, scrivevano la storia dell’umanità.

All’età di dieci anni giocavo con i soldatini che raffiguravano gli antichi Romani.

Quando li prendevo in mano era come rivivere le loro antiche gesta, sentivo scorrere dentro di me la loro cultura, la loro voglia di conquiste, il loro sapere. Mi sentivo uno di Loro. Loro non potevano parlare, ma io li capivo.

Avidamente, sfogliavo i libri di mio fratello maggiore e anche se molte parole non le capivo, era sufficiente ammirare le figure per ritornare a quei tempi.

Non m’interessavano ponti, acquedotti, strade e archi di trionfo, ero ammagliato dalla loro sete di conquista, dal loro ardore in battaglia, dal loro ingegno per la “ causa bellica”.

A vent’anni ho scoperto che visitare i castelli medioevali era altrettanto sublime quanto giocare con i vecchi soldatini di plastica.

Era sufficiente avvicinarmi alle vecchie mura che il mio stato di uomo moderno, come un camaleonte cambiava pelle e si tramutava in quello di un cavaliere. Entrando negli ampi saloni sentivo scoppiettare il fuoco nei grandi camini, vedevo saltellare in una danza comica i giullari, sedevo ai banchetti di corte. La simbiosi tra il mio stato d’animo e lo spirito che aleggiava nel castello era quasi perfetta. Il raggiungimento della perfezione, l’apoteosi, era raggiunta però al di fuori delle mura, sui campi, una volta, di battaglia. Lì sentivo scorrere nelle mie vene la paura, lo sconforto dei vinti, ma soprattutto il coraggio, la gioia dei vincitori. L’odore del sangue, mai del tutto cancellato dal trascorrere dei secoli, mi inebriava. Si materializzavano gli accampamenti, i bivacchi, gli artigiani che prestavano la loro opera al soldo dei Signori. Nasceva una città nuova, dove prima regnava la campagna, in prospettiva dei lunghi periodi d’assedio, in attesa della battaglia risolutiva.

A trent’anni e fino ai giorni nostri guardando i film al cinema, ” C’era una Volta in America”, l’intera saga del “Padrino” fino all’ultimo “Era Mio padre” ho scoperto di essere ancora uno di Loro. Le bische clandestine, il commercio illegale dell’alcol e i tradimenti risuonavano nelle mie orecchie come momenti già vissuti. La battaglia tra bande o lo scontro con la polizia erano la ciliegina su una sontuosa torta rosso sangue.

Tutte queste sensazioni, durante la mia attuale vita mi hanno sempre reso felice, ma una cosa mi ha sempre lasciato l’amaro in bocca: non ho mai provato oggi, cosa significa combattere con una spada, vivere nei castelli, provare la paura che una raffica di mitra incute nel bersaglio umano. Sono sempre rimaste sensazioni cutanee, pelle d’oca, brividi lungo la spina dorsale, ma nient’altro.

Oggi incastrerò la casella mancante.

Oggi collauderò un nuovo video game dove la realtà e la finzione si fondono.

Oggi finalmente potrò coronare il mio sogno. Concedendo credito alle altisonanti parole del suo inventore: “il muro che divide la vita dal gioco si è sgretolato”, questa sarà una grandissima invenzione da premio nobel.

Arrivo puntuale nella piazza dov’è situato il locale. Una ragazzina alla finestra mi guarda con gli occhi tristi, colmi di compassione. Sembra in attesa di qualche cosa.

Il suo sguardo melanconico mi trasmette una brutta sensazione, come di una cosa che dovrei evitare. Un cupo presentimento mi allerta, ma l’istinto del guerriero che c’è in me m’invita ad entrare fugando qualsiasi timore.

La stanza è deserta. Le istruzioni che ho ricevuto in precedenza sono precise: devo indossare le cuffie, pensare a quello che desidero e guardare la TV.

Sullo schermo compare una sala da gioco, una grande stanza, corredata da un lungo bancone da bar. Molte persone giocano ai tavoli verdi, alcune coppie ballano. Il ritmo lento è scandito da un’orchestrina formata da tre musicisti. Tutti hanno un bicchierino in mano. Io che sono il protagonista faccio gli onori di casa agli ultimi arrivati, porgendo loro l’immancabile bicchiere contenente un liquido colore rame.

Sento che sono reale, sto veramente vivendo in quegli anni che per me erano, e sono, fantastici. Tutto è diventato realtà. Come reale è il rigonfiamento che bussa ai bottoni dei miei pantaloni. Sicuramente è stata la “toccatina” al morbido sedere di quella dama vestita di viola. Sento la mia voce, parlo, illustrando su come aggiro la nuova legge antiproibizionista ungendo senza parsimonia il capo della polizia. Il pubblico interessato mostra sorrisi finti, l’importante oggi è rimanere su questo carro. Domani, si vedrà.

In sottofondo la musica del trio non conosce pausa, sono aumentati i ballerini, il frusciare discreto delle carte non conosce attimi di respiro, la pallina della roulette compie senza fatica infiniti giri tra scintillanti tane rosso – nere impreziosite da numeri colore argento, mentre sul tappeto verde nascono e crollano senza sosta illusioni e speranze. Il tempo scorre lentamente…. secondo… dopo secondo.

I primi raggi del sole, che stanno già scaldando l’aria all’esterno, entrano all’interno della sala da minuscole fessure originate da tende malamente accostate. Mi dovrò lamentare con i miei dipendenti, anche se oggi ogni cosa non ha incontrato intoppi.

Come sempre.

Le persone cominciano ad uscire, quando scatta l’allarme. L’irruzione della polizia è tanto veloce quanto inaspettata. Le grida sovrastano le note musicali mentre le persone cercano una via di fuga. Alcuni tavoli sono stati rovesciati, il pavimento è un arcobaleno di gettoni.

Io, incredulo guardo negli occhi del capo della polizia, il quale abbassando i suoi confessa il suo tradimento. Mentre mi chiedo perché ha osato tanto estraggo la pistola per difendere la mia proprietà, quando una raffica di mitra squarcia l’aria che mi circonda.

Il vetro del monitor è andato in frantumi. Istintivamente porto la mano sul punto d’impatto della pallottola e con passo traballante esco alla luce del giorno e incoccio lo sguardo della bambina che era alla finestra, ora in strada. La bambina è una piccola signora con un secchio e uno straccio. Cerco di chiederle aiuto, ma riesco ad emettere solo qualche sillaba rosso sangue. Due, tre passi…la scia di sangue mi rincorre, mentre la signora comincia a pulire la strada dal liquido denso che esce dal mio corpo.

Nelle mie fantasticherie non avevo pensato a quanto può far male una pallottola in corpo. La sofferenza fisica e mentale che provoca un evento cruento non l’avevo messa in conto.

Le gambe non mi reggono, trovo più riposante sdraiarmi a terra e volgere lo sguardo verso l’infinito del cielo azzurro. Nella mia mente passano velocemente in rassegna, come in un film muto, cavalieri, centurioni, imperatori, gangster, poliziotti, ma stranamente sono tutti insieme, allineati.

Dalla loro tribuna soprannaturale mi guardano e con riverenza fanno un inchino.

Loro in parata mi stavano aspettando…avanti un altro.


Bio – Sessi Marco:

Nato a Correggio, 09/05/1963
Diplomato in Ragioniere e Perito Commerciale
Sposato con un figlio
Responsabile uffici acquisti in una azienda metalmeccanica
Anni 80/90 dirigente e poi direttore sportivo squadra hochey su pista
(serie A1 e A2)
Direttore del Palio di Correggio 2012
Sport praticati a livello dilettantisco: calcio – tennis – ciclismo –
corsa in montagna (attuale attività praticata)
Hobby: lettura e scrittura

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