Il Silenzio del Cuore – Cinzia Manetti

Grazie. Dovremmo iniziare e terminare ogni nostro giorno con questa magica parola. Grazie perché? Perché anche oggi è stata una giornata speciale. Sì, “speciale” penso guardando la maestosa luna piena ormai altissima nel cielo. E’ grande, sublime maestosa e illumina con la sua luce eterea questa notte di maggio inoltrato.

Nel silenzio i pensieri uno dietro l’altro si rincorrono senza tregua, simili a onde impetuose si agitano nel mare della mente, per cercare un senso, un perché, una qualche ragione al vissuto di ogni giorno, per sfuggire alla banalità, alla monotonia del nostro tempo.

E’ possibile trovare un senso ai disegni imprevedibili della vita? Come colmare di dolcezza e amore, pace chi oggi hai incontrato, preso per mano ed accompagnato? Quante volte lo stesso flusso di pensieri, quante volte dinanzi al mistero della vita mi sono ritrovata da sola attonita, in silenzio.

Ci sono misteri dell’anima che nessuna legge può descrivere e nessuna ipotesi può risolvere.

Penso al nostro tempo impazzito, alle guerre di religione, di politica, di potere, di razza nelle quali siamo immersi, a tutte le creature violate o uccise dalla follia umana, ai bimbi privi dei più elementari diritti, che vivono in campi profughi, o costretti ad affrontare viaggi della speranza su barconi malandati.

Penso ai sistemi di globalizzazione che come colla ci invischiano, ci fanno tutti uguali, limitano la nostra libertà e soprattutto non ci danno pace. Mi dico che l’uomo ha in se capacità infinite ma anche un gene impazzito che lo predispone alla guerra, alla violenza, alle lotte di supremazia, alla competizione, all’arroganza, all’immensa follia di considerarsi “superiore”.

Guardo una piccola pianta di margherita nata sul terrazzo che la copiosa pioggia di ieri ha piegato. E’ nata in un piccolo pertugio di terra svelando tutta la sua voglia di vivere, crescendo con il nulla, e senza domandarsi come e perché ha aperto la sua bianca corolla al sole, poi come foglia d’autunno si è arresa alla potenza del vento. Senza opporsi, senza reagire, si è lasciata andare…

Solo se ci accorgessimo di tutto questo capiremmo che tutto ciò che invischia le nostre menti, le divisioni, l’arroganza, la supremazia, sono solo illusioni.

Sentiremmo nel profondo del cuore che esiste solo una sola razza, un solo potere, una sola religione: la nostra Umanità.

Tutti noi siamo fatti di visi di storie, siamo fatti di ciò che perdiamo e di ciò che non abbiamo ancora trovato: questo il vero mistero e la meraviglia dell’esistere. Dove andiamo? Perché ci dibattiamo? I nostri sogni, le nostre speranze sono fatte di niente; noi come polvere di stelle vaghiamo nell’Universo infinito alla ricerca di un motivo al nostro peregrinare.

Ti chiamavano Fiore. Fernando era il tuo nome. Tu cardiopatico, che non uscivi da casa da due anni ormai, sempre inchiodato a letto. Dicevano che il tuo cuore era stanco e malandato e non aveva la forza, ma tu in quel tuo letto invece sognavi di danzare, di vivere e gioire. L’ho sentito subito quando i nostri occhi si sono incrociati quella mattina; l’ho intuito nonostante il tuo caratteraccio. L’intuizione è dono della vita; è fiore prezioso che d’improvviso spunta, inatteso, che si svela piano piano nel campo della coscienza. E’ un fiore che viene dalla consapevolezza profonda e arriva silenzioso ogni qual volta ci allineiamo profondamente nel cuore ascoltando nel silenzio le percezioni che da lì via via affiorano alla coscienza come un lampo. Come tutti i fiori, va onorato, accudito, curato e alimentato, perché ci mostra risposte profonde che il pensiero razionale non potrà mai raggiungere. Così è stato anche con te.

Il nostro approccio iniziale fu un disastro. Venivo in via dell’Amore dove abitavi alle undici di ogni giorno per due ore. Per te avrei dovuto far la spesa, cucinare, farti il bagno Di te sapevo che ti eri sposato due volte, avevi un fratello che viveva lontano ed eri solo, tanto solo. Quella mattina avevano rimesso l’ora legale e tu convinto che fossi in ritardo mi hai accolto con una rissa. Eri a letto disteso con la tua papalina in testa all’uncinetto confezionata con amore dalla tua ultima consorte e almeno cinque cuscini sotto la schiena. Abbiamo discusso da subito dell’ora, ma non c’era versi di convincerti, ero in ritardo!

Poi ho glissato: “Vado a fare la spesa. Cosa ti manca?” Mi hai risposto ancora infastidito: Prendi i mandolini! Io con la faccia sorpresa non capendo cosa fossero, ti ho risposto: “O cosa sono”? E tu: ”Ma come non conosci i mandolini, via!” e poi hai iniziato a fare le smorfie e a fare dei gesti incomprensibili. Io sempre più allibita. Tra me e me mi dicevo che non ce l’avrei fatta mentre il pensiero andava solidale alle tue precedenti compagne. Dopo circa mezz’ora e veder mimato ogni

sorta di alimento. Ho finalmente compreso: “Sì i mandarini!” “Ovvia!” hai esclamato.

Con te discutere era parte integrante e sostanziale del servizio. Farti il bagno in piedi dinanzi al lavandino era far diventare una piscina il bagno e un mare di schiuma il pavimento pericolosissimo che percorrevi zoppicando con il bastone.

Eppure non ho mai creduto a quella tua ostinazione, ai muri che innalzavi ogni volta, alle incomprensioni che inevitabilmente sorgevano tra noi.

Quella mattina di maggio seduta sul letto, scrivendo la lista della spesa, tu impacciato mi hai detto: “Senti un po’ Nini, tu che esci per far la spesa, ma nella via di qui e giù… ”indicandomi la strada. “Non hai mai incontrato qualche signora che potrebbe venire qui a farmi compagnia? Ti ho risposto: “Sì Fiore la mattina incontro tante persone nella via, ma non so dirti. Dai, domani guardo meglio” L’indomani ti ho riferito che una signora anch’lei vedova, mi aveva chiesto di te perché non ti vedeva da tanto tempo. Interessato mi hai chiesto chi era e se potevo invitarla a venire a trovarti. Poi sognante hai aggiunto:” Senti Nini, puoi dirle che io sarei disposto anche a sposarla…la terrei qui con me per compagnia, parlaci dai e vedi se fa al caso mio”. Ho sorriso e sono stata al gioco. Al ritorno dalla spesa tu eri lì ad aspettarmi, non a letto come il solito, ma sulla sedia in cucina con il tuo pigiama celeste e la solita papalina in testa Ti ho guardato a fondo negli occhi e tu sempre più curioso:”Allora?? Com’è andata? “Senti Fiore ho incontrato la signora di ieri e molte altre che potrebbero fare al tuo caso, ma come posso sapere quale può piacerti, e poi come faccio a riferire la tua intenzione di farla divenire la tua dolce metà? Via è impossibile!”

In un lampo un’idea folle mi ha attraversato la mente: “Senti donami è sabato e dopo aver fatto il bagno vorrei che tu venissi fuori con me”. Con gli occhi sgranati hai risposto: “Con te? Impossibile! Non se ne parla neppure. Io sono malato e non esco”. Ho obiettato: ”Via Fiore in via dell’Amore ci sono delle gran belle signore, ma come faccio a sapere chi può piacerti…Senti domani ti metti un bel vestito e insieme andiamo al bar, ti siedi e mentre io faccio la spesa tu dai un’occhiata in giro. Ok?. Ti sei fatto pensoso e mentre alzavi la papalina dagli occhi con la mano mi hai risposto.”Va bene”.

Ti ho convinto! Son uscita che avevo il cuore in gola dalla gioia. L’indomani ti ho aiutato ad indossare il vestito blu gessato e la cravatta, riposti da anni nell’armadio, spruzzato un po’ di profumo sul collo e via pronto! Nell’armadio dentro una grande busta di cellophane ho trovato anche un bel cappello perfettamente conservato con la naftalina. Siamo poi usciti.

Il tuo passo era incerto quasi barcollante, il respiro faticoso, ti sorreggevi appoggiato al mio braccio, nell’altro al bastone. Lungo la strada in tanti sorpresi e meravigliati nel vederti si avvicinavano per salutarti.

Tu avevi una parola e un sorriso per tutti. Al bar hai ordinato due caffè corretti…con la grappa. Io astemia ho bevuto tutto chiudendo gli occhi senza far nessuna obiezione. Nella gola ho sentito scendere il fuoco Poi dopo un po’ vacillando mi sono avviata a far la spesa lasciandoti lì seduto al tavolino.

Al ritorno ti ho trovato contornato da un nugolo di persone felici di rivederti dopo tanto tempo. Tu visibilmente emozionato sorridevi e salutavi tutti. Infine, tra una stretta di mano e un’altra e occhiolini furtivi fra noi, ti ho riaccompagnato a casa.

Per strada ho notato che eri stanco ma sorridevi divertito. Hai mangiato e poi dopo averti aiutato ad indossare il pigiama ti sei disteso a letto. Mi hai fatto l’occhiolino e mi hai detto sornione: “Sì sì mi sa che ne ho vista una che mi piace E’ la Maria, l’hai vista quella con gli occhiali spessi. Pensa un tempo quando eravamo giovani siamo stati anche fidanzati”. “Evviva!” Ti ho risposto guardandoti divertita. Non so come ma mi sono abbassata e ti ho accarezzato sorridendo.

Anche il sabato dopo siamo usciti e siamo andati a trovare alcuni dei tuoi vecchi amici che abitavano nella Residenza Sociale Assistita e che non vedevi da anni. Insieme a loro avevamo deciso di festeggiare il tuo compleanno, il 24 di Dicembre. L’uscita del sabato era divenuto il nostro rito settimanale. Pian piano zoppicando, tu attaccato a me con un braccio e nell’altro appoggiato al tuo bastone, passeggiavamo per una mezz’ora, fino a quel lunedì, quando tuo fratello mi ha chiamato riferendomi che ti avevano ricoverato in ospedale. Il tuo cuore aveva iniziato di nuovo a fare le bizze.

Povero Fiore quella mattina che sono venuta a trovarti all’ospedale, eri disteso nel letto con la pila di guanciali e la tua inseparabile papalina. Mi hai visto e ti sei illuminato. Con voce flebile mi hai chiesto: “Senti Nini voglio andare a casa” Ti ho guardato negli occhi sorridendo e ti ho risposto: ” Fiore quando il tuo cuore ballerino smette di fare le bizze andiamo via!”.

I nostri sguardi incrociandosi han detto tanto poi ti ho accarezzato la mano e ti ho sussurrato:”Dai Fiore lunedì ti riporto in Via dell’Amore. Promesso”. Respiravi a fatica e mi hai stretto la mano e mi hai detto: “Stai bene Nini.” Poi ti sei girato di lato e ti sei addormentato.

Sono certa che quel lunedì dopo aver lasciato la mia mano e chiuso gli occhi avevi già fatto ritorno a “Casa”.

Le stelle danzano intorno alla grande luna piena con il loro luccichio. Penso a quanto tempo stanno viaggiando nell’Universo e d’un tratto niente mi appare finito. Anche noi come stelle viaggiamo e

viviamo il tempo che ci è dato lasciando tracce del nostro passaggio terreno, irroriamo il cielo con le nostre lacrime, i nostri respiri e finalmente quando il giro è completato, torniamo ad essere polvere divina, che viaggia nell’infinito.

E’ strano come molti uomini nella vita si comportano come se volessero vivere per sempre, negando la loro stessa natura transitoria.

Perché si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.

In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare un passo verso l’ignoto, lontano da ogni certezza possibile. Paura di arrendersi come quella piccola margherita.

C’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi andare, non opporsi recalcitrando alla volontà divina o in qualunque modo la si chiami, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Solo allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.

Nella relazione la condivisione autentica diviene scambio profondo capace di abbattere i fantasmi, paure, rabbie, orgogli e la delusione.

La fragilità dolcissima di queste creature arriva potente e consente d’improvviso di far crollare i tuoi stessi muri interiori, barricate costruite in anni e anni per riempirle di dolcezza, tenerezza, accoglienza.

Quel “Empatia”, quel sentire la felicità e il dolore dell’altro, nella propria carne nella propria persona e nel proprio cuore, diviene improvvisamente dono nella tua vita.

L’altro esiste nella realtà se gli si dà spazio prima di tutto dentro di noi e non fa eco con le divisioni che in noi dimorano. Nell’altro possiamo ritrovare le nostre radici indissolubilmente legate, intrecciate a quelle degli altri e perciò ogni radice che tocco fa vibrare tutte le altre perché siamo tutti collegati. Possiamo percepirlo se entriamo nel silenzio che ci aiuta a ricollegarci con noi stessi.

Il Silenzio è come una coltre morbida che ammanta la natura quando vien sera. Si posa di notte come un morbido velluto avvolgendo tutto.

Dona riposo ad ogni tenera pianta o germoglio che non può reggere i raggi dinamici del sole.

Quel silenzio non è un vuoto. E’concime che consente metamorfosi d’Amore.

Il silenzio è momento di trasformazione e di crescita.

Abbiamo bisogno di silenzio più che del pane. Nel silenzio riconosciamo la nostra natura divina. Nel Silenzio possiamo sentire che non siamo separati.

Sentire il cuore dell’altro oltre il tempo e la distanza. ri-conoscere una parte di noi negli occhi dell’altro, ricongiungersi nel cuore sentendosi un po’ più vicini.

Il silenzio consente il perdono delle ferite antiche. Ci fa risorgere come l’Alba, allontana le ombre della notte, è dono per noi stessi e per gli altri, un valore svincolato da qualsiasi religione o appartenenza che non sia la Vita stessa.

Nel silenzio cuori lontanissimi possono sentirsi, riallacciare un filo spezzato.

Il mio respiro fluisce libero più quieto e la luna maestosa illumina questa notte con il suo splendore.

Tutto intorno assume un aspetto etereo e rilassato. Le onde si sono quietate adesso. La bellezza dell’alba congiunge gli estremi tra cielo e terra con il timido raggio di sole che dall’orizzonte fa capolino facendo quasi scomparire il tratto rotondo della luna nella notte, mescolando nelle giuste proporzioni il finito e l’infinito.

D’improvviso quel attimo fugace diviene un attimo eterno.

Il tempo, i pensieri improvvisamente si fermano, le ore, i minuti divengono astrazioni mentali lontanissime e senza neppure accorgermene sono parte integrante di tutta quella beatitudine e non c’è più distinzione tra me quella timida margherita, la luna, le stelle, la notte e ciò che l’accompagna.

Il nostro tempo feroce ha inaridito i cuori, ma ha anche dissodato il terreno gettando i semi della tenerezza, della dolcezza dell’Amore che possono germogliare, solo se rimaniamo aperti e non innalziamo muri.

Nella vita più o meno tutti sperimentiamo la sofferenza e il dolore, ma come le radici della grande quercia secolare sono sopravvissute al più lungo e rigido degli inverni, così che anche dopo la più dolorosa delle stagioni la vita talvolta ci riserva altre possibilità e ricomincia.

Così che l’albero germoglia di nuovo dimenticando l’inverno, il ramo fiorisce senza domandare perché e l’uccello fa il suo nido senza pensare all’autunno.

Perché la vita è speranza e sempre ricomincia.

Attraverso le esperienze della vita e queste relazioni ho compreso che nella vita niente succede a caso e che da ogni persona o esperienza possiamo arricchirci, crescere e migliorarci sia quando ci portano gioia ma anche quando proviamo dolore.

Quelle reazioni sono solo nostre.

Siamo qui in questo teatrino a portare noi stessi nel mondo a comporre con coraggio e pazienza infinita tutte le tessere del “puzzle” della nostra vita.

Ci vuole umiltà, rispetto e tanto amore senza condizioni da offrire a chi attraversa la nostra strada. Ciascuno fa del suo meglio. Sempre. Anche quando quel “meglio” ci ferisce e ci fa del male.

Non dobbiamo mai giudicare gli altri, ciascuno ha la sua missione, il suo mandato da assolvere.

Come le mani di un pianista siamo tutti coinvolti nel concerto che è la Vita.

Ciascuno ha il suo ruolo, ciascuno ha il suo ritmo, ciascuno a suo modo suona il suo canto. Armonizzarsi con l’esistenza e trovare questa nota richiede talvolta tanta fatica. Certe volte ti pare stonata, qualche volta la senti come un contenitore di angoscia. Non importa. Trovarla e farla risuonare forte e chiara è essenziale.

Facciamo tutti parte di questa vasta orchestra e dall’interazione di note si genera un unica melodia, un’unica composizione musicale universale.

Per camminare insieme all’altro bisogna scegliere una musica da condividere e fidarsi di quel canto.

Quando riconosciamo una creatura per l’Anima che ha dentro le facciamo il regalo più grande che possiamo farle.

Al contempo ogni creatura o esperienza ci arricchisce e ci permette di ampliare la nostra consapevolezza e fare delle scelte più mature.

Se apriamo il nostro cuore, possiamo scorgere tutti i miracoli di questa vita, le cose infinitamente piccole che racchiudono meraviglie.

Così che nel profumo di un fiore che sboccia nel gelo, in uno stormo di uccelli che volteggiano nel cielo, in una piccola ragnatela bagnata dalla rugiada, nell’innocenza degli occhi di un bimbo, in quello stringere le mani, nel sorriso che risorge come un arcobaleno anche se fuori piove, nel nostro cuore che batte, nel respiro che fluisce e ci anima, possiamo gioire e rigenerarci.

Tutto ciò ci fa sentire al sicuro, che ci possiamo fidare della vita, accettare ciò che non possiamo cambiare, smetterla biasimarci e biasimare, di stare in difesa, di sentirci divisi, dentro e fuori.

Se viviamo con il cuore, condividiamo con il cuore, amiamo con il cuore, possiamo delicatamente

sfiorare e guarire la nostra anima e l’anima di chi si trova accanto a noi.

Per tutto questo ricordiamo la nostra natura profonda. Facciamo un sorriso anche in silenzio a qualcuno che non se lo aspetta, aiutiamo una persona che è in difficoltà, diamo una carezza ad un bambino o un anziano, doniamo abbracci dal cuore, prendiamoci dieci minuti per passeggiare al sole, ringraziando per i doni che il nostro pianeta ci fa ogni giorno.

Siamo solo noi a dare un senso alla nostra vita, giorno per giorno con il nostro agire rispondendo alle esperienze che la vita ci pone dinanzi. Scegliere la pace, scegliere l’Amore e la tolleranza è impossibile senza pacificare quelle parti che dentro di noi sono in conflitto.

A volte un piccolo atto di gentilezza può avere il potere dell’acqua, del fuoco, della terra e dell’aria contemporaneamente. Non risparmiamoci. Mettiamo in circolo il nostro Amore.

E scopriremo che, visto dalla prospettiva dell’Amore che non vuole nulla in cambio, le cose che ci sembrano terribili non lo sono, gli ostacoli che ci sembrano insormontabili possono essere aggirati, la gioia che cercavamo intorno a noi è già dentro al nostro Cuore.

Si chiama Amore incondizionato, è l’energia più potente che c’è, e a volte basta un piccolo gesto per riuscire a percepirla.

L’Amore che abbiamo dentro ci dà tutta la forza di cui abbiamo bisogno. L’Amore e la più potente energia di guarigione dell’Universo. Noi stessi siamo Amore.

Siamo esseri d’Amore che risplendono, frammenti d’Amore che nascono da Amore e ad essere Amore son destinati a ritornare.

Questa forse è la nostra sola ragione e la nostra vera bellezza.

Celebrare questo miracolo ogni momento richiede il nostro impegno costante.

Proviamo un po’ alla volta ad abbattere i nostri muri, le nostre corazze, sentire che non siamo i nostri problemi. Siamo di più di ciò che pensiamo. Siamo niente nel tutto e tutto nel niente.

Siamo qui per sperimentare, per osservare come, qui, tutto si trasforma e nulla ci appartiene.

La vita, la morte sono semplici categorie mentali nel flusso delle esperienze delle Anime.

La vita e la morte sono due aspetti della stessa cosa.

Siamo qui per vivere, accettare, comprendere ed amare anche l’impermanenza, la temporaneità, la separazione.Siamo qui per vivere gioie così grandi che ci fanno allargare il Cuore e dolori così grandi che sembrano strapparcelo.

Siamo qui perché lo abbiamo scelto, per vivere le emozioni che attraverso il nostro corpo ci conducono all’Anima.

Per di lì un bel giorno arrivi a comprendere che le tue gioie, i dolori, la disperazione, le passioni si rivelano d’improvviso “benedizioni”.

Ti succede che un bel giorno ti guardi indietro e comprendi ogni tessera del puzzle della vita.
E ti meravigli perché inizi a sentire chi sei, la tua vera natura, cosa sei venuto a fare e la vita allora ti “accade” e riempie. Solo allora ringrazi dal profondo la tua Anima per tutto quello che hai avuto, per tutti i piccoli grandi doni che hai oggi.

Per tutto ciò ho imparato a lasciare andare a fidarmi della vita e del disegno che ho scelto e che non posso rifuggire. In nome di tutto ciò ho imparato ad ascoltare in profondità il mio cuore nel silenzio e andare incontro alla Vita con fiducia rimanendo aperta e il più possibile autentica e senza veli. Porto con me il mio sogno che è anche la mia missione, quel mio intento profondo di voler lasciare un’orma d’Amore che non importa dove mi porterà.

Ci provo, certe volte anche io come tutti cado, per un attimo perdo la speranza, ma di certo non mi arrendo, così che con forza mi rialzo e con piena fiducia e un meraviglioso sorriso vado incontro alla Vita che verrà fino al giorno in cui anche io, come tutti, dovrò riprendere il volo per ritornare a “Casa”.


Bio – Cinzia Manetti:

Nata a Siena il 2/06/1965.

Mi sono laureata alla Facoltà di Giurisprudenza, Specialista nella Pubblica Amministrazione e in Direzione Gestionale delle Strutture Sanitarie. Ho lavorato presso l’Azienda USL 7 di Siena con gli anziani, con gli psicotici e nella Direzione Sanitaria.
Mi sono occupata di e-procurement e di gare telematiche nel Dipartimento Appalti Forniture e Servizi dell’ESTAV Sud Est e attualmente in ESTAR.
Svolgo atività di volontariato presso l’Associazione Quavio.
Sono impegnata da molti anni in un percorso di crescita personale.

Il testo “Il Girotondo di pace” ha vinto la sez. inediti del V edizione del Premio Letterario Firenze per le Culture di Pace 2010 dedicato a Tiziano Terzani. Il testo è stato pubblicato in un volume edito dalla Regione Toscana dal titolo “Racconti per la pace”.
Lo stesso testo ha vinto la XIII edizione Sez. Speciale del Premio Letterario Internazionale Mondolibro ed. 2011 per opere di particolare interesse civile e sociale.
Il libro dallo stesso titolo è uscito a Dicembre 2011 ed. SIMPLE.

Il 12/03/ 2016 il Libro “Il Girotondo di Pace” ha ricevuto la Mensione speciale nel Concorso Internazionale “Corona”.

Il testo “Orme d’Amore” ha vinto la sez. inediti del XI edizione del Premio Letterario Firenze per le culture di pace 2016 dedicato a Dalai Lama.
Il testo è stato pubblicato in un volume edito dalla Regione Toscana dal titolo “Racconti per la pace”.

Il testo “L’arcobaleno di luce nel cuore” ha vinto il Premio Letterario Nazionale “Scriviamo insieme” Sez. racconti inediti.

La poesia “Luce” è stata pubblicata nell’antologia del Concorso Letterario Antologia “Io, donna…in 200 parole.

La poesia Luce ha ottenuto la mensione d’onore del concorso letterario “Enrico Furlini” ed è stata recitata nello spettacolo sul tema “Nel mezzo del cammin di nostra vita” il 7/11/2015 a Volpiano (TO).

La poesia “Margherita” ha vinto il concorso letterario Comune di Cervinara classificandomi terza in graduatoria.

Ho partecipato al Recital poetico in onore di Mario Luzi e. n. 4 poesie sono state pubblicate nell’omonima Antologia Mario Luzi: l’uomo il poeta Conferenza e recital poetico.
Ho partecipato al Concorso “Il Federiciano” e la poesia Silenzi pubblicata nella Antologia 2015.

 
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