Caro Amico Nodoso – Lidia Masci

Caro amico nodoso, ti ho lasciato a sorvegliare il “ciolo” con profondo dolore e tu, sentinella silenziosa che nascondi l’annosità contorta della vita fra le rughe profonde del tuo essere, mi hai salutato, ondeggiando le tue piccole foglie placide alla lieve brezza marina. “Non andare, mi hai detto rincorrendomi con la tua voce baritonale, ti devo ancora raccontare come sono approdato sulla terra degli uomini, dopo aver lasciato il mio verde pianeta popolato solo di piante generate da un’unica radice!” La curiosità mi impedì di allontanarmi, così ritornai sui miei passi e mi accoccolai fra le sue radici proprio nel punto in cui avevano abbracciato le pietre creando una comoda poltrona naturale.       “ Un’unica radice, chiesi, ma com’è possibile?”

“Un’unica radice abbraccia tutto il pianeta, vive nelle profondità della terra e ritorna in superficie solo quando è stanca della oscurità che l’avvolge; qui, si insinua negli anfratti più reconditi, si allunga, si attorciglia, si fascicola, si piega ad angolo retto, acuto, piatto. Poi si inabissa di nuovo nelle profondità oscure per succhiare ai pozzi naturali e alle falde traboccanti d’acqua, la vita. Quando le mani roventi del sole l’accarezzano lei spinta dal desiderio si lascia sedurre, asseconda la danza di quelle mani voluttuose e alla fine apre il suo ventre e germoglia.” “ Ma la diversità, da dove deriva?” gli chiesi e intanto mi immaginavo quell’enorme pianeta tutto terra, senza mare, con un nucleo acquoso e vestito di un velluto verde a scacchi tra le cui cuciture si intravedevano atolli allungati di terra marrone.

“La diversità, disse, è provocata dalla dinamica delle sue forze interiori. Quando la grande radice è satura di sole, d’acqua e d’amore, fa esplodere i suoi mille canali e nuovi piccoli virgulti nascono cullati da piccole gocce d’acqua premurose che, piano piano, a contatto con la terra e toccate dal calore del sole, esprimono con un languore diverso la loro morte imminente e così, dall’amore prima e dalla morte dopo, nascono tutte le piante: la radice è unica, ma le diversità, che dipendono anche dal numero delle gocce, non si contano. Io sono nato fra mille gocce d’acqua morenti, in un momento d’amore profondo, di passione struggente fra il sole e la Madre Radice e nascondo, nelle viscere del mio essere, infinite ampolle verdi ricolme d’oro liquido che regalo agli uomini ogni anno per ricordare al vostro mondo la mia nascita fra le stelle.”

“Dimmi come sei arrivato qui sulla terra e quando hai regalato agli uomini le prime ampolle?”, chiesi osservando la sua folta chioma scompigliata dal vento malinconico di fine estate che trascinava i suoi pensieri fino a sperderli sull’orizzonte. Il gigante sembrò chiudersi in se stesso, come se volesse trattenere i suoi segreti, ma il tocco amico della mia mano sulla sua corteccia a placche, quello con cui ogni sera lo salutavo augurandogli la buona notte, lo rilassò e così mi introdusse nella sua storia fantastica.

“ Vivevo felice con la mia numerosa famiglia, tutti uniti su quell’unica Madre Radice, fonte di tutta la vita. Le giornate trascorrevano serene fra fruscii e sussurri, ondeggiamenti di fronde al vento: il loro verde grigio-argento appariva e scompariva intervallato dal verde più brillante delle foglie dei nostri vicini: i lecci. Un giorno fra noi nacque una splendida pianta mai vista prima. Timidamente mi disse di chiamarsi Betulla. La sua corteccia era un tubino bianco e nero, i rami flessuosi erano braccia sottili e i capelli erano una chioma leggera di foglie a forma di piccoli cuori. Fu amore a prima vista! La corteggiai fino all’esasperazione e, alla fine, lei si innamorò di me. Gli anni, però, erano passati; io crescevo annodandomi sul fusto, lei iniziò ad avvizzire e pian piano scomparve per lasciare il posto ad altre creature del suolo in un ultimo atto d’amore. Singhiozzai la mia disperazione, mescolai lacrime a stille di rugiada tanto da creare un fiume di dolore che arrivò dritto al cuore della mia Madre Radice. Questa, preoccupata, chiese al vento di regalarmi dei fiori che si tramutarono in piccoli frutti verdi, ma il dolore non si placò perché Betulla restava sempre scolpita nel mio cuore legnoso. Le lacrime finirono, restò solo il mio travaglio interiore per un amore perduto che mi contorse sempre più con il passare degli anni. Poi arrivò la pace fra le mille betulle nate dalle mie lacrime d’amore e una quiete perenne si impossessò del mio essere: mi riconciliai con me stesso e con quel mondo frondoso che mi circondava. I miei rami spezzavano la violenza del sole, assicuravano l’ombra ai piccoli arbusti appena nati e, con il loro fruscio, sussurravano parole incantate ai giovani virgulti che stentavano a crescere.

Un giorno Signora Armonia arrivò sul pianeta e chiese a Madre Radice un dono per dei piccoli esseri che stavano popolando un pianeta lontano: la Terra. “ Vorrei una pianta che racchiuda tutto l’amore possibile fra il cielo e la terra, che sia un simbolo di pace per quegli spiriti ribelli sempre in lotta fra di loro; una pianta che trasformi se stessa in una sorgente di cibo!” “ Ti darò una miniera d’oro – replicò Madre Radice e così dicendo ridusse talmente le mie dimensioni che divenni un fermaglio chiomoso fra i capelli di Signora Armonia. Col pensiero mi trasmise sulla vostra terra irrequieta e, qui, fra zolle sconosciute, crebbi solo, poi trovai nuovi amici e nuovi piccoli arbusti da proteggere sotto il mio ombrello bucato. Crebbi sempre più nodoso e dai miei frutti iniziò a scorre una miniera d’oro liquido che ha invaso tutta la terra.” Tacque e si addormentò con i passeri fra le sue fronde.


Bio – Lidia Masci:

Nata a Brescia, laureata in lingue e letterature straniere, ho insegnato prima in Francia, a Rouen, in due licei statali, in qualità di assistente d’ italiano, poi in Italia come docente d’inglese. Ho sempre amato il mio lavoro soprattutto quando in classe riuscivo a creare quel momento magico in cui tutto era in comunione e in un silenzio attento, carico di energie, vedevo sempre più vicino l’obiettivo umano e didattico che mi ero proposta.
Coinvolta in ogni situazione, non sono mai stata spettatrice. Ho sempre viaggiato spinta dal desiderio di conoscere, indagare, capire l’altro e le diverse culture cui mi sono sempre avvicinata con curiosità rispettosa e amore per la diversità.
Ho scoperto angoli del mondo, dove la voce dei luoghi parlava attraverso gli occhi dei bambini, le intense espressioni degli adulti, i colori dei paesaggi e ho, spesso, catturato attraverso l’immagine fotografica momenti di intensa bellezza, cercando di cogliere l’animo di ciò che ritraevo.
Ho iniziato a scrivere quasi per gioco nel tentativo di fissare emozioni, rievocare il passato e progettare il futuro fino a scoprire che scrivere è come viaggiare.
Ho esordito con “il cerchio”, auto pubblicato sul sito:” Ilmiolibro. it” nel 2012 e giunto in finale fra i top trenta, su migliaia, per il concorso della Feltrinelli ” ilmioesordio.it”
Nel 2016 la casa editrice Gilgamesh ha pubblicato il mio secondo romanzo “Anno Bisestile”

 

 
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