Farida (La perla rara) – Luigino Vador

Da anni le coste italiane, sono approdi di speranza, con qualsiasi mezzo che galleggi e senza neppure la parvenza di una qualunque sicurezza, indispensabile per affrontare il mare aperto. Giovani uomini e donne, molte incinte e, bambini spesso soli, si sono imbarcati alla ricerca di un possibile futuro, quando ormai, nel proprio paese, non c’è più nulla in cui sperare.

È stata per Lara un’altra notte vissuta al cardiopalmo, frutto di una scelta di vita che vuole portare fino in fondo, per sentirsi realizzata e in pace con se stessa. Lei ha l’umanità scritta dentro. È come un dono che si era generato in lei e, nel tempo, cresciuto fino a trasformarsi prima in desiderio, poi in passione e, infine, in stile di vita.

I suoi genitori, il papà medico condotto del paese e la madre insegnante, erano morti entrambi in un incidente d’auto, quando non aveva ancora dodici anni. Era stato un colpo durissimo per lei e per i suoi nonni che, da qual momento, l’avevano cresciuta con amore immenso.

Lara, all’università, aveva scelto medicina, voleva diventare un medico come il suo adorato papà. Lui fin da piccola le aveva mostrato con l’esempio, quanto fosse bello fare del bene per gli altri. Nel suo caso, il bene è cercare di fare il massimo per alleviare le sofferenze, i disagi che ogni malattia porta con sé. Quando poi, alla malattia si aggiunge l’indigenza con l’impossibilità di potersi curare, è uno strazio, una ulteriore umiliazione per il malato, ma anche per lei.

Alla fine degli studi aveva scelto la medicina d’urgenza e, il pronto soccorso dell’ospedale cittadino, era diventato la sua ragione di vita.

È il 3 settembre 2015 e Lara è seduta al bar dell’ospedale. Sta addentando affamata un trancio di pizza, quando la televisione manda un’immagine scioccante: Aylan Kurdi, un bimbo siriano di tre anni, riverso sulla rena… è stato riportato dall’onda, annegato nell’affondamento della piccola imbarcazione, partita dalla costa turca di Bodrum, con cui la sua famiglia e alcune altre, fuggivano dalla guerra, tentando di raggiungere l’isola greca di Kos e approdare alla salvezza.

“Come può il mondo permettere che succeda questo?”, ha urlato una voce dentro di lei e, lasciata la pizza nel piatto, “Voglio andare a fare qualcosa per quest’umanità soffrente!”, si è detta, asciugando le lacrime che scendevano a solcarle il viso.

Dopo una settimana, adempiuto gli obblighi formali delle consegne e avuto il benestare dell’amministrazione dell’ospedale ad usufruire di due mesi di ferie arretrate, Lara parte per Lampedusa. Qui, non c’é il tempo per ambientarsi: la situazione sull’isola è in piena emergenza e immediatamente viene impegnata nelle operazioni di accoglimento e recupero dei profughi, in coppia con Marco, anche lui medico volontario e, come lei, appena arrivato.

La vera differenza tra gli ammalati dell’ospedale e i profughi, è la desolazione, la rassegnazione che Lara legge nei loro occhi spalancati, sofferenti, che mostrano evidente la percezione di un futuro derubato che li svuota della luce, della speranza. Ma, davanti alla loro gentilezza, al loro aiuto, a piccoli frammenti, Lara e Marco sono convinti di vederla riapparire.

Le prime due settimane sono intensissime di sbarchi, favoriti dal bel tempo. Lara si sente sfinita, pronta alla resa e, non tanto per la fatica, quanto per lo stress emotivo suscitato da quella umanità implorante che, a mani tese, chiede aiuto.

Come ogni giorno, l’esperienza è stata scioccante e formativa e la giornata volge al termine. È così stanca da dover stendersi sul lettuccio dell’alloggio sanitario: “per un attimo, solo per un attimo”, pensa. Poi l’aspetta la riunione dei medici…

(…) Il richiamo forte e incessante del cellulare di servizio screzia il silenzio.

Lara ha un sobbalzo. Sul display lampeggia il codice di emergenza. Si alza immediatamente e, si dirige verso il porto dove, molte persone stanno correndo in tutte le direzioni, anche se ciascuno sa bene cosa fare. È stato segnalato l’avvistamento di tre natanti carichi di profughi che, arrivati nelle acque internazionali, con il mare in tempesta, si sono rovesciati. Marco arriva subito dopo di lei al porto e insieme si imbarcano su una delle motovedette della Guardia Costiera, che partono per portare soccorso. Giunti sul luogo del naufragio, lo scenario che si presenta dinanzi ai loro occhi, supera ogni possibile immaginazione.

“C’è un limite a tutto e chi, come me passa la propria vita in un pronto soccorso, forse dovrebbe averlo temprato, ma davanti a questo strazio inumano che raggela il cuore, Dio mio, come fare a non cedere alla disperazione? A non esserne travolti”, pensa Lara.

Le condizioni atmosferiche peggiorano. Incrocia lo sguardo altrettanto desolato di Marco, lui le prende le mani, gliele stringe tra le sue, poi con un accennato sorriso: “OK, Siamo pronti. Ce la faremo!”.

Il supporto degli elicotteri a illuminare la zona, è la mancanza più evidente, aggiunta al dubbio su come riuscire, in quella tempesta, a raggiungere i naufraghi, dispersi in un’area vastissima che, un attimo sembrano vicini, tanto che pare di poterli afferrare, l’attimo dopo diventano lontani e irraggiungibili.

I primi ad essere recuperati sono ragazzi e giovani donne tra tanti corpi che galleggiano ormai senza vita.

Una giovane donna, la prima salita a bordo e recuperata dall’imbarcazione capovolta, grida, in lingua inglese, che sotto lo scafo in cui stava, c’è una bambina, che lei, per paura di perderla, l’aveva legata alle tavole dello scafo e, al momento del capovolgimento della barca non è riuscita a liberarla.

Il capo squadra chiede la disponibilità di un medico che si affianchi a lui. Lara, già pronta, dà il suo assenso, Marco fa altrettanto. Avuto l’Ok ed equipaggiati del necessario, si buttano tra le onde.

Non è semplice raggiungere l’imbarcazione. Il mare ulula come un branco di lupi rabbiosi e, sopra di loro il cielo è pece liquida. La pioggia graffia il viso e Lara immagina che, quel connubio spaventoso, diventi un buco nero, in grado d’inghiottire tutto. Nessun naufrago è rimasto attaccato al relitto.

Lara entra sotto lo scafo. Non vede subito la bimba. Solo quando, un’onda più alta alza la prua, riesce a vedere, agganciato a una tavola, il corpicino, poi lo scafo ricade nuovamente.

Lara allora si sente invadere dalla forza di cento leoni. Arriva a prua, con il coltello recide la stoffa che lega la bimba alla tavola e, la depone sul salvagente di scorta che tiene legato alla cintura in vita. La controlla, valuta che potrà avere circa un anno. È gelida e non risponde al contatto delle sue mani. Il respiro è flebile, come il battito cardiaco.

«Devo fare in fretta!», grida e il cuore che le rimbomba in gola pare soffocarla. Si accorge che la mano destra della bimba è stranamente tiepida e tiene il piccolo pugno chiuso in centro al petto. Lara tenta di aprirglielo, per massaggiarle la mano, ma sembra di gesso! Si accorge che in esso racchiude qualcosa che emette una intermittente luce rosata. Proprio in quel momento ode tre colpi sullo scafo, è il segnale che Marco è lì, e lo vede venirle incontro sotto allo scafo.

Marco capisce subito la gravità in cui versa la creaturina e aiuta Lara a fasciarla con il telo termico che la proteggerà fino ad arrivare alla motovedetta, che, i due raggiungono come se avessero le eliche ai piedi!

Farida (Perla rara), questo il nome della piccola, è stata portata dalla giovane che prima, gridando l’aveva segnalata. Lei era amica dei genitori, entrambi morti in un bombardamento.

Lara è consapevole che le condizioni della bimba, sono disperate.

L’elemento inspiegabile è il fatto che, continui a tenere la manina destra chiusa ermeticamente sul cuore e, come fosse incollata al petto. Nessuno è in grado di capire cosa racchiuda, di sicuro è qualcosa che emette impulsi intermittenti che stanno aumentando di intensità.

Trascorrono lenti minuti in cui Marco e Lara non tolgono gli occhi dal corpicino cereo, sperando in un segnale di ripresa che però, non viene. D’improvviso: «I sensori indicano che sta riprendendo temperatura», gridano a una voce e prendono a massaggiarle lievi, i piedini. Poi passano alle mani, alle braccia. Le articolazioni piano perdono rigidità e quando, la manina chiusa a pugno, si rilassa, lascia intravvedere ciò che racchiude. Con somma meraviglia vedono una conchiglia rossa, chiusa e, anche dopo averla tolta dalla manina di Farida, continua ad emettere luce pulsante.

Cosa può essere? Un giocattolo? Un talismano?

Nessuno dei due sa avanzare ipotesi. Decidono comunque che, la strana conchiglia deve rimanere sul corpo di Farida. Lara la lega con un filo e gliela mette al collo. Il visetto della bimba sta prendendo colore e sembra gradire i massaggi carezzevoli. Forse i primi della sua piccola vita, riagguantata all’ultimo istante.

La sua temperatura corporea continua a salire. Gli elementi che hanno sconvolto il mare si stanno lentamente calmando e la motovedetta rientra immediatamente in porto. Lara e Marco hanno preteso che la piccola sia portata immediatamente in un ospedale attrezzato.

La conchiglia che emana calore e luce pulsante, c’entra con il miglioramento di Farida?

All’arrivo in porto, un’autoambulanza li porta in aeroporto e, dopo un’ora e mezza raggiungono l’Ospedale Pediatrico di Palermo.

Qui, nessun medico presente osa esprimere una ipotesi sul mistero della conchiglia rossa che, ora pulsa emettendo luce pulsante al ritmo cardiaco di Farida. Nessuno si sente in grado di spiegarlo. Né tantomeno di chiarire di quale materiale sia composta e se le pulsazioni di luce e l’emanazione di calore non possono essere pericolose, se la bimba pare trarne beneficio.

Per prudenza, la direzione medica, convocata d’urgenza, decide di mettere la piccola in isolamento e nel frattempo di analizzare la conchiglia rossa.

La notizia si sparge con effetto mediatico immediato, e non solo circoscritta ai confini regionali, ma varca i nazionali, e i mondiali.

Improvvisamente, in tutte le rene del mondo, si moltiplica il ritrovamento di conchiglie rosse con le stesse caratteristiche. Nessuno ha le conoscenze per stabilire se l’evento sia da considerare un pericolo, una calamità o una apparizione straordinaria. Impossibile definirne la materia. Sarà un intervento extraterrestre? Divino? Quali i pericoli, i cambiamenti? O i rimedi immediati?

Commenti, dichiarazioni, domande. Tutto legittimo… resta il fatto prodigioso che il fenomeno si allarga rivoluzionando in modo irreversibile il pensiero del mondo intero!

I media nazionali vorrebbero intervistare Lara per conoscere, dalla sua voce, l’incontro con Farida, e il mistero della conchiglia rossa, ma lei declina.

Emergono alcune novità. Alcuni aspetti diventano particolarità e abitudini nuove che scalzano quelle consolidate. L’effetto globale è una pacifica rivoluzione che, giorno dopo giorno, coinvolge tutti.

Farida, pur in assenza d’interventi medici, migliora. Il torpore si attenua e scompare. La conchiglia rossa aumenta le sue pulsazioni quando lei allunga la mano e trova quelle amorevoli di Lara e Marco. È rigenerata da quelle mani e un giorno, con un sorriso, si mette seduta e avvicina il viso ai volti di Lara e Marco, li accarezza. Le sue condizioni sono buone. Per salvarla è servito solo… donarle amore!

Come uno tsunami gigantesco, in pochissimo tempo, nel mondo, sono travolti e sepolti: l’egoismo che fino ad allora l’aveva guidato; gli interessi personali; nazionali e politici, che avevano ferito a morte l’amore, la dignità, facendo diventare necessario il superfluo e la povertà una colpa relegata ai tanti ultimi e, alla fine, era morta anche la speranza. Ora il misterioso impulso che, può essere scaturito solo dalle conchiglie rosse, ha fatto riscoprire, i sentimenti veri e dimenticati: la pace, l’amore, la fratellanza, e, con essi, il ritrovamento straordinario della gioia di vivere su questo pianeta!

La ricerca di ogni persona per venire in possesso della propria conchiglia rossa, non genera problemi. Il mondo si rende conto che, ciò che è accaduto è regolato da un ordine supremo che contempla una regola precisa. Ciascuna conchiglia rossa accende i suoi poteri, nel momento in cui viene personalmente colta. Una sola vale per una persona, non si può averne di più a meno che non si doni a chi, ancora, non possiede una propria.

Il bene prende il sopravvento su tutto, trionfa illuminando le menti che, eliminando le ingiustizie, condannano il male a cadere nel buio dell’universo più profondo. Così gli uomini, scoprono la felicità vera. In breve tutti portano al collo la conchiglia rossa, espressione concreta di felicità.

(…) Lara, che si era appisolata sulla poltrona, improvvisamente si sveglia agitata:

«La conchiglia, la conchiglia rossa… dobbiamo andare a raccoglierla per te, per me, per noi…»

«Lara! Hai avuto un incubo? È da un po’ che tento di svegliarti! Dobbiamo andare alla riunione dei medici, ricordi? Forza che siamo in ritardo…».

Lara non risponde. Ha bisogno di riordinare le idee, di rientrare nella realtà…

Guarda Marco, lo abbraccia:

«Marco, non ho avuto un incubo. Ho visto il paradiso! È bellissimo credimi. Ora andiamo, ti racconto strada facendo la storia di Farida, la “Perla rara”, so che tutto comincerà con lei e, verrà da lei…».


Bio – Luigino Vador:

Nato a Varmo (UD), ha all’attivo le seguenti Pubblicazioni: “All’ombra della meteora”- “Il coraggio di amare” – “Un quarantotto” – “Contenti con un po’ di niente” – L’aroma dello spino nero” – “Opzione italiani” – “I fiori del sole”- “Oltre la finestra” – “Il maestro di violino” – “Echi dell’anima” – “Una questione di cuore” – “Ai confini dell’infinito” – “Padre volevo darvi del tu”- “L’ultima stazione” – “Meta” – “Il camioncino blu” -“Frammenti emozionali” – “Gioia Luminosa”- “Senza ritorno” – “ Goodbye New York”.
In concorsi italiani ed esteri ha ottenuto 260 riconoscimenti, con 34 primi posti, 28 secondi e 19 terzi. Nel 2008 ha avuto il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e nel 2014 la Laurea H.C. in letteratura. Nel 2017 ha avuto il riconoscimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 
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