L’avventura delle fate di Cottingley – Luigi Siviero

Nota di Moriarty scritta in apertura del faldone:

Documenti riguardanti il mistero delle fate di Cottingley.

Vicenda apparentemente priva di interesse.

Non eliminare. Sherlock Holmes è coinvolto.

 

 

Documento n° 1

Copia ciclostilata della lettera di Leah Moore affidata il 27 luglio 1931 allo studio notarile di Robert Forrest situato in Tooley Street a Londra con l’indicazione di essere resa pubblica in caso di morte violenta della depositante, e altrimenti di essere distrutta.

 

Northampton, 25 luglio 1931

Sono passati 14 anni da quando io, Elsie Wright e Frances Griffiths abbiamo scattato la prima fotografia alle fate di Cottingley. All’epoca eravamo troppo giovani per immaginare che quella fotografia e le altre quattro fatte in seguito avrebbero causato un tale scalpore. Io e le mie amiche Frances e Elsie non volevamo certo scomodare Sir Arthur Conan Doyle e tanto meno scatenare un dibattito infuocato sull’esistenza di esseri soprannaturali, e invece si parlò di noi per anni sul The Strand e sulle principali riviste inglesi.

Nel 1917 Frances mi chiese di scattare la prima fotografia perché voleva mostrare le fate a una sua amica di nome Johanna Parvin che viveva in Sudafrica. Ingenuamente, a quel tempo eravamo convinte che le fate non potessero vivere in Africa a causa del troppo caldo: non sapevamo nulla degli esseri che popolavano quel continente e che io avrei imparato a conoscere e amare un decennio più tardi durante i miei viaggi. Per me le fate erano delle piccole creature che vivevano nei pressi della mia casa di campagna e di cui gli adulti si incaponivano a negare l’esistenza. Le fate erano le mie amiche di Cottingley, non certo dei trofei o delle entità da studiare come cavie in un laboratorio.

Negare l’esistenza delle fate! Che idea strampalata! Come potevano venire in mente certe sciocchezze agli adulti?

Sir Arthur Conan Doyle fu uno dei pochi a interessarsi con serietà alla nostra vicenda. Quando seppe che io, Frances e Elsie avevamo fotografato delle fate, ci scrisse una lettera cordiale per presentarsi e chiederci di fargli dono del nostro tempo, e ci omaggiò con uno di quei suoi libri delle Avventure di Sherlock Holmes. Vorrei poter contare su un uomo come Doyle anche oggi che mi sento in pericolo. E invece sono sola.

Se almeno ci fosse un investigatore come quello di Doyle… correrei immediatamente a Baker Street… Ma cosa troverei al 221b di Baker Street? Un museo?, o forse un magazzino?, o per caso un fornaio?

Nella disgraziata eventualità della mia morte per mano degli uomini che mi pedinano voglio che il mondo sappia la verità sul mistero di Cottingley: le fate esistono e io le ho fotografate.

                                                                              In fede

                                                                                                     Leah Moore

 

Nota di Moriarty in calce al Documento n° 1:

Il ciclostile della lettera mi è stato consegnato il 29 luglio 1931 dal notaio Robert Forrest. Forrest mi ha raccontato che la Moore si è presentata nel suo studio senza avere fissato un appuntamento e gli ha dato l’impressione di essere paranoica. Era convinta che qualcuno volesse ucciderla per un motivo che non era in grado di spiegare e si era rifiutata di rivolgersi alla polizia quando il notaio le aveva suggerito di chiedere aiuto e protezione alle forze dell’ordine. Pur essendo la lettera apparentemente priva di valore per l’Organizzazione, Forrester ha consegnato la copia ritenendo che potesse emergere qualcosa di interessante a un esame più accurato.

 

 

 

Documento n° 2

Diario del dottor John Watson.

 

Sussex South Downs, 28 aprile 1919

La decisione di Sherlock Holmes di trasferirsi nel Sussex, e ancor di più le vicende della guerra e l’epidemia di spagnola, mi hanno tenuto forzatamente lontano dal mio caro amico che ho rivisto oggi dopo lunghi anni di lontananza. Le cure da impartire ai reduci e agli ammalati di febbre hanno fatto sì che per quattro anni l’attività di medico sia stata intensa oltre ogni misura, e così la necessità di riposarmi mi ha spinto a raggiungere Sherlock Holmes nella sua casa di campagna dove svolge l’attività di apicoltore.

Sono giunto nella tenuta di Holmes nel tardo pomeriggio e ho avuto a mala pena il tempo di abbracciare calorosamente il mio amico e farmi mostrare le arnie che ormai da più di dieci anni lo tengono impegnato in questa strana attività a cui non riuscirò mai ad abituarmi.

Lo Sherlock Holmes che ho visto oggi dopo la lunga e intollerabile lontananza è un altro uomo rispetto allo Sherlock Holmes che ho conosciuto a Londra. È rilassato e capace di sorridere, e ho il piacevole sospetto che gli abusi di cocaina e oppio siano ormai niente più che il triste ricordo di una vita passata.

Questo nuovo Holmes ha un unico neo. È talmente risoluto nella sua decisione di non servirsi più delle proprie doti deduttive che rifiuta perfino su mia richiesta di dare prova delle sue miracolose abilità. Il suo distacco dai metodi investigativi è pressoché totale. Ma non è detto che sia un male…

Il viaggio che mi ha condotto nel Sussex è stato davvero faticoso e poco confortevole. Sono dunque felice di concludere queste brevi annotazioni odierne scrivendo con certezza che nei prossimi giorni mi attenderà una vera vacanza priva di indagini e misteri.

 

Sussex South Downs, 5 maggio 1919

Dopo una settimana di ozio Sherlock Holmes ha ricevuto la gradita visita di Arthur Conan Doyle. Il mio agente letterario è giunto nel Sussex per discutere con Holmes di un problema che per fortuna non è di tipo investigativo. Doyle è entrato in possesso di tre fotografie in cui sono ritratte delle fate ma non è sicuro che siano autentiche, e per questo motivo ha chiesto a Holmes una consulenza.

La risposta di Sherlock Holmes mi ha spiazzato. Holmes ha detto che (riporto le testuali parole) nelle fate bisogna credere oppure non credere, ma bisogna farlo col cuore anziché col cervello. Devo dire che mi sono un po’ preoccupato sentendogli dire una frase del genere. Dove andremo a finire se Sherlock Holmes inizierà a credere nelle fate?

Frivolezze a parte, c’è stato spazio anche per discorsi seri. Ho discusso con il mio agente la possibilità di pubblicare nuove cronache delle avventure di Sherlock Holmes sul The Strand. Doyle ha accolto la mia proposta con freddezza perché ritiene che Sherlock Holmes sia un personaggio letterario superato, da quando il detective originale si è ritirato dalle scene. Quel Doyle non capisce niente: Sherlock Holmes può avere ancora un successo strepitoso! Per fortuna che non è lui lo scrittore. Se penso che ha insistito anche questa volta per farmi scrivere romanzi storici… Ma io non cederò mai. Sono sicuro che lo convincerò a vendere al The Strand i nuovi racconti di Sherlock Holmes. Naturalmente dovrò narrare storie del lontano passato, visto che il mio amico non indaga più da un pezzo. Un bel titolo per la raccolta potrebbe essere Le memorie di Sherlock Holmes, ma mi accorgo che sto costruendo troppi castelli in aria.

 

Nota di Moriarty in calce al Documento n° 2:

Il diario è stato rubato il 21 maggio 1919 nella stazione ferroviaria di London Charing Cross durante il viaggio di ritorno del dottor Watson. Le annotazioni contenute nel diario confermano che Sherlock Holmes si è ormai escluso volontariamente dal Grande Gioco. Purtroppo quel Watson non smetterà mai di scrivere le sue orribili avventure di Sherlock Holmes.

 

 

 

Documento n° 3

Perizia del professor Edgar Wheelan, studioso di fate e folletti.

 

Oggetto: esistono le fate?

Svolgimento:

No, non esistono. Non ne ho mai incontrata una e non ho mai conosciuto nessuno che ne abbia incontrata una. Tutte le prove dell’esistenza di fate e altri spiriti prodotte fino a oggi sono risultate false.

La mia produzione scientifica riguarda l’origine storica delle fiabe nelle società tribali e l’analisi comparata delle fiabe al fine di individuarne il sostrato morfologico comune. Se è interessato posso inviarle una copia dei miei lavori.

 

Nota di Moriarty in calce al Documento n. 3:

Come sospettavo le fate non esistono.

 

 

 

Diario di Sherlock Holmes

Londra, 30 luglio 1931

Oggi è scattata la trappola che ho iniziato a tendere al Napoleone del crimine ventotto anni fa, nel 1903. Quando ebbi la certezza che Moriarty era vivo e tramava nell’ombra, decisi di fingere di ritirarmi dall’attività di investigatore per fargli abbassare la guardia, ma questi sono dettagli insignificanti che racconterò a Watson e che Watson si divertirà a romanzare per la gioia dei lettori del The Strand.

Che Moriarty non sia morto alle cascate di Reichenbach è il minore dei miei problemi: il vero problema è che Moriarty non morirà mai!

Fra i documenti di Moriarty ho trovato un faldone classificato come “Fate di Cottingley”. Dentro c’è un documento che conferma i miei sospetti: Leah Moore proviene da un mondo in cui io sono una creatura letteraria di Arthur Conan Doyle, e Doyle è un romanziere anziché l’agente letterario del dottor Watson.

Come Leah Moore sia finita nel mio Mondo è un mistero, ma non sarei la persona più intelligente del pianeta se non capissi che proviene da un altro Mondo, un Mondo in cui vive il Doyle che mi ha creato.

Ora so che sono solo una creatura letteraria.

Mi consola sapere che se sono stato inventato io, allora anche creature fantastiche come le fate possono esistere!

 


Bio – Luigi Siviero:

Nato a Trento il 6 giugno 1977. Laureato in giurisprudenza. Ha realizzato il breve saggio Analisi del fumetto. La composizione delle coppie di tavole (Abigail Press, 2007), il fumetto sperimentale (C6H10O5)n (Abigail Press, 2009) e degli interventi critici pubblicati nell’antologia Garth Ennis. Nessuna pietà agli eroi (Edizioni XII, 2010) e nel catalogo della mostra Interni immaginari dedicata ad Ausonia dal festival Lucca Comics & Games (Associazione culturale DOUble SHOt, 2010).
Nel 2012 è uscito Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l’incubo (Edizioni NPE), un libro che contiene un’analisi del Dylan Dog di Tiziano Sclavi accompagnata da un’intervista al creatore dell’indagatore dell’incubo.
Nel 2013 è stato pubblicato il saggio Dall’11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti (Edizioni NPE), dedicato ai fumetti che hanno come temi gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e la Guerra al Terrore.
È del 2016 il libro Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti (ProGlo – Prospettiva Globale), una monumentale catalogazione sistematica dei fumetti legati a Sherlock Holmes usciti in tutto il mondo dalla fine dell’Ottocento al 2016.
Ha pubblicato racconti, poesie, fumetti e articoli nelle riviste «Lahar Magazine», «Fumo di China», «Trentino Mese», «Fumetto» e «Sherlock Magazine» e in diverse antologie. Assieme al disegnatore Simone Michelini ha realizzato un fumetto di Daryl Dark apparso nell’antologia Daryl Dark – Stagione due (Cagliostro EPress, 2016).
Le sue poesie sono apparse in tre libri autopubblicati intitolati Velo d’oscurità (2013), La composizione chimica dell’Inferno (2013) e Elogio del suicidio (2014).
Nel 2016 ha vinto il Premio Fogazzaro nella sezione Microletteratura e social network – Premio speciale umorismo.

 
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2 commenti

  1. un bello spunto, tra l’altro con una ottima imitazione dello stile dell’epoca di Conan Doyle imho

     

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