Primo Impiego – Rocco Giuseppe

Nell’attesa di trovare un lavoro, mi dilettavo a girare in bicicletta. Così un mattino solare di maggio, mi diressi verso un laghetto a tre chilometri dalla mia casa: lungo la strada lessi l’insegna di un grosso ente agricolo e ciò mi spinse ad inoltrare domanda di assunzione.

Scrissi una lettera particolare, in cui dichiaravo di non poter disporre di alcuna raccomandazione ma di poter contare su specifiche ed elevate qualità personali, tali da rispondere ad eventuali esigenze contabili presso l’istituto. Una lettera scritta a guisa di gioco, che ottenne un risultato insperabile. Il direttore generale mi convocò a breve per propormi un incarico temporaneo, con mansioni di raccordo e di registrazioni contabili.

Già all’approccio col dirigente avevo avuto l’impressione di trovarmi davanti ad una personalità di spicco, che guardava e parlava in un modo al di fuori della portata comune. Una presenza che denotava uno spirito intelligente ed equilibrato, in grado di ricoprire grossi incarichi. Fattomi sedere di fronte alla sua spaziosa scrivania, mi confessò che a fronte di un posto per una campagna estiva aveva ricevuto duecento domande di lavoro. Tutte le istanze riportavano nomi e referenze di potenti della zona e buona parte si erano fatti raccomandare. Non sapendo chi scegliere e incuriosito dalla mia nota, disse di puntare su di me e mettermi alla prova.

Dopo l’estate, in cui mi sono applicato con tanto impegno, sono stato scelto per assumere mansioni a tempo indeterminato presso un ufficio di pratiche per acquisizioni prestiti e mutui agricoli. Per me era un miraggio, ma l’assegnazione si è rivelata un prodigio di attività, in virtù di una compagine di cinque dipendenti, compreso il sottoscritto, che lavoravano in simbiosi tra impegno contabile e facezie costruttive.

Al mattino veniva a salutarci il capo ragioniere. Dopo una tenue bussata entrava fumando la pipa, che toglieva per un attimo per apostrofarci con un “buongiorno a tutti”. Il più ameno dei presenti, un certo Giorgio di origine rumena ma molto ben integrato in Italia, rispondeva con un saluto enfatico “ragioniere bello!”, al che l’ospite precisava “poco”; di riscontro Giorgio aggiungeva con esclamazione “poco ragioniere”? L’altro concludeva “poco bello”. Questo piccolo gioco rappresentava una liturgia mattutina, che in fondo era divenuta una forma di viatico al marasma di programmi.

Era il tempo dei piani verdi che il Governo Fanfani aveva istituito, al fine di potenziare gli agricoltori e rilanciare il settore primario nel contesto economico nazionale. Il nostro ufficio diventava la prima tappa per i contadini, che volevano iniziare una pratica, con i benefici della legge. Dalla campagna arrivare in città e sottoporsi ad un’udienza per illustrare le proprie necessità poteva porre il richiedente in una condizione di disagio. Infatti per alcuni giocava la timidezza, al punto di bussare alla porta con discrezione. Era Giorgio a rispondere “avanti”, ma spesso l’altro non sentiva e restava lì qualche minuto. Il birbante e bizzarro Giorgio aggiungeva “allora stai lì”, creando una sorta di mistero anche in noi colleghi.

Di fronte a Giorgio, stava seduto ad una scrivania il collega Andrea, anch’egli dotato di grande umorismo. Squillava il telefono e Andrea “pronto”; dall’altro filo chi parla? e Andrea “il rifugio del cane”; Giorgio ad Andrea, chi era? e Andrea “non lo so”. Di questi giochetti la giornata era piena, talché tornavo a casa come se fossi stato a teatro. Non era di meno il coordinatore, il qual di tanto in tanto esclamava “sono contento perché fra venti anni, due mesi e dodici giorni vado in pensione e posso così riposare”.

Nel gruppo dell’ufficio vi era una donna di cinquant’anni, ormai vedova da anni. Il suo nome era Pia, ma in verità il nome dissimulava la sua condotta. Pur avendo due figli, un maschio e una femmina, si era trastullata con il suo ex capo all’economato; anzi lo aveva distratto troppo sino a creare problemi in famiglia e infine procuragli la morte. Per nulla intimorita, Pia – ma non troppo pia – si era consolata col nuovo capo dell’economato, sbizzarrito come un giovanetto al quale aveva pure reso litigi con la moglie e con la figliolanza. Pia pensava a sé ed ai suoi interessi. Infatti per sistemare in banca il figlio, aveva organizzato serate piacevoli con un consigliere di banca, che è risultato determinante nella scelta per l’assunzione di un laureato proprio nella persona del figlio di Pia.

Dal canto mio stavo in silenzio ad osservare i guizzi critici e fantastici dei colleghi e in parte mi divertivo per le battute imprevedibili e continue e per il modo di affrontare le sequenze nell’espletamento delle pratiche. Nel contempo ho avuto l’iniziativa a voler creare una squadra di calcio, catturando i giovani dell’ente e convogliarli su un campo sportivo al sabato pomeriggio. In verità l’idea ha riscosso successo, poiché anche le fanciulle venivano ad assistere agli allenamenti e nelle partite, che erano ovviamente amichevoli, si scatenavano con cartelli e urla di incoraggiamento. Questa forma di divertimento è servito per avvicinare e socializzare l’ambiente. Conscio del nuovo scenario di solidarietà ho intravvisto l’opportunità di identificare sei elementi per avviare partite di poker alla domenica sera, iniziativa che ha suscitato ulteriore entusiasmo e consacrato un gruppo di amici, con cui si organizzavano gite al mare, ai monti e con visite alle città vicine.

L’attività procedeva con ritmo incalzante, senza che le iniziative si mescolassero. Giorgio era attento a guardare dalla finestra e verificare se la signora del secondo piano stendeva la biancheria alla stessa ora. Essendo impegnato a queste verifiche condominiali all’insegna della curiosità, si creava un alibi se giungeva improvvisamente un collega da altro ufficio. Impostava una lunga divisione e appena qualcuno entrava pigiava il tasto e scattava quel meccanismo automatico e rumoroso dell’operazione, che offriva al nuovo arrivato l’impressione di una grande operosità. Di tanto in tanto esclamava: lavoro poco emale! Di queste sue propensioni, la Direzione ne era consapevole ma non agiva contro Giorgio per licenziarlo, in quanto era stato assunto fra le categorie protette di invalidi e quindi garantito in modo rigoroso dalle leggi cogenti.

Dopo due anni di tripudio lavorativo, il mio impegno venne premiato con la promozione a coordinatore dell’ufficio, che comportò l’acquisizione di un locale isolato. Certo che aumentò lo stipendio e il potere, ma le giornate erano divenute meno radiose e senza la sagacia collettiva quotidiana. Prima il tempo volava, dopo le ore segnavano la loro cadenza normale.


Bio – Rocco Giuseppe:

Informazioni culturali
● Laurea in Scienze politiche, indirizzo sociologico, presso Università di Bologna;
● pubblicista, iscritto all’Ordine dei giornalisti dall’11 maggio 1984;

Informazioni professionali
● Dirigente “Settore Abilitazioni, tutela della concorrenza e del mercato”presso Camera di commercio di Bologna, sino al 31 gennaio 2007;
● docente esterno presso l’Università di Bologna, con incarico di Cultore di “Istituzioni Economiche Internazionali e del Commercio Mondiale” dal 5 dicembre 1991 al 31.10.2005;
● Perito ed esperto “Dogana e commercio internazionale” dall’8.4.2008, iscritto nel Ruolo della Camera di commercio di Bologna;
● articolista su diverse riviste economiche, con un totale di circa 356 brani; 2 inserti;
● esperto di scambi con l’estero e politica amministrativa del Gruppo Polipress dal 1990 al 1994, con interventi settimanali alla domenica, per un totale di circa 100 pezzi, in contemporanea sul “Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Piccolo”.
● autore di 50 libri.

Informazioni sugli incarichi di rilievo
● Membro del Consiglio di amm.ne della srl Centergross (il più grande Centro commerciale all’ingrosso di Europa), dal gennaio 1993 al 31.12.2007;
● membro del Consiglio di amm.ne della Camera di commercio di BO dal 1981 al 1985;
● membro supplente del Collegio consultivo dei periti doganali compartimentali di Bologna, per il quadriennio 1996-2000.

 
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Un commento

  1. Federico Berlioz

    Sono molto contento di ricevere tutti questi commenti sul mio racconto “Come delle bestie feroci.”
    Evidentemente, le persone desiderano poterne sapere di più di un mondo oscuro.
    Grazie veramente per le vostre belle parole.
    Federico

     

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