L’Ora della Partenza – Claudio Marsella

La disperazione sul suo volto, il vento che gli percuote il viso e gli annebbia la vista, la terra che si avvicina sempre di più è la fine, sta precipitando e niente ormai può salvarlo da quell’inevitabile destino vorrebbe urlare, gli manca l’aria, non ce la fa più a respirare, vede ormai quelle rocce aguzze venirgli incontro inesorabilmente
-Nooo-
-Calmati Bruno, calmati, è solo un brutto sogno… calmati, calmati, ci sono qua io!-
-Ancora quel maledetto sogno, tutte le notti, ma come è possibile andare avanti così, guarda, sono in un bagno di sudore e ho il cuore che mi batte forte in gola, ma che ore sono?-
-Sono le tre, anche l’ora è sempre la stessa, ormai è diventata come una regola da seguire per la tua mente, ma dai non ti devi preoccupare, abbracciami!-
Quel dannato incubo, era cominciato da pochi giorni, proprio al ritorno del volo GJ2122, dopo una splendida vacanza che Bruno e Lucia si erano concessi alle isole Maldive.
Tutto era andato alla perfezione, un mare da sogno, tramonti indimenticabili, un albergo da favola, notti d’amore appassionate a suggellare la loro inossidabile intesa.
Quella vacanza l’avevano programmata da tempo, insieme ai loro amici più cari.
Non era stato affatto facile abbandonare, seppure per soli quindici giorni, la fattoria “La Stella”, la loro azienda agricola situata in cima ad un ridente colle tutto coltivato a vigneti di uve scelte che, unite insieme sapientemente, davano l’ottimo “Vino della Fattoria”, molto apprezzato nella zona di Collenovo.
Poi c’erano gli animali da accudire: polli, conigli, tacchini, oche e faraone davano un bel daffare, ma Bruno e Lucia non erano soli a

portare avanti questa impresa. Con loro c’erano Marco e Ivana e Eleonora e Giorgio, amici da sempre e soci dell’azienda che era nata cinque anni prima.
Avevano cominciato quasi per gioco, durante una cena fra amici dove si mangia, si beve qualche bicchiere e poi si buttano giù progetti per il futuro che, a prima vista sembrano di facile attuazione, ma che poi, quando ci sei dentro, ti riservano notti insonni e ti cambiano tutto: vita, abitudini consolidate, argomenti di discussione e anche la tranquillità che nel tempo ti eri conquistata.
Però c’erano state poi le soddisfazioni.
Dopo i primi due anni vissuti in apnea, con quella sensazione addosso di disfatta, i primi risultati incoraggianti e poi così ancora, verso una tranquillità economica e mentale che li aveva spinti a regalarsi quella bella vacanza tanto desiderata.
Insieme ai sei soci, si era unito alla spedizione verso quel paradiso nell’oceano indiano, Valerio Miccia, detto “Bomba”, per quel suo cognome un po’ particolare, per quel suo carattere esplosivo e per quella sua corporatura diciamo abbondante.
Lui si era da sempre occupato di acquistare all’ingrosso tutti i prodotti dell’azienda. Ogni quindici del mese arrivava puntuale alla fattoria, suonando il clacson all’impazzata con il suo camion arancione a effettuare il solito carico di pollami e di vino. Pagava la merce in modo onesto e soprattutto in contanti.
Si era istaurato, nel tempo, un rapporto di fiducia e di amicizia che era andato ben oltre la semplice frequentazione professionale.
Cadeva una fitta pioggerella quella mattina e i sei amici se ne stavano seduti sotto la veranda ad ammirare quel panorama un po’ sfuocato a causa di una bassa nebbiolina.
Erano tutti in apprensione per Valerio ”Bomba”, dal giorno del ritorno dalle Maldive, non aveva dato più notizie di se… non era da lui, era come sparito e non si riusciva nemmeno a rintracciare.
Bruno stava pensando a quel suo incubo notturno, mentre stringeva a sé Lucia che gli appoggiava teneramente il capo sulla spalla. I due non erano sposati, ma vivevano insieme da quasi cinque anni, non avevano figli e, per ora, la cosa non era nei loro progetti.
Entrambi trentenni, si erano conosciuti mentre frequentavano un corso per sommelier, questa loro passione per quel…magico nettare li aveva uniti nella vita, ma anche nella ricerca di vecchie cantine dove apprendere antichi metodi di vinificazione, conoscere vitigni particolari e carpire quanto più possibile tutti i segreti dai vecchi maestri cantinieri.
Bruno, fino a quel momento, portava avanti svogliatamente un piccolo chiosco di giornali nel quale aveva lavorato il nonno e poi il babbo…insomma era l’eredità di famiglia.
Lucia era commessa in una profumeria, se la cavava abbastanza bene nel suo lavoro, ma in cuor suo era profondamente insoddisfatta della sua condizione lavorativa.
Avevano pensato di aprire un’enoteca, ma i soldi erano pochi e il progetto veniva sistematicamente archiviato per poi essere riesaminato ed… archiviato di nuovo.
Marco e Ivana erano sulla quarantina, avevano alle spalle un matrimonio fallito, non avevano figli e convivevano allegramente.
Erano impiegati comunali, colleghi da anni e anche amanti fino al momento che, scoperti, avevano dovuto mettere le carte in tavola e cominciare una relazione, questa volta alla luce del sole.
Giorgio ed Eleonora erano i più giovani di tutti, ventinove lui, ventisei lei; si erano fidanzati ai tempi del liceo e non si lasciavano nemmeno per un minuto… dove era uno, trovavi l’altra, lei era cugina di Ivana e proprietaria della fattoria.
A dire il vero la fattoria era in uno stato d’abbandono tale che c’era voluto un anno di lavori e il contributo finanziario di tutti per ridarle un aspetto presentabile e quel nome,“Stella” da un’ idea di Bruno, subito condivisa da tutti.
Valerio , il cui ritardo stava facendo seriamente preoccupare tutti, era il fornitore ufficiale di vino e pollame di alcuni ristoratori della zona. Trentacinquenne, molto amico di Marco, si era buttato in questa avventura abbandonando il lavoro di camionista che svolgeva da una decina d’anni e sostituendo il vecchio camion, con uno più maneggevole e di un bel colore arancione sul quale spiccava la scritta “Bomba”.
Possedeva un carattere gioviale, con quella allegria contagiosa alla quale non si resisteva.
Aveva uno spiccato senso dell’umorismo, ma al tempo stesso la capacità di scegliere il giusto momento per proporre le sue esilaranti battute.
Non era mai stato sposato e non aveva mai avuto storie importanti, ma da buon camionista, sapeva come fare per trovare facili distrazioni.
Durante la vacanza sull’atollo di Male, Valerio si era dedicato con entusiasmo alle immersioni subacquee scattando centinaia di foto a quegli stupendi fondali, ma fuori dall’acqua aveva immortalato con ancora più interesse le bellezze locali, riservando inquadrature particolari ai più bei fondo schiena.
Insieme a Marco aveva voluto provare l’ ebbrezza del paracadute para-ascensionale, ma mentre Marco, dotato di un fisico atletico e molto sportivo era salito senza alcuna difficoltà, per Valerio le cose non erano andate allo stesso modo: nella fase di slancio era caduto goffamente e così il paracadute si era aperto male e invece di salire era stato trascinato in acqua, suscitando l’ilarità di tutte le persone presenti sulla spiaggia.
Al ritorno da quella allegra disavventura, tutta la gente sull’arenile, aveva tributato un caloroso applauso con grida d’incitamento al quale Valerio aveva risposto con un plastico inchino di ringraziamento.
Bruno si era cimentato con lo sci acquatico, con alterni risultati. Dopo una prima partenza sulla quale sarebbe stato meglio mettere una pietra sopra, era riuscito a prendere il via con uno stile del tutto personale, anche se molto discutibile. Anche per lui comunque, al ritorno, scroscianti applausi e richieste di bis.
Giorgio aveva noleggiato una moto d’acqua, rossa fiammante e si divertiva un mondo a scorrazzare su quelle acque più trasparenti di come se le era immaginate e con dei colori, a dir poco, meravigliosi. Zone di un celeste molto chiaro si alternavano a zone di un verde smeraldo indescrivibile, mentre più a largo il mare appariva di un blu stupendo che si confondeva con il cielo.
Giorgio fra un giro e l’altro non si dimenticava mai di andare a dare un bacio alla sua Eleonora che rispondeva sempre con entusiasmo, raggiante di felicità.

Le tre donne, invece, risparmiavano energie, crogiolandosi sotto un sole infuocato, in una sfida non dichiarata per l’abbronzatura più seducente, anche se spesso dovevano subire il… refrigerio di una doccia non richiesta ad opera dei… simpatici maschietti.
Alla sera tutti al ristorante “Le Palme” a mangiare del freschissimo pesce cucinato alla brace in maniera sublime.
Gamberi, granchi e aragoste era il menù più richiesto, se invece si voleva degustare la cucina del luogo, c’era dell’ottimo Gulasch di pesce, oppure la Garudya ottima zuppa di pesce a base di cipolle e succo di limone che veniva servita col riso.
Il vino non poteva mancare sulla loro tavola, essendo il tè la bevanda del luogo, che i nostri… magnifici sette preferivano bere a colazione.
La serata finiva sempre con il Bobureru, un ballo molto sensuale a piedi nudi sulla spiaggia sotto un cielo di stelle che ti toglie il respiro e il rumore del mare che ti culla la mente.
Quei quindici giorni erano volati via lasciando, nei loro cuori, immagini e momenti indimenticabili, profumi e sensazioni che rimangono dentro che si attaccano con forza a quell’angolo della memoria che nemmeno l’incalzante scorrere del tempo, riuscirà mai ad estirpare.
Quell’incessante pioggerellina, cadeva ormai da parecchi giorni e una intensa foschia limitava l’orizzonte tutto intorno.
I sei amici stavano vicini sotto quella veranda, ognuno con i suoi pensieri con i propri ricordi. Marco e Ivana si tenevano teneramente per mano, probabilmente pensando a tutti quegli anni d’amore e di passione vissuti nascondendosi, mentendo, ingannando persone che credevano in loro, ma dai loro sguardi si capiva benissimo che in fondo ne era valsa davvero la pena.
Eleonora e Giorgio stavano abbracciati, i loro corpi si cercavano di continuo, c’era il desiderio, c’era la voglia di crescere insieme, c’era quella magia che solo un grande amore sa creare.
Bruno e Lucia erano i più pensierosi, quell’incubo notturno aveva reso intrattabile lui e meno tollerante lei.
Su tutti poi pesava come un macigno la mancanza di notizie su Valerio, era scomparso nel nulla e la cosa si stava facendo veramente preoccupante.
Il commissario Carmine Raniero era atterrato da pochi minuti all’aeroporto di Atene.
In fretta un taxi lo stava portando all’”Ospedale Civico”, aveva un appuntamento con il professor Costantino Milatis, primario del centro “Grandi Ustionati”.
Si trattava di terrorismo internazionale e il commissario doveva ascoltare un testimone chiave che giaceva, gravemente ustionato, fra la vita e la morte.
Era l’unico sopravvissuto a un tentativo di dirottamento, finito in tragedia, ottantacinque i morti: settantanove passeggeri e sei membri dell’equipaggio. A onor del vero dalla conta delle salme sarebbe risultato anche un disperso, ma in quel rogo allucinante, in quell’inferno di lamiere fuse sparse per centinaia e centinaia di metri, anche un corpo poteva essere stato inghiottito e incenerito dalle fiamme.
Il colloquio fra il commissario Raniero e il professor Milatis si tenne nello studio di quest’ultimo e, dopo i soliti convenevoli, si arrivò in fretta al nodo della questione.
– Professor Milatis, sono arrivato in tutta fretta quando ho saputo che il superstite è un nostro connazionale e che forse è in grado di sostenere un interrogatorio. Pochi minuti prima della tragedia il pilota aveva comunicato alla torre di controllo della presenza di un terrorista, aveva parlato di colpi d’arma da fuoco e dell’intenzione di atterrare al più presto all’aeroporto d’Atene…poi più niente… quello che è successo dopo, purtroppo lo sappiamo benissimo!-
– Signor commissario, il nostro paziente è in condizioni che io definirei disperate, ha ustioni gravi sul novanta per cento del corpo, è in uno stato di semicoscienza, ma forse lo si può interrogare, ma mi raccomando non lo faccia stancare troppo, anche se dubito seriamente che possa farcela.-
Quando il commissario entrò in quella stanza con tanto di camice e mascherina, rimase impietrito nel vedere in che condizioni giaceva il poveretto.
Flebo, drenaggi, bende…un odore acre di disinfettante aleggiava in tutta la stanza. Il suo volto era gonfio e tumefatto e gli occhi chiusi.
Sono il commissario Raniero… mi sente! Sono il commissario Raniero, ripeté questa volta con più decisione. Due luminosi occhi azzurri si aprirono d’improvviso su quel volto livido e deturpato, per un attimo il commissario si ritrasse quasi ne fosse spaventato; poi, con garbo, disse di nuovo: sono il commissario Raniero… mi può sentire? Si!… quel si, detto con un filo di voce, rassicurò il commissario che aggiunse: mi dice il suo nome?
-Mi chiamo Valerio Miccia.-
-Signor Valerio Miccia, si ricorda cosa è successo su quell’aereo?-
– Si!… mi ricordo.-
– La sto ascoltando, parli pure… non si stanchi troppo… con calma!-
– Stavamo tornando a casa dopo quindici giorni di vacanza alle Maldive…-
– Perché… stavamo… chi c’era con lei?-
– C’erano sei miei cari amici, i proprietari della fattoria “Stella”, a Collenovo!-
-La prego, continui!-
– A un certo punto si è alzato un…pazzo…invasato, aveva una cintura esplosiva e una pistola. Voleva entrare nella cabina di pilotaggio, ma c’era la porta blindata…credo fosse un arabo…parlava inglese… era fuori di sé…quando si è accorto che l’aereo stava scendendo rapidamente di quota… forse eravamo sulla Grecia… forse il pilota voleva atterrare in fretta… ha cominciato a sparare sul tetto dell’aereo…ho visto la luce che filtrava… poi ha cercato di aprire il portello… ci è riuscito per metà… a quel punto ha afferrato per un braccio il mio amico Bruno… gli puntava la pistola alla tempia… lo ha portato verso il portello… ha detto cose in una lingua incomprensibile… e poi… e poi… lo ha buttato fuori dall’aereo… lui ha cercato di resistere, ma… l’ha buttato giù… povero Bruno… fino a poco prima stavamo ridendo!-
-Su!… non pianga… continui… la prego, continui!-
– Quel pazzo ha continuato a sparare e a dire cose folli… sulla fine del mondo… sul fatto che eravamo degli infedeli… poi ha messo le mani su quella cintura… ho visto una grande luce… poi il buio!-
– Ora si calmi, è stato proprio bravo… ora riposi.-
– Pensi all’ironia della sorte… il mio soprannome è “Bomba”… proprio così… “Bomba”… ma questa volta c’è poco da ridere!…c’è poco da ridere!…
Piuttosto, mi dica la verità, commissario, glielo chiedo come favore personale… quante persone si sono salvate?-
– Solo lei… è lei l’unico superstite… lei solamente!-
– Oh mio Dio!
Quegli occhi di ghiaccio e quel volto di fuoco avevano turbato il commissario che appena fuori dalla stanza, respirò profondamente per poter riordinare tutte le idee.
Per prima cosa, insieme alla polizia locale, dette inizio alle ricerche del corpo del povero Bruno, gettato fuori poco prima del disastro.
Non fu troppo lunga la ricerca del corpo, avendo a disposizione le giuste coordinate fornite da Valerio.
Il giorno dopo i miseri resti di Bruno vennero trovati sulle pendici di un monte …fra rocce aguzze!
Così anche Bruno raggiunse i suoi amici di sventura all’obitorio dell’”Ospedale Civico”.
Purtroppo, in serata giunse anche la notizia della morte di Valerio Miccia e così in quel tragico volo GJ2122 non ci fu nessun superstite.
Continuava a cadere quell’incessante pioggerellina sulla fattoria “Stella”, la nebbia era aumentata e ora sembrava proprio di stare su una nuvola.
I sei amici se ne stavano seduti sotto la veranda guardandosi intorno in silenzio… ma oggi Bruno era particolarmente felice : per la prima volta, dopo una settimana, quel dannato incubo era scomparso… finalmente aveva potuto riposare tranquillamente.
Stringeva a sé la sua Lucia e fra i due era tornato il sorriso e la tranquillità.
D’improvviso un festoso fragore di clacson, fece voltare contemporaneamente i sei amici… si!… era proprio lui!…quello era il suo camion arancione… era Valerio… finalmente era arrivato Valerio!
“Non mi volevano fare partire, ma ora sono qui con voi… finalmente!”
I sette amici si abbracciarono felici e così abbracciati si incamminarono verso quella nebbia e…lentamente scomparvero.


Bio – Claudio Marsella:

Nato a Montecatini val di Cecina nel 1951, vive in provincia di Pisa e lavora come fisioterapista.
Ha pubblicato nel 2009 il libro di racconti “…poche storie!” con la casa editrice Felici.
Nel 2011 ha auto pubblicato i racconti “Impronte di formica”.
Nel 2012 ha auto pubblicato il romanzo “Il mistero del bosco vecchio”
Nel 2013 un altro romanzo “Appuntamento con il sogno”, sempre in auto pubblicazione.
Tutte le opere tranne “impronte di formica” sono disponibili su Amazon

 
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