L’Uomo e la Luna – Stefania Vairelli

“Che fai tu, luna in ciel? Dimmi che fai, Silenziosa luna?”

(Giacomo Leopardi, Canto Notturno di un pastore errante dell’Asia)

Quando l’uomo sbarcò sulla luna sentì il piede leggero accarezzare la sabbia grigia.

Poi si guardò intorno alla ricerca di qualcosa o di qualcuno.

Camminava e le sue scarpe lasciavano impronte sul terreno sabbioso.

Avrebbe facilmente ritrovato la strada del ritorno anche se si fosse allontanato un po’ dalla sua navicella.

Camminava da alcuni interminabili e silenziosi minuti quando scorse una porticina sul terreno.

Se l’avesse aperta sarebbe stato ingoiato dalla luna?

Sarebbe precipitato nel vuoto?

Sentì brividi di tensione percorrere ogni centimetro del suo corpo.

Quel viaggio aveva dell’incredibile e valeva la pena viverlo fino in fondo, si disse.

Si accovacciò e cercò di aprire la porta.

Ma la porta sembrava inchiodata al suolo.

Allora bussò. Toc

Bussò ancora. Toc toc

E poi ancora. Toc toc toc

Poi la porta si aprì e una forte luce lo investì.

Si sentì attratto da una forte carica magnetica e venne come risucchiato dall’apertura.

Ruzzolò per una scala a chiocciola finché cadde in quella che sembrava essere una cucina.

La signora Lunatica stava preparando la sua ricetta migliore: la Zuppa di Stelle!

Ne aveva colte di fresche la mattina prima che l’alba sorgesse.

E ora ribollivano nel pentolone rilasciando un liquido giallo e luminoso.

“Per tutti i pianeti dell’universo!” esclamò “chi e’ lei e cosa ci fa in casa mia?”

Per difendersi dall’intruso la signora lunatica brandiva un mestolo bucato.

L’uomo ancora frastornato dalla caduta pensò di sognare.

Come poteva essere reale quello che vedeva davanti ai suoi occhi?

Non solo una forma di vita sulla luna, ma una anziana signora dalle sembianze umane. A dire il vero gli ricordava la sua vecchia prozia Mirtilla.

La signora Lunatica sembrava spaventata ancora più di lui.

“Mi perdoni, la porta si e’ aperta e sono caduto dentro” non era una grande spiegazione, ma era tutto quello che l’uomo riuscì a dire, e sembrò tranquillizzare la signora Lunatica, che smise di puntargli il mestolo contro e riprese a rimestare la sua zuppa. Poi la assaggiò soddisfatta: “Quasi pronta. Ne vuole un po’?”

“Grazie. Che cos’e?”

La signora Lunatica lo guardò storto “Zuppa di stelle, non vede?” E pescò col mestolo bucato una stella afflosciata

“Vengo dalla terra” spiegò l‘uomo

“Sono arrivato sulla luna con una navicella”

“Ho attraversato lo spazio”

Ma la signora Lunatica non sembrava troppo interessata. Prese due piatti e con garbo li riempì della sua zuppa.

“Prego, si accomodi” disse gentile

“Grazie”

“Perché non si toglie quel casco. Altrimenti come farà a mangiare?”

“Oh non credo sia una buona idea. Temo di non poter respirare senza”

“Certo che può. Io lo faccio tranquillamente”

“Ma lei abita qui”

“Provi, mi dia retta” disse lei

L’uomo si tolse il casco e con suo stupore non ebbe alcun problema a respirare.

“Vede, cosa le dicevo.. Buon appetito!”

La zuppa di stelle dal suo piatto ricolmo illuminava tutta la stanza. L’uomo prese il cucchiaio, bucato come il mestolo, e tirò fuori da quel liquido giallo fluorescente una piccola stella.

Osservò la signora Lunatica.

Mangiava una stella dopo l’altra con gusto, soddisfatta della riuscita della sua ricetta.

“Perché non mangia? Non le piace?” gli chiese.

L’uomo imbarazzato si mise in bocca il cucchiaio con la stella e poi strinse i denti.

Non la mandò giù subito.

Prima sentì in bocca un forte sapore salato. Ebbe la tentazione di sputarla ma resistette.

Poi il sapore si fece estremamente dolce ed ebbe la sensazione di tossire ma si trattenne.

Poi i due sapori opposti si fusero insieme, masticò la stella e la inghiottì.

Ebbe infine la certezza che quella era la cosa più buona che avesse mai assaggiato in vita sua. La perfezione assoluta.

“E’ squisita” disse alla signora Lunatica, che felice fece un sorriso.

Quando ebbero finito di mangiare tutte le stelle l’uomo chiese perché il cucchiaio fosse bucato e perché il brodo dovesse rimanere li nel piatto. La signora Lunatica rise

“Se lo bevessimo come potrei cuocere altre stelle? Queste stelle cuciono nello stesso brodo da più di settant’anni!”

L’uomo meravigliato non capiva.

“La zuppa di stelle si può fare solo col brodo di stelle comete, ed e’ cosi difficile catturarne il succo!” si lamentò la signora Lunatica. Poi prese i piatti e rovesciò il brodo fosforescente nella pentola insieme a quello rimasto.

“Bene, mi ha fatto piacere conoscerla” disse rivolta all’uomo per congedarlo.

Lui avrebbe voluto chiederle chi fosse, se ci fossero altre forme di vita sulla luna e come vivessero.

Ma l’atmosfera tra loro era così magica che non volle rovinare tutto.

Mise da parte la sua curiosità scientifica e si disse che non avrebbe mai raccontato a nessuno di questa storia.

Le cose belle vanno talvolta preservate e conservate solo nella nostra memoria.

Ringraziò la signora Lunatica per l’accoglienza e l’ottimo pranzo e fece per risalire le scale quando l’anziana signora lo fermò “Aspetti! Dimentica il suo casco. Se lo rimetta altrimenti la fuori non potrà respirare”

Lui ringraziò, la salutò nuovamente e poi risalì in superficie.

La porticina era rimasta aperta, ma quando lui usci essa si richiuse e scomparve tra la polvere.

L’uomo ripercorse le sue deboli impronte e ritrovò la navicella.

I colleghi che lo stavano aspettando gli chiesero:

“Trovato nulla?”

E lui rispose “Nulla, solo sabbia”

Dentro di sé si sentiva felice per quell’incontro.

Era stato accolto senza bisogno di troppe spiegazioni.

A quella signora non importava da dove lui venisse.

Gli aveva dato ospitalità, gli aveva servito un buon piatto di minestra e l’aveva rassicurato che avrebbe respirato anche senza casco.

Lui d’altro canto aveva sopito la sua curiosità di scienziato alla scoperta di un mondo nuovo. Aveva avuto rispetto ed era stato un ospite educato.

Non si erano detti grandi cose lui e la signora Lunatica.

Semplicemente non ne sentivano il bisogno.

Era bastato condividere quell’attimo per conoscersi.

E la navicella decollò!


Bio – Stefania Vairelli:

Nata ad Alessandria nel 1975.
Si è laureata nel 2000 in Lettere Moderne all’Università di Pavia.
Ha lavorato come copywriter in agenzie pubblicitarie di Milano.
Oggi si occupa di design.
Vive e lavora a Pavia, dove ha fondato il blog NOmadeDESIGN.com con cui studia le tendenze dell’abitare contemporaneo.
Scrive racconti, romanzi e saggi, e collabora per la realizzazione di soggetti e sceneggiature.
E’ co-autrice insieme al marito Donato Nappo di libri su design e architettura, tutti tradotti in vari paesi europei.
E’ mamma di Marcello, 6 anni, per cui scrive fiabe e storie per bambini.

 
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