Il Tormento dell’Anima – Claudio Marsella

Non era mai stato facile per Andrea Balbi vivere nel paesino di Vettri, borgo medievale arroccato sulla collina e nascosto da faggi secolari. Una volta era l’agricoltura il principale mezzo di sostentamento per gli abitanti del luogo. Ormai da tempo il lavoro della terra aveva lasciato posto ai più svariati mestieri che si svolgevano quasi sempre nella città sottostante a soli dieci chilometri di distanza. Andrea era uno dei pochi ad essere rimasto in paese. Qui aveva affittato un vecchio fondo e portava avanti la sua grande passione: quella di parrucchiere per signora. Aveva appena venticinque anni, era rimasto orfano quando era molto piccolo e affidato alle cure amorevoli della nonna paterna. Non aveva altri parenti in quella zona, quei pochi di cui aveva sentito parlare abitavano molto lontano e soprattutto lui non li aveva mai visti. Il suo mondo era solamente questo luogo, questa gente, la vita del paese, gli amici… beh! Amici veri non ne aveva mai avuti, anzi i suoi coetanei lo avevano sempre deriso fin da piccolino, forse per il suo modo di fare, o per quella apatia verso tutti quegli sport diciamo… maschili. A tenere le fila di questo ignobile massacro morale erano Fausto, Nicola e Veronica che provavano un gusto particolare a schernirlo e metterlo in cattiva luce. Questo lo aveva portato indubbiamente ad essere visto come uno diverso da tutti gli altri, uno che bisognava tenere lontano, uno che già a dieci anni si era guadagnato l’appellativo di “Andreuccia”. Col passare del tempo le cose non erano cambiate, Andrea pareva non darci più una grande importanza…in realtà era quello che voleva far credere a quei vampiri così assetati di sangue.

Il sangue che scorreva nelle sue vene, però era il sangue di un ragazzo come tutti gli altri, lui sapeva di non essere diverso, lui si sentiva attratto dalle ragazze, ma ormai si era creata intorno a lui una cortina invalicabile, una cortina che non gli lasciava intravedere niente di buono.

Andrea era un ragazzo mite ma allo stesso tempo testardo così, appena compiuti diciotto anni, se ne era andato in città per frequentare un corso per parrucchiere per signora. Inutile dire che questo non fece altro che amplificare le voci sulla sua diversità. Conseguito il diploma e aiutato dalla nonna, potette aprire così un piccolo esercizio commerciale, il suo sogno si era finalmente avverato, ”Andrea Stilist” era il nome ben evidente sull’insegna.

Si era fatto un ristretto numero di clienti, tutte donne non più giovani soprattutto curiose di scoprire se quello che si diceva in giro corrispondeva al vero. Alle domande più indiscrete lui cercava di glissare educatamente, ma nel suo cuore c’era una pena indescrivibile. Le ragazze più giovani andavano in città per le loro acconciature, grazie anche a un martellante lavoro di… convincimento attuato da Fausto che da sempre aveva dimostrato un odio particolare, quasi una forma di bieco sadismo nei confronti del povero Andrea. Oltretutto Fausto possedeva quello che si dice un naturale carisma, era un trascinatore, ma soprattutto incuteva timore per quel suo aspetto atletico e determinato. C’era poi Veronica che provava un particolare gusto nel mettere a disagio il povero malcapitato; quando lo incontrava faceva finta di circuirlo con atteggiamenti rozzi e indisponenti. Al rossore dovuto all’imbarazzo del poveretto lei ne usciva sempre con una risata sguaiata e triviale accompagnata da movimenti volgari del bacino. Come se non bastasse c’era infine Nicola; lui si era specializzato in scritte di bassa lega sulla saracinesca del negozio di Andrea il quale pazientemente cancellava con la pittura quelle brutture che ricomparivano puntualmente. L’unica ragazza che mostrava un minimo interesse per Andrea era Elisabetta, tra i due era nata una certa amicizia che si limitava però a semplici brevi conversazioni su argomenti molto spesso banali. Ma la speranza che questa amicizia potesse trasformarsi in qualcosa di più importante, venne disillusa dal solito Fausto che, avendo notato questa simpatia, non ci pensò due volte e andò a dire ai genitori di Elisabetta che la loro figlia si stava infilando in un’amicizia pericolosa e ambigua! Il risultato fu che Elisabetta non avrebbe dovuto più vedere Andrea pena ritorsioni varie che ottennero il risultato voluto.

Fu un altro brutto colpo per il triste parrucchiere, ma le cose brutte non hanno limiti e fu così che un giorno arrivò una lettera anonima a casa della nonna di Andrea che parlava di festini gay di suo nipote, di droga e di tutto quello che una mente contorta avrebbe potuto architettare. Fu un duro colpo per nonna Nina già vecchia e malata, il suo cuore non resse ad un simile shock e Andrea la trovò senza vita con ancora quella lettera fra le mani.

Al funerale c’era poca gente, ma alla fine della cerimonia funebre, Elisabetta passando vicino ad Andrea gli mise una mano sulla spalla e disse: ”Sono stati Fausto, Veronica e Nicola”, poi scomparve senza voltarsi.

La situazione per Andrea non era più sostenibile e così dopo aver… svenduto le poche cose che possedeva, con pochi soldi in tasca e tanta rabbia nel cuore, se ne andò via deciso a non tornare mai più in quel paese che tanto lo aveva fatto soffrire. Una piccola valigia fu la sua compagna di viaggio su quel treno che lo stava portando lontano, lontano da tutti e da tutto.

A Roma, dopo un primo periodo vissuto quasi da barbone, Andrea aveva trovato lavoro in un bar come tutto fare. La paga non era un gran che, ma gli permetteva di pagarsi una triste cameretta con vista su un inquietante muro di mattoni scuri e di poter consumare pochi pasti frugali.

Non aveva amici, aveva paura di rivivere quella triste esperienza lasciata da poco. Il suo unico svago era quello di camminare in quella città eterna alla ricerca di emozioni, di sensazioni, di immagini da custodire gelosamente dentro di sé e che nessuno avrebbe potuto portargli via. Da questo momento nessuno avrebbe più giocato con i suoi sentimenti. Il suo cuore era gonfio di odio per quelle persone che gli avevano strappato i suoi sogni, ma il suo carattere mite gli aveva sempre impedito di reagire come avrebbe voluto.

Quella sera stava tornando a casa dopo un’altra giornata faticosa, quando nell’attraversare la strada, immerso nei suoi pensieri, venne travolto da un’auto che procedeva a forte velocità. Il corpo di Andrea fu sbalzato in aria per ricadere poi pesantemente sull’asfalto. In ospedale si fece di tutto per cercare di salvargli la vita. I sanitari cercarono anche di contattare eventuali parenti, rivolgendosi alle autorità preposte, ma fu inutile, ben presto si venne a sapere che il povero giovane era praticamente solo al mondo. Due giorni dopo ci si dovette arrendere quando il suo elettroencefalogramma divenne definitivamente piatto. Il comune di Roma si accollò le spese del funerale, un funerale semplice senza gente, senza lacrime, senza grandi discorsi… poche parole pronunciate in fretta da un sacerdote apatico e svogliato.

Un mazzo di fiori portato da chi sa chi, era lì a dare una nota d’umanità a quella misera tomba con solo un nome e una data.

Nel piccolo borgo di Vettri si era sparsa ben presto la notizia della morte di Andrea. C’era stato stupore e tristezza da parte di tutti… o meglio di quasi tutti, perché anche in questo momento funesto, Fausto aveva sogghignato dicendo: “Bene! Un frocio in meno”, suscitando uno scontato scoppio d’ilarità da parte di Veronica e Nicola, sempre presenti. I tre in effetti erano diventati quasi un’unica entità, tanto simile era il loro modo di ragionare o meglio di… sragionare!

Erano passati tre mesi da quando Andrea aveva lasciato questo mondo che il trio diabolico ”Fausto, Veronica, Nicola”, era già riuscito a prendere in affitto il vecchio fondo di parrucchiere e trasformarlo in un “Music Pub” chiamandolo con sfacciata malvagità :”Meglio di Prima”.

Questo locale era attivo solo di notte, si tirava avanti fino alle prime luci dell’alba e il suo giro di clienti non era certo di prima categoria… si vociferava di uso di sostanze proibite e anche di prostituzione.

Quella notte, nel pub era arrivato un uomo sulla cinquantina, alto magro con un viso spigoloso e folti capelli grigi. Vestito in maniera sportiva con jeans e giubbotto di pelle nera si era seduto, aveva ordinato un bicchiere di vino e lo degustava con estrema calma. I suoi occhi chiari e impassibili scrutavano il piccolo ambiente con interesse, con attenzione, con cura. Fausto aveva subito notato quel cliente così particolare e aveva mormorato, rivolgendosi ai suoi soci: ”Quello deve essere uno sbirro, spargete la voce con discrezione; stasera bisogna fare…i bravi!”.

Il tempo passava e quell’uomo non si era mosso dalla sua sedia nemmeno per andare in bagno, aveva solo ordinato che gli venisse riempito quello stesso bicchiere con il solito vino. Veronica lo aveva servito sfoderando un sorriso visibilmente forzato.

Uno alla volta i pochi avventori se ne stavano andando. Erano quasi le cinque di mattina, ma quel tipo stava ancora lì giocherellando con il suo bicchiere e assaporandone, di quando in quando, piccolissimi sorsi con la massima tranquillità. Quando anche l’ultimo cliente lasciò il locale, Fausto si avvicinò a quel tipo un po’ strano e con piglio sicuro disse: ”Il locale chiude” indicando con la mano l’uscita. L’uomo con estrema freddezza lo guardò fisso negli occhi e con voce ferma parlò scandendo bene le parole: ”Io sono venuto qui per conoscere Fausto, Veronica e Nicola.”

“L’accontento subito, a quest’ora non ho voglia di perdere altro tempo… allora io sono Fausto e qui alle mie spalle ci sono Veronica e Nicola!”. I due fecero un segno di deferenza fra il serio e il faceto. “Ora vuole dirci in che cosa possiamo esserle utili e soprattutto chi è lei ?”

Ci fu un attimo di silenzio, poi quell’uomo aggiunse: ”Non importa chi sono io, per quanto riguarda cosa voglio lo capirete subito.”

Ciò detto estrasse dalla tasca una pistola con il silenziatore e con fredda determinazione sparò senza indugio alcuno sui tre malcapitati con estrema precisione.

Fausto, Veronica e Nicola non ebbero scampo e crollarono sul pavimento senza avere il tempo di accennare una pur minima reazione. Nell’aria rimase un acre odore di polvere da sparo.

L’uomo si alzò con calma, prese il suo bicchiere lo mise in tasca per non lasciare impronte, poi spense la luce, chiuse la porta e uscì senza degnare di uno sguardo le sue vittime. Si guardò bene attorno… Non c’era anima viva!

Era ancora buio, il motore della sua auto ruppe quel silenzio irreale e due fari si allontanarono lentamente nella notte.

Fatti alcuni chilometri si fermò scese per togliere dalle targhe le prime due lettere che aveva abilmente attaccato sopra quelle originali, poi risalito in macchina si tolse la parrucca che scoprì una testa quasi rasata e ripartì senza indugiare oltre.

Un’ora dopo, una guardia notturna trovò i tre cadaveri, dette subito l’allarme. Ben presto tutta la zona fu presidiata dalle forze dell’ordine che dettero il via alle indagini.

Il commissario Brini ebbe il compito di seguire il caso. In poche ore riuscì ad interrogare tutti gli avventori di quella notte, non fu facile, ma ben presto si risalì alla presenza nel locale di un tipo non più giovane che se ne stava da solo al tavolo e che sembrerebbe essere stato l’ultimo a lasciare il locale. Si provò a ricostruire un identikit di quel tizio, ma le poche testimonianze furono discordanti e non fu possibile stabilire elementi utili, solo che era un uomo sulla cinquantina, che aveva folti capelli grigi e un giubbotto nero.

Erano passate sei ore dal triplice omicidio, quando Manuel Giunti rientrava nel suo attico nel centro di Roma.

“Mi fai stare in pensiero, nemmeno una telefonata e poi il tuo cellulare era sempre spento!” La calda voce di Lara accolse così il ritorno di suo marito. “Ti avevo detto che mi sarei assentato un giorno, scusa ma mi sono dimenticato di accendere il telefonino… sono stanco faccio una doccia e mi riposo un po’.”

“ Fai pure, ma lo sai che non ti devi affaticare dopo quello che hai avuto!”

Lara baciò con grande slancio suo marito, poi guardandolo con amore disse:

”Vado a fare delle compere, starò fuori un’oretta!”

“ Vai pure tesoro!”

con queste parole Manuel la salutò sfoggiando un tenero sorriso.

Rimasto solo in casa si fermò un attimo a pensare…

“Mi sento rigenerato, mi sento bene, ho commesso un atto atroce eppure non sento alcun rimorso, anzi mi sento rinfrancato, una persona nuova… Avrei voglia di ricominciare oggi stesso il mio lavoro! Ora mi sento di nuovo il colonnello Manuel Giunti, istruttore militare dei Sabotatori”.

Lara era arrivata nel luogo del suo appuntamento settimanale, aveva un mazzo di fiori in mano e con un filo di voce cominciò a parlare:

” Manuel non sa niente di te, ma se è tornato ad essere quello di una volta, devo ringraziare mio padre che ha eseguito magistralmente l’operazione, ma soprattutto ringrazio te per quello che ci hai dato… Per quel tuo cuore meraviglioso che ora batte nel petto di mio marito! Grazie Andrea Balbi!” E depose i fiori sulla sua tomba.


Bio – Claudio Marsella:

Vive a Pisa con la moglie e le due figlie, lavora come fisioterapista e ama la scrittura, la pittura e la musica, Suona la chitarra e si diletta di falegnameria e di restauro.
Ha pubblicato nel 2009 il libro di racconti “…poche storie!” nel 2011 “Impronte di formica”.
E’ poi passato ai romanzi nel 2012 ha pubblicato “Il mistero del bosco vecchio” e nel 2013 “Appuntamento con il sogno.
Tutti i libri, ad eccezione di “Impronte di formica” sono disponibili su Amazon.

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